La riflessione comincia da un post, pubblicato sul suo profilo Facebook poco più di un mese fa: «Non posso far altro che prendere e ricominciare come se nulla avessi imparato, come se avessi tutto da dimostrare». Alessandra Zangari si osserva nel profondo, con il desiderio di tracciare una linea rossa sul passato. L’obiettivo è partire, anzi, ripartire proprio da quelle parole «cariche di significato che avevo ascoltato guardando la televisione e che mi avevano colpito. Perciò ho deciso di cucirmele addosso». Domenica scorsa, l’attaccante della Fortitudo Mozzecane entra all’inizio della ripresa, pennella l’assist per lo 0-4 di Alice Martani e contribuisce alla vittoria sul Vicenza (0-4). Una risposta così la cercava e aspettava da tempo, «perché a diciotto anni voglio crescere e non perdere altre occasioni».

Zangari, il post su Facebook del 22 febbraio da dove nasce?

«In quel momento stavo giocando poco, ero demoralizzata e, nonostante mister Fabiana Comin mi spronasse spesso a dare di più durante gli allenamenti, purtroppo non riuscivo a tirare fuori il meglio. Nelle ultimane settimane ho avuto anche un confronto con il presidente (Giuseppe Boni, ndr), il quale ha detto una frase che mi è rimasta impressa: “Il treno passa una volta sola”. Ha ragione, pertanto ho deciso di ripartire da zero, concentrarmi totalmente e dimostrare davvero il mio valore».

Contro il Vicenza, domenica scorsa, ha disputato la sua miglior gara del campionato. È d’accordo?

«Sì. Sono entrata (al posto di Chiara De Vincenzi, ndr) con lo spirito giusto, anche se mi sarebbe piaciuto essere più continua. Nei minuti finali sono infatti un po’ calata ma, tutto sommato, sono soddisfatta della prestazione: ho corso tanto e riversato in campo la rabbia che avevo verso me stessa, per ripagare la fiducia dell’allenatore».

Cos’è cambiato rispetto ad altre volte, quando era entrata senza riuscire ad incidere?

«I discorsi di Comin e di Boni mi hanno fatto riflettere. Ho capito veramente che è ora di prendere quel treno, sebbene il campionato sia quasi terminato: non posso buttare via tutti i miei sacrifici e non mi va di mollare. Devo rimboccarmi le maniche e far vedere che la calciatrice vista finora non è la vera Alessandra Zangari».

A Vicenza stava per segnare un gol, ma il palo ha detto di no al suo colpo di testa…

«Peccato, sono molto dispiaciuta. La rete avrebbe rappresentato una bella ciliegina sulla torta e avrebbe coronato un buon secondo tempo. In ogni caso, l’importante è essere riuscita a dare una mano alla squadra e averci messo la testa, in tutti i sensi (ride, ndr)».

L’assist e la prestazione contro le biancorosse quanto la aiuteranno in vista delle ultime sei giornate?

«Parecchio. In particolare, aver ricevuto i complimenti delle compagne è stato fondamentale e la considero una grande iniezione di fiducia. Ora ho bisogno di continuare su tale strada: la gara contro il Vicenza deve essere un punto di partenza e uno stimolo per avere maggiore consapevolezza nei miei mezzi».

Quattordici partite disputate per un totale di 377 minuti: il bilancio della sua stagione di debutto in serie B?

«Non sono soddisfatta. E mi dispiace che, finora, questo non sia stato il mio anno: so di poter dare un contributo superiore, desideravo giocare di più e avrei voluto dimostrare all’allenatore, che ha creduto in me, maggiore impegno».

Dalla Primavera dell’Agsm Verona ad una prima squadra in B. Il salto cosa le ha insegnato?

«In una Primavera hai la possibilità di vivere le cose con più tranquillità, mentre alla Fortitudo Mozzecane avverto più pressioni e responsabilità: qui bisogna stare attente a tutto e lavorare sempre sodo, altrimenti si fa fatica ad ottenere risultati».

La serie B?

«Un trampolino di lancio e uno sbocco per migliorare: sono felice e orgogliosa di militare in una categoria tanto alta. Rispetto alla Primavera, in serie B occorre essere più preparate a livello fisico e ragionare ad una velocità superiore, i ritmi sono elevatissimi e le avversarie non si risparmiano mai. Pertanto, so di dover imparare a velocizzare il mio gioco e le mie scelte, e di dover crescere fisicamente».

L’avventura alla Fortitudo Mozzecane?

«Mi trovo bene e in squadra mi sono inserita alla perfezione. Siamo un gruppo fantastico, che va d’accordo sia dentro che fuori dal campo: le compagne mi aiutano tanto, mi spronano e mi hanno accettata con sincerità».

Una delle frasi che le ripetono spesso è: «Zangari ha un grande talento ma finora non è riuscita a mostrarlo o mostrarlo del tutto». Perché?

«È una domanda che mi pongo pure io. Qualche infortunio di troppo mi ha di sicuro penalizzato ed essere arrivata in una nuova realtà e in una nuova categoria ha rallentato il mio ambientamento: insomma, ho avuto bisogno di un po’ tempo per integrarmi bene nei meccanismi della squadra. Inoltre, fatico a concentrarmi al 100% sulle cose. Lo so, è un mio difetto».

Alessandra, lei è la seconda gialloblù più subentrata a gara in corso (12 volte). Sente la fiducia di Comin?

«Certo. Comin mi incita sempre, sia durante la settimana che in partita, mi ha allenato nelle ultime stagioni nella Primavera dell’Agsm Verona e quindi conosce la mia forza, le mie debolezze, e sa quanto posso rendere. La ringrazio per la fiducia che ripone in me, per avermi portato con sé alla Fortitudo Mozzecane e avermi così dato l’opportunità di intraprendere una strada più professionale nel calcio».

Al contrario, ha disputato solo due match dall’inizio, nel girone di andata contro l’Orobica e il Südtirol Damen. Però il segno non l’ha lasciato.

«Con l’Orobica ho “pagato” l’inesperienza e la tensione del debutto da titolare in serie B: non mi sono comportata come avrei voluto e pure la squadra non ha giocato bene, tant’è vero che abbiamo perso (3-0, ndr); contro il Südtirol Damen, invece, sono scesa in campo concentrata ma, probabilmente, non carica a dovere, prendendo un po’ sottogamba l’avversario. In ogni caso, uno dei miei obiettivi è conquistarmi il posto da titolare con continuità».

Gli aspetti da migliorare?

«Non finire in fuorigioco, innanzitutto (sorride, ndr). Poi, per esempio, devo prendere più seriamente i dettagli, le piccole situazioni che sembrano scontate ma che, in realtà, sono importanti, e lavorare con maggiore impegno durante gli allenamenti. Il carattere, purtroppo, è sempre stato il mio tallone d’Achille: spesso non me ne accorgo, però, ripensandoci, capisco di commettere gli errori. E mi arrabbio con me stessa».

La sfida che sembra averla «fotografata» meglio è stata Fortitudo-Real Meda 3-3: Zangari entra nella ripresa e segna la rete del 2-2, poi qualche minuto dopo perde palla sulla trequarti difensiva e le lombarde realizzano il 2-3.

«In effetti, è vero. Ero scesa in campo con la grinta giusta e segnare il primo gol in B, per di più in un momento delicato della gara, mi aveva regalato un’immensa felicità; poi, però, ho voluto esagerare tentando un dribbling di troppo e abbiamo pagato a caro prezzo quella leggerezza. A fine partita, infatti, mi sentivo davvero abbattuta: la mia era stata una prestazione dai due volti».

Domenica 22 gennaio, contro il Fimauto Valpolicella, è tornata all’Olivieri Stadium di Verona dove ha trascorso le ultime stagioni con la maglia della Primavera dell’Agsm Verona. Sensazioni?

«Emozioni fortissime, indescrivibili. Quel match lo sentivo un sacco, fin dal riscaldamento avevo i brividi e quando sono entrata nella ripresa ho cercato di dare tutta me stessa. Giocare di nuovo sul campo in cui ho vissuto tante vittorie e una miriade di bei momenti con la Primavera, e dove ho esordito in serie A (Agsm Verona-Pink Bari 7-1 del 2014/15, ndr) è stato da pelle d’oca. Peccato solo aver perso (2-0, ndr)».

Matteo Sambugaro

Foto: Graziano Zanetti Photography

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