Toccata e fuga. Giusto per tagliare le cento presenze con la Fortitudo tra serie A2 e l’attuale B, e ripartire per l’Olanda. Dove la attende il tirocinio per la tesi in Neuroscienze cognitive. «Sì, è stata una volata. Breve ma intensa». Alessia Pecchini ha rifatto capolino a Mozzecane per ventinove giorni, in quel Mozzecane in cui ha iniziato a giocare a pallone e ha trascorso quattordici anni di vita sportiva. Il plurale lo usa disinvolta, nonostante i Paesi Bassi abbiano rappresentato la sua casa negli ultimi mesi e il campionato 2016/17 l’abbia solo assaggiato: «Abbiamo vinto con il Real Meda e pareggiato con l’Orobica: siamo sulla strada giusta». Perché del gruppo gialloblù lei si sente comunque parte. «Usare il noi è istintivo. Anche se sono stata, e sarò, distante, questa squadra è sempre mia e le partite le soffro e le gioco insieme alle compagne».

DI NUOVO A NIJMEGEN. La partenza è fissata per mercoledì 1 marzo. Il difensore, all’occorrenza centrocampista, di Villafranca tornerà alla volta di Nijmegen e della Radboud University dove, da metà agosto a fine gennaio, ha vissuto e frequentato il master del proprio corso di studi. «In un mese, a Mozzecane, ho cercato di concentrare tutto: lavorare per rientrare in Olanda con una tranquillità economica, senza pesare troppo sulla famiglia, terminare gli esami (Alessia frequenta l’Università di Padova, ndr), rivedere amici e parenti, e giocare di ancora con la Fortitudo, seppur per poco».

MOZZECANE, «RITORNO A CASA». Trentasette minuti in totale: 23 contro il Clarentia Trento, 14 contro l’Orobica. In febbraio, Pecchini ha riassaporato un vortice di emozioni gialloblù, «che tanto mi mancavano», scendendo in campo per dare una mano alla formazione di mister Fabiana Comin. «Una bellissima sensazione: mi è sembrato di stare nuovamente a casa e di non essere mai andata via – ammette il difensore -. Ho disputato pochi minuti, è vero, però ho dato l’anima, dal primo all’ultimo secondo, cercando di fornire il più possibile il mio contributo alla squadra. Per quanto in Olanda abbia militato in una formazione dagli stessi valori del Mozzecane (FC Kunde, ndr), che mi ha trattato benissimo e in cui spero di tornare a breve, rientrare nella società in cui sono stata per quattordici anni, al fianco delle compagne di sempre, è come aver riabbracciato la mia famiglia». E, volgendo lo sguardo già alla stagione 2017/18, quale sarà il futuro di Alessia? «A fine luglio sarò di nuovo in Italia, visto che desidero laurearmi in novembre. Pertanto parlerò con la Fortitudo e, se troveremo l’accordo giusto, l’avventura continuerà».

PECCHINI PART-TIMER. Ha fatto la part-timer, Pecchini. Cominciando la preparazione estiva con Francesca Salaorni e compagne, trascorrendo il Natale a casa e giocando l’amichevole di inizio gennaio contro il Brescia campione d’Italia in carica («un grande onore»), e riaggregandosi alla rosa gialloblù in febbraio. Prima di salutare ancora tutti e ripartire per l’Olanda. «Mi sento parte del gruppo, sebbene lo stia vivendo ad intermittenza – sottolinea Alessia -. Di sicuro, aver affrontato una settimana di preparazione in estate mi ha aiutato perché è in quella fase che una squadra mette le basi per amalgamarsi. In Olanda si gioca un calcio molto diverso, inoltre non è semplice farsi trovare pronte al momento giusto né riuscire ad entrare negli schemi e negli stili di allenamento del tecnico, però sono esperienze che ti permettono di crescere e ti rendono felice. Conoscere alla perfezione l’ambiente, ovviamente, ha rappresentato un vantaggio».

«FORTITUDO, PUOI FARE STRADA». Il giudizio della veterana è positivo. «La Fortitudo è una valida formazione e interessante». A pochi giorni dalla sua partenza, il difensore scaligero esprime il proprio parere sul club del presidente Giuseppe Boni, dopo averlo visto all’opera a più riprese: «Una compagine partita con un bel punto di domanda: quasi tutte le atlete sono giovanissime e molte di loro si confrontano con la serie B per la prima volta – spiega Pecchini -. L’allenatore, Fabiana Comin, costituisce invece una certezza grazie alla notevole esperienza maturata nel calcio femminile sia come portiere che come tecnico. I buoni propositivi, insomma, c’erano, la salvezza è stata ormai raggiunta e le ragazze stanno acquisendo una personalità, uno stile di gioco preciso e si sono incanalate nella direzione corretta per togliersi belle soddisfazioni. Il nono posto in classifica di oggi? Un po’ falso. Le carte in regola per arrivare più in alto, magari sotto le posizioni di vertice, ci sono».

«PERETTI TOP PLAYER, MARTANI HA QUALITÀ». Se le chiedi chi, tra le compagne, l’ha impressionata di più, non impiega tanto a rispondere: «Della vecchia guardia, considero Rachele Peretti una top player: ha una classe e una tecnica importanti, e anche quando gioca al 60% della forma, riesce a fare cose che per noi al 100% non sono possibili. Inoltre, mi è piaciuta parecchio Francesca Olivieri: le doti sono ottime e, con il tempo, ha acquisito in porta quella sicurezza e quella fiducia in se stessa che le mancavano. Tra i volti nuovi, invece, scelgo Alice Martani: ha ottime potenzialità e, ogni volta che riesce a metterle al servizio della squadra, può fornire un grande contributo in attacco».

CENTRO PRESENZE TRA A2 E B. Nella sua toccata e fuga di febbraio, Alessia ha tagliato un traguardo: domenica scorsa, contro l’Orobica, Pecchini ha raggiunto le cento presenze con la Fortitudo tra serie A2 e l’attuale B, ossia nel secondo livello più alto del calcio femminile italiano. «Sono tante partite, tante esperienze, tante emozioni, tante gioie e delusioni, e tante lezioni che ho imparato e vissuto – confessa lei -. Sono orgogliosa e soddisfatta di ciò che queste cento presenze hanno rappresentato e mi hanno insegnato: riconoscimenti del genere non li vedo come punti di arrivo, bensì di partenza». Una precisazione: se contiamo pure i match totalizzati in serie A, il difensore ha disputato in totale 129 incontri con la prima squadra gialloblù.

RACHELE, ZOE E FRANCESCA: AMICIZIE VERE. In Olanda era costantemente informata. I risultati del Mozzecane li voleva sapere ogni settimana. «Alla fine del primo tempo e alla fine delle gare, mia madre mi mandava i messaggi audio sul telefono per aggiornarmi, oppure parlavo con alcune mie compagne, con mio padre (Alessio, dirigente gialloblù, ndr) o con mister Comin per un parere più tecnico. E ho visto pure il derby tra Fimauto Valpolicella e Fortitudo in diretta grazie a Facebook». Così ha fatto, Alessia. Così farà. «La mia squadra la seguirò sempre, anche ora che torno in Olanda – racconta Pecchini -. Le compagne che sentivo spesso, e che continuerò a sentire, sono Rachele Peretti, Zoe Caneo e Francesca Salaorni: lo sport, oltre ad avermi permesso di vivere bei momenti in campo, mi ha regalato queste amicizie splendide. Noi tre abbiamo iniziato a giocare a Mozzecane insieme e siamo riuscite a coltivare un rapporto che va oltre il calcio. Tra l’altro, Rachele è venuta a trovarmi a Nijmegen, mentre Zoe e Francesca le aspetto in Olanda in primavera».

TERZINO AL KUNDE. Il pallone non l’hai mai abbandonato. Neppure nei Paesi Bassi, quando l’attenzione era principalmente rivolta allo studio. «Appena arrivata a metà agosto, mi ero accordata con l’Achilles ’29, formazione di Eredivisie (serie A olandese, ndr), ma presto l’ho lasciata perché era impossibile conciliare gli impegni universitari con i loro cinque allenamenti settimanali, più la gara di campionato. Inoltre, per raggiungere l’impianto sportivo dovevo fare mezz’ora di bicicletta». Alessia cambia allora squadra e si aggrega al Kunde FC, compagine universitaria di Nijmegen, militante nel campionato regionale di Terza divisione. «Mi sono trovata benissimo, ero il terzino destro titolare e abbiamo vinto il girone di andata – ricorda Pecchini -. Nonostante tale realtà fosse inferiore all’Achilles ’29, ho imparato tantissime cose e mi sento una calciatrice più matura rispetto a prima: l’avventura con il Kunde mi ha insegnato ad assumermi maggiori responsabilità e rischi. Adesso, mi auguro di riprendere a giocare con loro e a conquistare il titolo». Una curiosità: durante i test atletici svolti a Mozzecane in dicembre, le prestazioni del difensore di Villafranca sono risultate le migliori della rosa. «Non me l’aspettavo (sorride, ndr), ma ne sono stata felice: significa che avevo mantenuto un buon livello di forma. In Olanda il calcio è meno tecnico rispetto all’Italia, però è più fisico e agonistico».

OLANDA, ESAME DI VITA. L’Olanda l’ha arricchita e la arricchirà ancora. «Un vero e proprio esame di vita». L’esperienza a Nijmegen, da agosto a fine gennaio, ha cambiato Alessia nel profondo: «Non ero partita con grandi aspettative, perché non volevo rimanere delusa, invece sono cresciuta moltissimo come donna, sono tornata con amici da ogni parte del mondo e ho conosciuto persone fantastiche, le quali hanno una serenità e una tranquillità nell’affrontare le difficoltà da prendere ad esempio». E aggiunge: «Tutti i giorni erano un esame, e non solo per lo studio: abitavo, e abiterò, in un complesso universitario enorme, composto da oltre mille studenti, mi sono confrontata con ambienti e stili di vita differenti, in più ho seguito un corso di olandese che ora comprendo abbastanza bene. Ricordo, infatti, che durante gli ultimi allenamenti di dicembre, lo staff spiegava gli esercizi appunto in olandese e io capivo senza dover chiedere traduzioni. Essendo internazionale il master che sto facendo a Padova, insomma, un’esperienza all’estero la reputo una naturale prosecuzione del mio percorso».

SEMPRE IN BICI E SUI LIBRI. Di tempo libero ne aveva poco. In Olanda, Alessia trascorreva la maggior parte delle ore in biblioteca o comunque sui libri. «Ho imparato cosa sia la vera cultura del lavoro: là la gente non si ferma mai e i ritmi sono incessanti – osserva il difensore gialloblù -. Comunque, quando avevo un po’ di spazio per me, sono andata a visitare Amsterdam, Utrecht, Eindhoven, Maastricht e Anversa, quest’ultima in Belgio: le città sono strutturate in modo diverso rispetto all’Italia, e sono meno storiche ma più pulite delle nostre. Ognuna ha il suo perché, anche se la cittadina che mi è entrata nel cuore è Nijmegen». La caratteristica principale, che a Pecchini è rimasta più impressa, riguarda i mezzi di trasporto: «L’aspetto che balza subito agli occhi è il grande uso delle biciclette: in Olanda ci sono bici dappertutto, ti muovi principalmente così e c’è una notevole attenzione per il rispetto ambientale. I prossimi mesi? Sarò parecchio impegnata nella ricerca e a stare in laboratorio per il tirocinio, però spero di avere un po’ più di tempo libero da dedicare a visitare altri posti, imparare meglio l’olandese, giocare a calcio e a provare nuovi sport tipo boxe, ping pong e arrampicata».

Matteo Sambugaro

Foto: Graziano Zanetti Photography

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