Il ChievoVerona Women ha vissuto una stagione travagliata fra i pali, che ha visto l’alternanza di ben quattro numeri uno. A dicembre, infatti, il club si è trovato orfano del primo e del secondo portiere, entrambe fuori per infortunio, costringendo la società ad intervenire sul mercato e ad aggregare in fretta la 16enne Myryam Magalini dalla Primavera.

Per fortuna, però, in questa situazione difficile e imprevista, la squadra gialloblù ha potuto contare sulla professionalità e la competenza di Valerio Filippi, preparatore dei portieri.
Quest’ultimo, infatti, come il più classico ed esemplare prototipo moderno di “Re Mida”, ha la capacità innata di trasformare in oro tutto ciò che passa attraverso le sue mani e che viene prontamente valorizzato grazie al suo prezioso lavoro.

Anche a fronte di pochissimo tempo, ha dimostrato in più riprese che quando accoglie un’atleta nella sua pregiata officina di talento, riesce a tirare fuori il massimo del potenziale di ogni giocatrice.
Valerio è uno dei non pochi professionisti che lavorano al ChievoVerona Women che rimangono spesso dietro le quinte, ma che garantiscono un apporto fondamentale al club. Se la squadra clivense quest’anno ha sempre avuto un guardiano all’altezza della sua porta, infatti, il merito è indubbiamente anche suo.
Per scoprire qualcosa in più su di lui e sulla sua attività in gialloblù, nonchè sulle quattro ragazze con i guantoni, lo abbiamo contattato per una chiacchierata ai microfoni dei nostri canali ufficiali.

Ciao Valerio, da quanti anni sei al Chievo Women? Ci racconti il tuo primo incontro con la società?

Questa è la mia seconda stagione al ChievoVerona Women, anche se il primo contatto ufficiale con il club è avvenuto alla fine del 2018, quando sono rientrato dalla mia esperienza australiana che mi aveva visto impegnato sempre nel ruolo di preparatore dei portieri. L’allenatore dell’epoca, Simone Bragantini, oggi sulla panchina del Brescia Femminile, mi volle con lui per rafforzare il settore giovanile di quella che, prima della recente fusione con la società clivense, si chiamava ancora Fortitudo, che era sprovvista di una figura come la mia.

Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato fin qui? Com’è nata questa tua passione e questa predilezione per il ruolo del portiere?

Il mio percorso professionale è stato pieno di gavetta, è stato un lungo cammino di crescita e formazione. Ho fatto per dieci anni il secondo preparatore dei portieri alle spalle di Massimo Costa sia alla Virtus Verona in Serie D e anche nel settore giovanile maschile del Chievo. Con lui sono nato come allenatore dei portieri, mi ha dato le basi per fare questo lavoro. All’inizio quasi non sapevo neanche lanciare una palla con le mani, lo dico molto onestramente…(ride, ndr).
La mia fortuna è stata confrontarmi con un settore giovanile professionistico già a 20 anni.
La voglia di fare il preparatore dei portieri nasce dalla passione infinita verso questo ruolo. Ero un estremo difensore, ma anche per via dell’altezza, decisi di smettere molto presto. Avevo perso gli stimoli che ho ritrovato subito dopo grazie a un nuovo percorso che ad oggi è a tutti gli effetti il mio lavoro.

Come sappiamo hai avuto anche tu una carriera da estremo difensore. Pensi sia un vantaggio per un preparatore dei portieri avere alle spalle un trascorso fra i pali?

Penso che aver fatto il portiere sia un valore aggiunto, senza nulla togliere a chi ricopre questo ruolo professionale senza aver mai giocato da estremo difensore. Credo che però aver fatto il portiere ti possa far capire al meglio quello che può sentire un numero uno. Sapere cosa si prova a subire un gol, quando si fa un intervento decisivo all’ultimo istante o si para un rigore che permette di mantenere l’equilibrio o di raggiungere la vittoria. Sono tutte sensazioni, emozioni che solo chi ha fatto il portiere può provare. Mettersi un paio di guanti e il numero uno dietro la schiena non è semplice, per capirlo a pieno bisogna sperimentarlo.

Fino a questo momento non deve essere stata una stagione facile per te, viste le frequenti indisponibilità di Olivieri e Galloni. Come stanno le due giocatrici?

Purtroppo è stata una stagione molto sfortunata. Martina ha avuto un infortunio molto grave alla caviglia che l’ha tenuta fuori da novembre ed è tornata proprio martedì, dopo quattro mesi di inattività. Olivieri si è fatta male poco dopo per la rottura del naso e dello zigomo. Quest’ultima per fortuna l’abbiamo recuperata già dall’ultima partita, anche se è costretta a giocare con una maschera. Per Galloni siamo molto in anticipo sulla tabella di marcia, perchè l’aspettavamo ad aprile ed è già in campo, seppur con il freno a mano tirato e con tutta la cautela possibile. Non so dire se sarà disponibile alla fine del campionato, ma sicuramente l’obiettivo è quello di fare di tutto per aiutarla a recuperare al meglio come già successo con Olivieri.

Nonostante i frequenti avvicendamenti fra i pali, chi ha difeso la porta del Chievo ha sempre fatto bene. Penso alle due ragazze sopracitate, a Pilato, ma anche a Magalini, catapultata in pochi giorni dalla Primavera alla Prima Squadra. Come riesci, soprattutto in così poco tempo, a far rendere al meglio le calciatrici sotto la tua guida?

Innanzitutto grazie per il complimento. La cosa più complicata di questa stagione è stata quella di non avere mai una piena continuità, sia per infortuni che per limitazioni dovute al Covid-19. Con Olivieri abbiamo lavorato nel precampionato e dopo poche partire ha avuto i problemi a cui facevamo riferimento; Galloni è arrivata a preparazione iniziata e si è fatta male presto; Pilato è stata presa a metà campionato dopo diversi mesi senza giocare, Magalini si è dovuta aggregare in extremis alla Prima Squadra. Nonostante i frequenti imprevisti, però, il rendimento è stato comunque ottimale da parte di tutte. Martina è stata fondamentale per la vittoria di Brescia, Olivieri ha mantenuto sempre un buon livello. Magalini e Pilato hanno avuto da subito un buon impatto. Credo che prima di tutto il merito debba andare a loro quattro per il loro impegno e per la loro attitudine al lavoro, non si tirano mai indietro ed è un vero piacere allenarle. Da parte mia credo di essere una persona molto empatica, quindi riesco ad entrare subito in sintonia con loro. Forse anche per l’età, essendo un preparatore dei portieri giovane, è un fattore che permette loro di sentirsi a proprio agio. Sicuramente ho un rapporto sano e genuino con tutte e questo credo sia molto importante.

Ci spieghi un po’ le loro caratteristiche e in cosa differiscono fra loro? Quali sono i punti di forza delle quattro giocatrici che alleni?

Olivieri è quella che è con me da più tempo, quindi più facilmente valutabile. Lo dico molto onestamente, quando l’ho conosciuta aveva qualche difficoltà, ma si è messa subito a lavorare a testa bassa e oggi è un portiere abbastanza completo. Ha fatto grandi miglioramenti dal punto di vista tecnico e comincia a fare gesti tecnici sempre più puliti, la sua caratteristica migliore è sicuramente la reattività.
Magalini ha una forte presenza fra i pali, infatti lei si sente molto sicura nell’aspettare un tiro vicino alla linea di porta piuttosto che in un intervento in uscita. Pilato è più difficile da valutare perchè era ferma da tanto. Secondo me fra tutte è quella che ha uan capacità più spiccata dal punto di vista podalico, con i piedi ha un’ottima tecnica e in fase di fraseggio è disinvolta. Martina Galloni ha un potenziale enorme, peccato davvero per l’infortunio. Ha un’ottima visione di gioco ma soprattutto è molto forte nell’attacco palla e nella difesa dello spazio.

Anche a causa di qualche imprevisto di troppo, non c’è stata una gerarchia chiara in porta. Secondo te la concorrenza è uno stimolo anche fra i pali o per il portiere vale un discorso a parte?

Non c’è mai stata una gerarchia chiara, è vero. Ha cominciato Olivieri come titolare, poi è stato dato spazio a Galloni. Con entrambe indisponibili è stata chiamata in causa prima Magalini, poi Pilato. Devo dire che Olivieri è tornata dall’infortunio con tanta fame, con molta voglia di giocare. Quindi con mister Ardito abbiamo deciso di metterla in campo. A Ravenna, nonostante il risultato negativo, è stata protagonista di una partita positiva, anche sul primo gol ha fatto una parata importante. Credo che la concorrenza sia un fattore importantissimo per un portiere. Nessuna è certa di avere il posto, quindi in allenamento vengono tutte molto cariche e con tanto desiderio di giocare. Mai come quest’anno c’è stata questa alternanza, anche a causa di tutte le situazioni a cui abbiamo accennato. E ancor di più, mai come in questa stagione, gioca solo chi si impegna e dà di più in allenamento.

Nell’impostazione degli allenamenti c’è una differenza tra allenare un numero uno nel calcio maschile o femminile?

Sicuramente le differenze sono di tipo anatomico, la donna ha bisogno di un lavoro a livello preventivo ancora maggiore e ovviamente esprime meno forza. La cosa che più differisce è che purtroppo il calcio maschile ha molta più cultura, nel senso che i bambini sin da piccoli hanno da subito un preparatore dei portieri che li segue. Nelle giovanili femminili solo adesso si sta facendo largo la figura del preparatore, ma le ragazze che trovi oggi in Prima Squadra sono cresciute per la maggior parte senza l’allenatore dei portieri. Nulla però va lasciato al caso e c’è ancora tanto lavoro da fare per colmare questo gap. C’è però di buono che queste ragazze cercano di mettere il quadruplo dell’impegno per recuperare questi aspetti tecnici rispetto ai ragazzi. Speriamo che il calcio femminile possa colmare questo dislivello e possa crescere sempre di più.

Quanto conta e quanto incide l’aspetto psicologico rispetto al talento o a quello tecnico per un portiere?

Sicuramente è un fattore determinante. Molti dicono deve essere “matto”, secondo me invece un portiere deve avere tanta personalità. Non è semplice dopo un errore, un gol banale o evitabile, non abbattersi e  rimanere in gara, ma quest’ultima è già una prerogativa importante. Un estremo difensore deve essere bravo a non farsi condizionare dagli eventi avversi e rimanere concentrato. Quindi sì, a volte l’aspetto psicologico diventa ancora più determinante rispetto a quello tecnico.

Sappiamo che hai un rapporto molto stretto con il portiere di Serie A, attualmente al Genoa, Alberto Paleari, con cui collabori anche professionalmente. Ci racconti un po’ come si sono incrociate le vostre strade?

Con Alberto ho un rapporto speciale. Ci siamo conosciuti nel 2013 quando difendeva la porta della Virtus Verona e io ero un giovane vice-allenatore dei portieri alle prime armi. La nostra amicizia nasce lì ed è rimasta nel tempo. Dopo quell’anno Alberto intraprese quel percorso importante che oggi l’ha portato in Serie A.
Dopo essere tornato in Italia dall’Australia ho conseguito i patentini da preparatore a Bassano del Grappa, quindi praticamente stavo spesso da lui. Da lì abbiamo deciso di aprire la nostra scuola portieri che si chiama “Wanna Be a Pro” che è partita a gennaio 2019 con un canale YouTube dedicato. Abbiamo fondato la nostra ASD oltre ad aver scritto un libro, “I segreti del portiere professionista”. Sicuramente è tanto stimolante poter lavorare e avere un confronto quotidiano con un portiere di Serie A, è un valore aggiunto per me che di riflesso arriva anche ai portieri che alleno nel ChievoVerona Women.

Tornando al Chievo Women, se dovessi scegliere tre parate di questa stagione, quali sono state quelle che fin qui ti sono rimaste impresse per bellezza o difficoltà?

Difficile fare una classifica, sicuramente Galloni è sul podio. Perchè a Brescia ha fatto una prestazione importante, con quattro interventi davvero formidabili, soprattutto l’ultimo. Ha fatto un attacco palla bellissimo, con un tempo di uscita perfetto. Poi ricordo una bellissima parata nel primo tempo di Myriam a Tavagnacco che è alla fine è risultata decisiva. Olivieri a Ravenna ha fatto un intervento che secondo me ad oggi è il più importante di tutti, purtroppo però siamo stati sfortunati con l’autogol di un nostro difensore sulla ribattuta. Giada è stata impegnata meno finora.

Quali sono secondo il tuo punto di vista gli obiettivi a cui può ambire la squadra?

Per quello che è il potenziale della squadra mi piacerebbe poter dire che possiamo puntare ai primi due posti. Purtroppo a causa di una serie di eventi siamo costretti a ridimensionare i nostri obiettivi, quindi ad oggi, senza voler strafare troppo, bisogna pensare soprattutto alla salvezza. La nostra posizione di classifica ci impone di guardare in faccia la realtà e rimboccarci le maniche. Dobbiamo lavorare a testa bassa e vincere, perchè non ci è concesso sbagliare. Dopo un’eventuale ipoteca sulla salvezza, possiamo pensare di toglierci qualche soddisfazione in più. Ma per il momento la salvezza prima di tutto.

Quali sono invece le tue prospettive professionali? Vedi ancora il calcio femminile nel tuo futuro?

Devo essere sincero, il calcio femminile mi ha sorpreso. Sono entrato in questo mondo molto scettico e titubante.
Tornavo dall’Australia e non avevo un lavoro, quindi accettai la proposta di quello che oggi è il ChievoVerona Women. In realtà si è rivelata un’esperienza bellissima, mi ha dato delle emozioni fortissime. L’anno scorso, in quella che è stata la mia prima vera stagione, Margherita Salvi e Olivieri mi hanno fatto innamorare del calcio femminile. Due ragazze sempre sul pezzo, è stato un onore lavorare con loro, due persone e giocatrici che non si sono tirate indietro. Quest’anno è successo comunque la stessa cosa.
Allo stesso tempo non posso negare che il richiamo del maschile è molto forte. Lavorare con un portiere come Paleari, che abbiamo visto esprimere a grande livello con Fiorentina, Parma, ma anche in coppa con la Juventus, ti fa venire un po’ voglia di maschile.

Ad oggi però non penso assolutamente a quello che sarà domani, perchè sono impegnato con il Chievo Women e ho grande voglia di fare bene e portare a termine nel modo migliore questa stagione con questa desiderata salvezza. A tutto quello che riguarderà il futuro, ci penseremo dopo.
Comunque vada, quello che mi interessa è lasciare un buon ricordo o continuare a tracciare la strada che sto e stiamo percorrendo tutti insieme.

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

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