Scattare foto è la sua passione. «Mi rilassa, mi diverte e mi emoziona». Elisa Fasoli lascia il pallone da una parte, per un attimo, e si mette in posa. Stavolta ad essere fotografata è proprio lei. «Ho scoperto questo hobby nel 2010 e mi ha subito rapito e conquistato». Allora aveva 12 anni, oggi ne ha 19. Il difensore della Fortitudo Mozzecane sviluppa la pellicola di «un passatempo che mi affascina», secondo solo al calcio. «I primi scatti? Panorami, con il mio cellulare».

Fasoli, che tipo di foto le piace scattare?

«I paesaggi il soggetto che preferisco. Adoro ammirare e immortalare la bellezza della natura, dai tramonti a tutto ciò che mi colpisce. A volte mi è capitato di fare foto alle amiche e agli amici ma, al di là di questi casi, mi sono sempre concentrata appunto sui panorami; le immagini poi le tengo per me, non le pubblico quasi mai sui social network: sono ricordi miei e li custodisco gelosamente».

Frequenta l’Istituto Salesiano San Zeno a Verona, indirizzo grafica e comunicazione: l’amore per la fotografia ha influito sulla scelta della scuola?

«Certo. Il settore della grafica mi attira, mi stimola, ed è collegato alla fotografia. In più, studiare materie che ti appassionano è il massimo. Durante le lezioni creiamo idee pubblicitarie, modifichiamo e ritocchiamo immagini con il computer, realizziamo fotografie assegnando loro diversi significati e sviluppiamo progetti grafici di vario tipo».

Ha occasione di dar sfogo alla passione per la fotografia?

«Sì, quando vado al lago, in montagna o al mare: ho scattato tante belle immagini, per esempio sul Garda che offre paesaggi mozzafiato, a Londra e a Monaco di Baviera. Oppure, mi dedico alla fotografia nelle mattinate di scuola: per determinati lavori, come volantini o foto a tema, utilizziamo le macchine fotografiche che ci mettono a disposizione. A lezione, tra l’altro, approfitto dei momenti morti per modificare gli scatti che dopo conservo».

L’ispirazione per una foto quando emerge?

«Non c’è un momento preciso, la sento dentro. Vedo un panorama o un altro soggetto che mi affascina e mi viene spontaneo fotografarlo».

La macchina fotografica ce l’ha?

«Non ancora, però vorrei comprarmela appena possibile. Al momento uso il telefono, che ho sempre a portata di mano. In ogni caso, in estate andrò a lavorare per non gravare troppo sui miei genitori e se riuscirò a mettere da parte una bella cifra, uno dei primi acquisti sarà la macchina fotografica. Così potrò iniziare a scattare immagini di maggior qualità».

La fotografia che ha fatto e a cui è più affezionata?

«Trovarne una in particolare è difficile: ce ne sono diverse di significative. Tuttavia, ricordo bene un’immagine che mi è rimasta impressa: stavo tornando a casa con mia madre, eravamo in tangenziale e dallo specchietto retrovisore dell’auto ho notato il tramonto. Beh, mi ha regalato una tale pace che l’ho immortalato subito».

Lo scatto che desidererebbe realizzare?

«Non ci ho mai pensato. Mi lascio guidare dall’istinto».

Una foto quando la soddisfa?

«Se mi permette di rivivere il momento e le sensazioni che ha catturato, allora mi piace. Inoltre, è fondamentale il significato: un’immagine deve raccontare e far venire la pelle d’oca».

E quando non la soddisfa?

«Scatto spesso le fotografie in sequenza e scarto quelle che non sono venute bene o che non trasmettono nulla».

Esiste la foto perfetta?

«No. L’immagine successiva potrà essere sempre più bella e intensa. Ogni emozione è unica, come ciascuna foto».

La fotografia di se stessa?

«Una persona solare ma pure permalosa. Non conosco vie di mezzo e vado da un estremo all’altro: o sono troppo timida o sono esuberante. E, soprattutto, non mi piace farmi fotografare (ride, ndr). Elisa in campo? Cerco di non abbattermi mai, di mettermi costantemente a disposizione del gruppo, di sacrificarmi, di aiutare le compagne e di imparare il più possibile. Purtroppo, però, sono insicura e, nonostante non molli mai, a volte mi demoralizzo se sbaglio».

La fotografia della Fortitudo Mozzecane?

«Una squadra davvero giovane, con grande carattere e un’immensa voglia di migliorare. Quando giochiamo, infatti, ci sosteniamo a vicenda e siamo molto unite. L’inesperienza, invece, è il nostro tallone d’Achille: non a caso alterniamo prestazioni di ottimo livello a partite negative».

La fotografia del campionato 2016/17 gialloblù?

«Il bilancio è abbastanza positivo e il sesto posto di oggi è sinonimo di crescita. All’inizio dovevamo trovare la giusta alchimia di gruppo, mentre ora stiamo cominciando a raccogliere i frutti del lavoro svolto in questi mesi. Certo, abbiamo perso per strada punti importanti contro formazioni alla nostra portata, come Milan Ladies e Azzurra San Bartolomeo, ma poi ci siamo sempre rialzate ottenendo anche belle vittorie contro avversari più quotati, tipo Pro San Bonifacio e Real Meda».

Se Elisa fosse una foto, modificherebbe qualcosa di sé?

«No. Mi piaccio così come sono. Desidero essere il più reale possibile e senza maschere, con i miei pregi e i miei difetti».

Se la Fortitudo Mozzecane fosse una foto, modificherebbe qualcosa?

«Avere un po’ di esperienza in più non sarebbe male. Anzi, ci darebbe l’opportunità di fare un salto di qualità. A parte questo, però, non cambierei niente».

Le compagne di squadra e le amiche «sfruttano» la sua passione per la fotografia?

«Se capita l’occasione, le fotografo volentieri. Altrimenti, è più facile che mi chiedano aiuto per qualche lavoro di grafica, soprattutto per modificare le immagini. In qualsiasi caso, accetto con piacere».

In campo come se la cava a «fotografare» il gioco?

«Cerco di impegnarmi al 100% e di prestare sempre attenzione. Purtroppo, capire e prevedere i movimenti delle avversarie non è facile: siamo tutte in movimento e ci vuole pochissimo per sbagliare. Per riuscirci occorre tanta concentrazione e tra compagne bisogna essere molto unite».

Quanto è importante per la difesa saper «fotografare» l’azione?

«Parecchio, ma non solo per i difensori. In ogni reparto è fondamentale imparare a farlo: le attaccanti devono stare attente a non finire in fuorigioco, le centrocampiste a intuire dove andrà il pallone, a recuperarlo e a far ripartire la manovra. Ecco, la retroguardia ha però responsabilità più delicate: se noi commettiamo un errore, la squadra rischia di subire gol e di compromettere la gara».

Fasoli, cosa vuole fare da grande?

«Sarebbe bello coltivare la mia passione per la fotografia e magari diventare fotografa. Oppure mi piacerebbe lavorare nel settore della comunicazione o nel mondo dello sport come preparatore atletico e fisico».

La fotografia sportiva la attira?

«Non mi sono mai cimentata con quel tipo di scatti, però una volta potrei provare e capire cosa verrebbe fuori. Essendo una calciatrice sarei di sicuro avvantaggiata perché conosco movimenti e tempi di gioco, ma credo che non riuscirei a stare per molto tempo dietro a un obiettivo: amo lo sport e, quando lo guardo, l’attenzione è sempre catturata dall’azione».

Matteo Sambugaro

Foto: Graziano Zanetti Photography

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