Leader, combattente, bandiera.
Provando a condensare in tre parole ciò che identifica Francesca Salaorni forse quelle appena citate sono le più immediate, ma non basterebbe un articolo per raccontare ciò che rappresenta la numero 23 per questo club e per i nostri colori.
E allora forse è meglio lasciar parlare lei, vicecapitano e simbolo di una squadra che ha abbracciato in tenera età e che ha contribuito a condurre nei palcoscenici più prestigiosi del calcio femminile italiano.
Una bella storia che è ancora lontana dall’epilogo, anzi, che proseguirà anche nella prossima stagione, grazie al fresco rinnovo di contratto che ha legato ufficialmente il difensore al ChievoVerona Women fino a giugno 2022.
A margine dell’ennesima firma, Francesca si è concessa ai microfoni ufficiali della nostra società per rivelare le sue emozioni e provare in parte anche a ripercorrere questo lungo percorso che proseguirà nella nuova annata ormai alle porte.

Che effetto ti fa pensare che questo sarà il tuo 20° anno con con questa società? 

“Ogni tanto con Rachi e Pec (Peretti e Pecchini, ndr), le mie vecchie bandiere, ripercorriamo mentalmente le diverse annate, tirando fuori aneddoti e personaggi incredibili che abbiamo vissuto e incontrato nel nostro percorso. Alla fine, ci guardiamo e diciamo: ‘Ebbene sì, siamo ancora qua!’.
Quindi sì, fa uno strano effetto leggere la cifra 20. Vent’anni per e con questa società sono tanti, eppure ogni anno che riparte una nuova stagione sembra di aver appena cominciato.
Gli anni passano, e fisicamente si sentono tutti, però la voglia di giocare è ancora quella di quella bambina di 8 anni…
Finché si riuscirà a far combaciare tutti gli impegni e i dolori, perché no?!”

Qual è stato il momento più bello di questa lunga avventura? C’è qualcosa che invece ti manca e vorresti realizzare in futuro?

“Di momenti belli ed emozionanti ce ne sono stati parecchi sia a livello individuale che di squadra.
Se dovessi pensare a traguardi allora citerei sicuramente l’esordio in Prima Squadra (13 dicembre 2009, ndr), la promozione in Serie A, la promozione in Serie B Nazionale.
E a questi aggiungerei anche la salvezza dell’anno scorso: può sembrare un controsenso ma le emozioni provate a Roma hanno lasciato il segno.
Se invece dovessi parlare di momenti belli in generale, allora includerei anche tutti i rientri dai lunghi infortuni, tornare in campo è come un ritorno alla felicità.
Ci sono sempre dei sogni nel cassetto e alcuni probabilmente rimarranno tali, mi piacerebbe però ritornare in Serie A con questa società”.

Il DS Massimiliano Rossi insieme a Francesca Salaorni.

Un infortunio ha condizionato la tua prima parte di stagione, ma il ritorno in campo è coinciso con l’inizio della cavalcata salvezza. Cosa è scattato in quella circostanza nella squadra?
L’impressione è che la tua leadership sia stata ancora determinante…

“Gli infortuni purtroppo mi hanno sempre accompagnata in questi anni, l’ultimo scorso mi ha tenuta fuori praticamente per metà stagione.
Non penso che il mio rientro sia stato determinante, penso solo di aver dato tutto quello che avevo e di averlo messo a disposizione della squadra. Credo che abbiano fatto lo stesso anche le altre mie compagne, è stato questo che ci ha permesso di arrivare a quel traguardo tanto sofferto”.

La tua punizione contro il Tavagnacco, dopo lo svantaggio iniziale e con la consapevolezza di una classifica difficile, è stato l’episodio che ha svoltato la stagione? 

Quel goal lo ricorderò per molto tempo, ogni tanto lo riguardo. Sinceramente, mi ricordo di aver tirato e da lí vuoto totale fino al fischio dell’arbitro.
Eravamo in svantaggio ed era un momento particolare della stagione; se sia stato davvero il momento di svolta non lo so, sono però contenta di aver contribuito all’ottenimento di tre punti fondamentali”.

 

Non solo gol, ma anche assist decisivi, come quello di Perugia. Non sarà mica vero che, come dice PEC, ti senti realmente una punta?!

Ecco, quella di Perugia penso sia stata la partita in cui abbiamo capito che ce l’avremmo fatta a salvarci.
Effettivamente spesso mi sento una punta e parto in avanti per il campo, Pec e Zano però sono sempre pronte a riportarmi nelle retrovie (forse meglio cosi!).

È un anno di novità, con diversi volti nuovi e staff rinnovato. Quali sono le tue prime sensazioni all’inizio di questo nuovo percorso?

Tanti volti nuovi e tanta voglia di lavorare e fare bene. Le ragazze appena arrivate stanno già iniziando ad integrarsi e a capire che in fondo “siamo queste”.
Il mister e tutto lo staff fin da subito ci hanno fatto sentire a nostro agio. Questi primi allenamenti ci stanno permettendo di capire come lavorano e quali sono i principi su cui basare il nostro gioco.

Quali sono gli ingredienti che servono al Chievo Women per puntare alle posizioni più nobili della classifica?

Senz’altro bisognerà lavorare bene ma in un contesto sereno. E da lì partire per cercare l’alchimia e un’identità in campo che a volte c’è mancata.
In questi anni abbiamo dimostrato di essere gruppo, lo spogliatoio c’è ed è anche abbastanza “ignorante”.
Si parte da qui. Sarà il campo poi che ci darà le risposte.

Qual è invece il tuo obiettivo personale per la prossima annata?

Scontato dire che ogni anno si lavora per migliorarsi rispetto ai precedenti. Visto le diverse giovani che sono arrivate, spero di aiutarle a crescere: hanno grandi prospettive davanti.
Per il resto, segnare un goal come l’anno scorso non mi dispiacerebbe! (ride, ndr).

 

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

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