Sempre in piedi nel primo tempo, a dare indicazioni. Seduto nella ripresa, quando la vittoria era ormai al sicuro. Nel nuovo ruolo si è calato subito, per un pomeriggio la panchina della Fortitudo Mozzecane è stata sua. Marco Borgese ha guidato Rachele Peretti e compagne contro il Südtirol Damen, sostituendo Fabiana Comin squalificata per tre giornate. «Il debutto da capo tecnico è stato bello e soddisfacente. Sono felice di aver vissuto questa prima volta». Una formazione di punta non l’aveva mai allenata. L’abito da vice l’ha lasciato negli spogliatoi di Laives per 93 minuti, giusto il tempo per fare l’«esordio» da titolare e regalarsi il successo (0-8) numero uno in carriera.

Borgese, la sua prima partita da capo allenatore?

«Un’esperienza positiva. Ero molto calmo e concentrato. Nei venti minuti iniziali ho visto che faticavamo a segnare, quindi mi sono alzato in piedi e ho cercato di tranquillizzare la squadra, spronarla e dare una spinta in più per trovare il gol. Le ragazze potevano innervosirsi, invece volevo far capire loro che si stavano comportando bene e che, con pazienza, la rete sarebbe arrivata. Così è successo».

Comin cosa le ha detto?

«Prima di scendere in campo ha fornito al gruppo le direttive su come affrontare la partita e alla fine si è complimentata. Io e Fabiana condividiamo sempre tutto il lavoro, ci conosciamo e lei ha fiducia in me».

Da vicetecnico a tecnico: cosa cambia?

«L’allenatore ha maggiore pressione, è il punto di riferimento in panchina e sa che le decisioni sono una sua responsabilità. Di solito le indicazioni le do ugualmente però, essendoci già Comin in piedi, resto seduto. Ecco, stavolta è mancato il nostro abituale confronto e sono stato io a rimanere alzato durante la gara (sorride, ndr)».

Il successo sul Südtirol Damen?

«Intanto sono contento per la vittoria: i match contro avversari più abbordabili (il Südtirol Damen è ultimo in classifica, ndr) rischiano di nascondere mille insidie, invece le ragazze hanno giocato con determinazione. Inoltre, mi fa piacere che alcune di loro si siano sbloccate dal punto di vista realizzativo dopo tanto tempo. All’inizio ci siamo fatte un po’ prendere dalla frenesia, utilizzando qualche lancio lungo di troppo, ma poi abbiamo ripreso a manovrare palla a terra e abbiamo cominciato a segnare».

Valentina Sossella, Letizia Malvezzi, Vanessa Venturini, Alessandra Zangari, Francesca Rasetti, Mia Zorzi: a Laives si sono viste in azione atlete che in campionato hanno giocato poco.

«È normale che in un’annata ci sia chi scende in campo di più e chi di meno. Tutte loro hanno disputato una sfida tranquilla e positiva, e hanno avuto la possibilità di mettersi in mostra. In particolare, proprio perché è la più giovane del gruppo, dico brava a Malvezzi (15 anni, ndr): ha gestito bene la gara dal primo all’ultimo minuto».

Beatrice Piovani è tornata a segnare. Non realizzava una rete dal 9 ottobre contro il Clarentia Trento.

«Siamo davvero felici. Il gol stava diventando un grande assillo per lei e finalmente è riuscita a trovarlo di nuovo. Beatrice ha giocato la prima metà del campionato a centrocampo e solo nel girone di ritorno è tornata a fare l’attaccante, quindi è normale che non sia in alto nella classifica marcatori (Piovani è a quota 2 centri, ndr). In più, nelle ultime settimane è stata pure tanto sfortunata, tra pali, traverse e tiri usciti di poco. In ogni caso, anche senza segnare il suo lavoro è stato preziosissimo per portare al gol le compagne».

Tre vittorie consecutive la Fortitudo non le aveva mai raggiunte quest’anno. Affronterete Inter Milano e Fimauto Valpolicella nel momento migliore?

«Sicuramente. Nonostante andremo a sfidare le prime due della classe, il campionato del Mozzecane non è terminato: siamo in crescita e ci troviamo a un punto dal quarto posto, pertanto desideriamo mettercela tutta per raggiungerlo. Ci aspettano due match difficilissimi, lo sappiamo, e dovremo affrontarli con concentrazione e un po’ di spensieratezza: non bisogna aver paura né partire battute in partenza, ma giocare con la stessa decisione e cattiveria mostrate nelle ultime settimane e dare il meglio di noi. Guardando però un attimo indietro, mi dispiace per la sconfitta subita contro l’Azzurra San Bartolomeo: una vittoria avrebbe potuto incrementare la striscia di successi di fila e ci avrebbe permesso di sfidare le due partite finali con ancora più consapevolezza dei nostri mezzi».

Com’è Marco Borgese allenatore?

«Tranquillo e carismatico. Il mio carattere e quello di Comin infatti si completano spesso: lei è più impulsiva, io più pacato. Amo curare sia la tecnica che la tattica e desidero aiutare le atlete a migliorare appunto tecnicamente e a 360 gradi, non solo a raggiugere i risultati in partita. Con le ragazze ho costruito un bel rapporto durante la stagione e questo mi fa molto piacere: mi seguono, mi ascoltano e mi hanno sempre dimostrato rispetto. Anche contro il Südtirol Damen, nonostante mancasse Fabiana, si sono comportate bene».

Dal Südtirol Damen ad Inter Milano e Fimauto Valpolicella. La sua esperienza da capo tecnico passa un estremo all’altro della classifica.

«È vero. Ma al di là dell’avversario e del suo valore, sarò carico e determinato come sempre. Ho piena fiducia del lavoro che svolgiamo in settimana e sono sicuro che la squadra arriverà pronta alle ultime sfide. L’aspetto fondamentale per un tecnico è l’allenamento e insieme a Comin ci prepareremo al meglio. Dopodiché, in partita mi impegnerò al massimo per far non sentire la sua assenza».

In futuro aspira a diventare capo allenatore?

«Certo. Allenare è ciò che mi piace fare e se un domani mi capitasse un’occasione, cercherò di coglierla. Calcio maschile o in rosa? Desidero continuare nel femminile: nel 2012, grazie a Rita Guarino (oggi ct della Nazionale under 17 femminile italiana, ndr) ho cominciato a lavorare in una scuola di tecnica individuale a Torino e sono rimasto subito colpito e affascinato dall’atteggiamento con cui le donne si approcciano al calcio. Tutte hanno infatti grande voglia di giocare e di migliorare, sia le più giovani che le più esperte».

Matteo Sambugaro

Foto: Graziano Zanetti Photography

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