È il motore del ChievoVerona Women, la persona che mette benzina sulle gambe delle ragazze gialloblù utile per sfrecciare sulle corsie o per non rinunciare neanche a uno scatto, per non mollare neanche un centimetro fino al 90′.
Guida le ragazze verso la fatica in ogni allenamento, quel sudore che però è essenziale per raggiungere qualsiasi successo, che può fare la differenza fra una vittoria e una sconfitta.
La sua voce dà ritmo e scandisce ogni corsa, ogni test fisico, ogni esercizio che inaugura tutte le sedute al Bottagisio, ma si sente (e forte) anche nel corso di tutte le gare di questo campionato, purtroppo senza pubblico.
Stiamo parlando di Enrico Salgarollo, preparatore atletico, da tanti anni al servizio del mondo gialloblù e membro essenziale dello staff tecnico agli ordini di mister Dalla Pozza. Ma per tutti, da queste parti, è più semplicemente “Il Prof”.

 

Ciao Enrico. Tutti in squadra ti chiamano “Il Prof”. Ci spieghi perché?

È un modo per chiamare generalmente il preparatore fisico che si usa da sempre nel mondo dello sport e quindi anche nel mondo del calcio. Teoricamente dovrebbe differenziare dal Mister e dal vice Mister, sennò ci giriamo in 3-4 ogni volta che ci chiamano (ride, ndr). Dai, diciamo che “il Prof” nell’immaginario collettivo è quello che dovrebbe aver intrapreso un percorso di studi scientifici ed esperienze accademiche necessarie per svolgere al meglio il proprio compito.

La gara di qualche giorno fa con l’Empoli, a un mese di distanza dall’ultima partita disputata e con diverse giocatrici assenti, probabilmente non è stata l’occasione ideale per giudicare la condizione. Come sta la squadra fisicamente? Durante l’isolamento domiciliare le ragazze hanno continuato ad allenarsi in qualche modo?

Tutto sommato possiamo dire di sì! Chiaramente bisogna tenere in considerazione che il momento in cui ci siamo fermate è stato forse il peggiore possibile. Sono state organizzate schede di lavoro differenziate per le atlete costrette all’isolamento fiduciario e per quelle che invece sono risultate positive. Chiaramente l’esposizione prolungata a un contesto diverso da quello del campo non stimola a dovere, soprattutto dal punto di vista condizionale. Devo fare i complimenti alle ragazze per l’impegno e l’etica di lavoro che hanno dimostrato in queste settimane. 

Come è cambiata la metodologia di lavoro alla ripresa degli allenamenti di gruppo dopo tre settimane di stop forzato?

La metodologia non è cambiata, semplicemente abbiamo adattato le sedute cercando di riabituare la squadra allo sforzo per tutta la durata dell’allenamento. Settando il carico di lavoro e prestando particolare attenzione al monitoraggio e alle risposte delle giocatrici, sono convinto che torneremo in condizione quanto prima. Le ragazze che hanno dovuto sospendere di netto l’attività stanno lavorando duramente in questi giorni per colmare il gap con le compagne che hanno invece proseguito anche in isolamento.


Ci sono ovviamente diversità fisiologiche fra calciatrici e calciatori, ma a livello di approccio all’attività non noto nessuna differenza, anzi. Ho trovato ragazze molto motivate, molte fanno sacrifici e chilometri per venire agli allenamenti, hanno un forte desiderio di affermarsi come movimento e professione. E questa è la strada giusta per farlo.

Hai notato delle differenze di condizione atletica fra le ragazze che non hanno mai contratto il Covid e quelle che fino a qualche tempo fa erano positive?

Sì, come dicevo, le giocatrici che sono risultate positive, presentando sintomi per più giorni consecutivi, hanno ripreso con qualche difficoltà in più come era logico aspettarsi. In generale credo che nei prossimi dieci giorni avremo per lo più reintegrato tutto il gruppo.

Questa è la tua prima esperienza nel calcio femminile, dopo tanti anni con le squadre maschili. Come la valuti fin qui? Ci sono delle differenze nell’approccio, nella tipologia di lavoro o nella modalità di relazione con l’atleta? Cosa cambia nella tua attività di preparazione atletica?

Sì, è la prima esperienza nel calcio femminile per un’intera stagione. Ho già allenato gruppi di calciatrici all’estero grazie al progetto ChievoVerona International in USA, Canada e Australia. La considero in ogni caso un’esperienza nuova per me, che non mi vede comunque cambiare approccio al lavoro, anzi mi motiva a studiare di più per conoscere quanto prima questa nuova dimensione. Sinceramente non noto molte differenze a livello di approccio all’attività, anzi come mi aspettavo, ho trovato le ragazze molto motivate e riconosco in loro un forte desiderio di volersi affermare come movimento e intrinsecamente come professione. Molte fanno grandi sacrifici e chilometri per venire ad allenarsi; credo abbiano le idee chiare, sono molto professionali e questo è il primo passo per non precludersi nessuna possibilità futura.


Sono convinto che torneremo presto in condizione, la squadra nonostante tutto sta bene. Le ragazze hanno lavorato duramente sia durante l’isolamento forzato che alla ripresa degli allenamenti. Posso fare loro solo i complimenti per l’impegno e l’etica del lavoro che hanno dimostrato in questa situazione difficile.

La relazione con le atlete, ma la stessa cosa vale per i colleghi uomini, credo debba essere basata sul rispetto reciproco; ogni membro dello staff dovrebbe venire al campo consapevole che ha la responsabilità per qualche ora al giorno della salute e della performance delle proprie giocatrici. Se lo staff, il preparatore, gli allenatori, scelgono di prendersi questa responsabilità con coscienza e conoscenza, credo che il gruppo squadra non possa che essere collaborativo nel creare un clima ideale al lavoro. A livello di programmazione e metodologia il calcio femminile invita a tenere conto delle diversità fisiologiche tra calciatori e calciatrici, parametri e morfologia che chiaramente differiscono. Questi sono accorgimenti che però non presentano assolutamente un limite sul lato pratico.
Da amante degli sport in generale, mi sono sempre chiesto perché il calcio sia uno dei pochissimi sport di squadra ad abilità aperte a non presentare adattamenti come ad esempio le dimensioni del campo, delle porte, e magari la durata del tempo totale. Potrebbe essere interessante vedere quanto si alzerebbe l’intensità, spingendo quindi ad aumentare la qualità delle giocate e di conseguenza la spettacolarità. È solo un’idea…Per ora ci accontentiamo anche di tornare in campo senza “limitazioni”.

Clicca qui per leggere la seconda parte dell’intervista al nostro Preparatore Atletico!

 

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

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