«Finalmente è arrivato il mio momento. La rete contro il Südtirol Damen è stata una liberazione». Quel diagonale vincente l’ha fatta esplodere dalla gioia. Poco importa se fosse il gol del 4-0. «Quando ho visto la palla finire in porta ho provato una profonda felicità». Francesca Rasetti aspettava il primo ruggito in campionato da tempo, da ben undici giornate. È arrivato al 33’ della ripresa, dopo una traversa e un altro tentativo a vuoto. «E ora che mi sono sbloccata non voglio fermarmi». Nel 5-0 della Fortitudo Mozzecane sulla formazione bolzanina, insomma, c’è pure la sua firma. Una firma che l’attaccante gialloblù ha assaporato e festeggiato con gusto.

Rasetti, la rete contro il Südtirol Damen cosa ha rappresentato per lei?

«Mi sono tolta un peso, davvero. È dall’inizio del campionato che sentivo la necessità di segnare e cercavo il gol e, nonostante fosse solo la marcatura del 4-0 e non sia stata importante ai fini del risultato, ho voluto esultare ugualmente: non per mancare di rispetto all’avversario, bensì perché avevo proprio bisogno di scaricare la tensione. Questa rete, per me, ha avuto un grande valore e mi ha regalato una bella soddisfazione».

Con il Vicenza aveva fornito l’assist vincente a Rachele Peretti, domenica invece è successo il contrario. La sua compagna le ha ricambiato il favore?

«Sì (sorride, ndr), ci aiutiamo a vicenda. Rachele è una bravissima calciatrice, capace di dispensare i palloni in modo fantastico e di metterti la palla sui piedi quando vuole: contro il Südtirol Damen mi ha servito due ottimi passaggi filtranti e in una di queste occasioni sono riuscita a colpire. La ringrazio di cuore».

I gol potevano essere un paio. La traversa, però, le ha detto di no.

«Peccato, cominciare il 2017 con una doppietta sarebbe stato scoppiettante. A parer mio, dopo aver colpito la traversa la sfera ha rimbalzato oltre la linea, difatti stavo già esultando. Però, purtroppo, l’arbitro e il guardalinee hanno visto e giudicato diversamente».

Undici giornate di attesa per il sigillo numero uno in campionato. Troppe?

«Naturale. Per un attaccante è dura non segnare, ma la gioia personale non è l’unica cosa che conta. Anzi, la rete è l’ultimo step, il risultato finale del lavoro che devi svolgere per la squadra: l’importante è il bene del club, in questo caso della Fortitudo Mozzecane. In ogni caso, se il gol lo cerchi con insistenza, prima o poi arriva. Occorre solo essere fredde davanti al portiere».

Rasetti lo è?

«Abbastanza. Per risultare efficaci sono indispensabili la sicurezza in se stesse e l’appoggio delle compagne: il nostro gruppo mi piace un sacco, molte di noi sono coetanee (Francesca ha 21 anni, ndr), o quasi, e ci sosteniamo l’una con l’altra. Inoltre, mister Fabiana Comin ci trasmette sempre tanta forza. In passato realizzavo più reti, lo riconosco, ma sono un attaccante nell’anima e, sì, credo di essere cinica a sufficienza».

Qualche pacca sulla spalla particolare l’ha ricevuta?

«Appena ho segnato, tutte hanno capito quanto significasse per me quel gol e sono corse da me per festeggiarmi. Peretti mi ha dato il cinque, mentre Beatrice Piovani mi è venuta incontro facendo il gesto del gallo, proprio come esulta Andrea Belotti. Tifo il Torino e lui è il mio idolo nel calcio».

È soddisfatta della sua prima parte di torneo?

«A livello fisico e di prestazioni, sì. Nelle gare in cui mi hanno chiamato in causa penso di aver fornito il mio contributo alla squadra, impegnandomi al 100%. Ovviamente, avrei preferito metterci meno tempo per realizzare la prima rete».

Il gol con il Südtirol Damen può essere interpretato come un nuovo inizio?

«Di sicuro. Desidero continuare a dare il massimo, sia in allenamento che alla domenica, aiutare le mie compagne a far gol, a sacrificarmi pure in fase difensiva, e tentare di segnare con più frequenza: ora che ho provato la gioia della rete non voglio restare a digiuno per così tante giornate».

Francesca, insieme ad Alessandra Zangari, è la gialloblù più subentrata in campionato: otto volte. Questo cosa significa?

«In futuro cercherò di far vedere al tecnico, con maggiore forza, di meritare il posto da titolare. In ogni caso, Comin ci ripete spesso che chi va in panchina non è una riserva, bensì una risorsa. In squadra tutte siamo brave e non si avverte un grosso divario tra chi gioca dall’inizio e chi entra dopo. Quando l’allenatore mi inserisce, dimostra di credere in me ed è giusto correre a mille e combattere per il gruppo con grinta e determinazione, lottando su qualsiasi pallone. Che giochi per cinque o per novanta minuti».

Aiutare la squadra vuol dire anche scendere in campo al 92’, per un solo minuto, come è capitato a lei contro la Pro San Bonifacio?

«Esatto. Ho un grande attaccamento verso la maglia e i colori gialloblù, pertanto metterò sempre il cuore per essere utile, al di là del tempo. Se il tecnico mi ha schierato nel finale, significa che riteneva che il mio ingresso fosse importante in quel preciso momento. A volte, infatti, bastano un piccolo cambiamento e pochi secondi per dare una svolta al match. Peccato non essere riuscite a pareggiare (finì 1-2 per le rossoblù, ndr)».

Zoe Caneo, Alice Martani, Chiara De Vincenzi, Francesca Rasetti, Alessandra Zangari e Mia Zorzi: sei calciatrici per tre maglie nel tridente offensivo. La concorrenza le piace?

«Molto. Mi stimola e mi sprona, a cominciare dagli allenamenti: è lì che si dimostra di meritare una maglia da titolare alla domenica. Tra noi c’è una competizione sana ed è bello che ci sia, così ognuna sa di doversi impegnare al 100%».

Due presenze dall’inizio in undici partite, proprio come nella scorsa stagione. Francesca è cresciuta rispetto a un anno fa oppure no?

«Sì. Nonostante i numeri siano gli stessi, sono migliorata e maturata, sia a livello tattico che tecnico. In questa stagione avverto maggiore fiducia e mi sento chiamata in causa con decisione durante le gare e non solo. Così ho la possibilità di mostrare meglio quanto valgo e quello che sono in grado di fare. L’obiettivo, però, è partire titolare con più continuità».

Comin la schiera sia da punta centrale che da esterno offensivo. Lei cosa preferisce?

«Utilizzando il 4-3-3, la posizione dove gioco è indifferente: in tutti e tre i ruoli c’è l’opportunità di attaccare la porta e di fare gol. Personalmente, mi ritengo più una prima punta ma mi piace parecchio anche scattare sulla fascia e sfruttare la mia velocità».

Da quando Rasetti è a Mozzecane, la Fortitudo ha conquistato il quinto posto nel 2013/14 (a pari merito con la Bocconi Milano) e nel 2014/15, e la settima posizione nel 2015/16. Oggi la meta qual è?

«Presupponendo che la salvezza resta l’obiettivo prioritario, il Mozzecane vuole migliorare sempre rispetto all’annata precedente e arrivare più in alto possibile in classifica. Di solito, la società non si pone una posizione precisa da raggiungere per non mettere troppa pressione né sulle calciatrici né sull’allenatore, però ognuna di noi cerca di dare il massimo. Esprimiamo un bel gioco e in tanti ci hanno detto che siamo belle da vedere, perciò ci piacerebbe toglierci un po’ di soddisfazioni».

 

Matteo Sambugaro

Foto: Graziano Zanetti Photography

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