Salaorni, 20° anno col cuore matto. “Ho ancora un sogno…”

Salaorni, 20° anno col cuore matto. “Ho ancora un sogno…”

Leader, combattente, bandiera.
Provando a condensare in tre parole ciò che identifica Francesca Salaorni forse quelle appena citate sono le più immediate, ma non basterebbe un articolo per raccontare ciò che rappresenta la numero 23 per questo club e per i nostri colori.
E allora forse è meglio lasciar parlare lei, vicecapitano e simbolo di una squadra che ha abbracciato in tenera età e che ha contribuito a condurre nei palcoscenici più prestigiosi del calcio femminile italiano.
Una bella storia che è ancora lontana dall’epilogo, anzi, che proseguirà anche nella prossima stagione, grazie al fresco rinnovo di contratto che ha legato ufficialmente il difensore al ChievoVerona Women fino a giugno 2022.
A margine dell’ennesima firma, Francesca si è concessa ai microfoni ufficiali della nostra società per rivelare le sue emozioni e provare in parte anche a ripercorrere questo lungo percorso che proseguirà nella nuova annata ormai alle porte.

Che effetto ti fa pensare che questo sarà il tuo 20° anno con con questa società? 

“Ogni tanto con Rachi e Pec (Peretti e Pecchini, ndr), le mie vecchie bandiere, ripercorriamo mentalmente le diverse annate, tirando fuori aneddoti e personaggi incredibili che abbiamo vissuto e incontrato nel nostro percorso. Alla fine, ci guardiamo e diciamo: ‘Ebbene sì, siamo ancora qua!’.
Quindi sì, fa uno strano effetto leggere la cifra 20. Vent’anni per e con questa società sono tanti, eppure ogni anno che riparte una nuova stagione sembra di aver appena cominciato.
Gli anni passano, e fisicamente si sentono tutti, però la voglia di giocare è ancora quella di quella bambina di 8 anni…
Finché si riuscirà a far combaciare tutti gli impegni e i dolori, perché no?!”

Qual è stato il momento più bello di questa lunga avventura? C’è qualcosa che invece ti manca e vorresti realizzare in futuro?

“Di momenti belli ed emozionanti ce ne sono stati parecchi sia a livello individuale che di squadra.
Se dovessi pensare a traguardi allora citerei sicuramente l’esordio in Prima Squadra (13 dicembre 2009, ndr), la promozione in Serie A, la promozione in Serie B Nazionale.
E a questi aggiungerei anche la salvezza dell’anno scorso: può sembrare un controsenso ma le emozioni provate a Roma hanno lasciato il segno.
Se invece dovessi parlare di momenti belli in generale, allora includerei anche tutti i rientri dai lunghi infortuni, tornare in campo è come un ritorno alla felicità.
Ci sono sempre dei sogni nel cassetto e alcuni probabilmente rimarranno tali, mi piacerebbe però ritornare in Serie A con questa società”.

Il DS Massimiliano Rossi insieme a Francesca Salaorni.

Un infortunio ha condizionato la tua prima parte di stagione, ma il ritorno in campo è coinciso con l’inizio della cavalcata salvezza. Cosa è scattato in quella circostanza nella squadra?
L’impressione è che la tua leadership sia stata ancora determinante…

“Gli infortuni purtroppo mi hanno sempre accompagnata in questi anni, l’ultimo scorso mi ha tenuta fuori praticamente per metà stagione.
Non penso che il mio rientro sia stato determinante, penso solo di aver dato tutto quello che avevo e di averlo messo a disposizione della squadra. Credo che abbiano fatto lo stesso anche le altre mie compagne, è stato questo che ci ha permesso di arrivare a quel traguardo tanto sofferto”.

La tua punizione contro il Tavagnacco, dopo lo svantaggio iniziale e con la consapevolezza di una classifica difficile, è stato l’episodio che ha svoltato la stagione? 

Quel goal lo ricorderò per molto tempo, ogni tanto lo riguardo. Sinceramente, mi ricordo di aver tirato e da lí vuoto totale fino al fischio dell’arbitro.
Eravamo in svantaggio ed era un momento particolare della stagione; se sia stato davvero il momento di svolta non lo so, sono però contenta di aver contribuito all’ottenimento di tre punti fondamentali”.

 

Non solo gol, ma anche assist decisivi, come quello di Perugia. Non sarà mica vero che, come dice PEC, ti senti realmente una punta?!

Ecco, quella di Perugia penso sia stata la partita in cui abbiamo capito che ce l’avremmo fatta a salvarci.
Effettivamente spesso mi sento una punta e parto in avanti per il campo, Pec e Zano però sono sempre pronte a riportarmi nelle retrovie (forse meglio cosi!).

È un anno di novità, con diversi volti nuovi e staff rinnovato. Quali sono le tue prime sensazioni all’inizio di questo nuovo percorso?

Tanti volti nuovi e tanta voglia di lavorare e fare bene. Le ragazze appena arrivate stanno già iniziando ad integrarsi e a capire che in fondo “siamo queste”.
Il mister e tutto lo staff fin da subito ci hanno fatto sentire a nostro agio. Questi primi allenamenti ci stanno permettendo di capire come lavorano e quali sono i principi su cui basare il nostro gioco.

Quali sono gli ingredienti che servono al Chievo Women per puntare alle posizioni più nobili della classifica?

Senz’altro bisognerà lavorare bene ma in un contesto sereno. E da lì partire per cercare l’alchimia e un’identità in campo che a volte c’è mancata.
In questi anni abbiamo dimostrato di essere gruppo, lo spogliatoio c’è ed è anche abbastanza “ignorante”.
Si parte da qui. Sarà il campo poi che ci darà le risposte.

Qual è invece il tuo obiettivo personale per la prossima annata?

Scontato dire che ogni anno si lavora per migliorarsi rispetto ai precedenti. Visto le diverse giovani che sono arrivate, spero di aiutarle a crescere: hanno grandi prospettive davanti.
Per il resto, segnare un goal come l’anno scorso non mi dispiacerebbe! (ride, ndr).

 

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

Facebook: Chievo Verona Women F.M. 
Instagram: chievoveronawomenfm
Twitter: @ChievoWomen
YouTube: Chievo Verona Women F.M.

 

 

Parola ad Enrico Salgarollo! “Onorato di essere al Chievo Women, settore giovanile veicolo di crescita futura”

Parola ad Enrico Salgarollo! “Onorato di essere al Chievo Women, settore giovanile veicolo di crescita futura”

Una nuova sfida, da cogliere con entusiasmo, voglia di fare e di crescere. Enrico Salgarollo è da qualche settimana il nuovo “Responsabile del Settore Giovanile” del Chievo Women, ma ha già le idee chiarissime in vista della prossima stagione.
Il compito a cui è chiamato non è semplice ed è anche pieno di responsabilità, accettate dallo stesso con il suo solito spirito combattivo.

Già da tantissimo tempo fa parte del mondo Chievo, un ambiente che (forse) conosce anche meglio delle sue tasche. In campo e negli allenamenti non si è mai tirato indietro, mettendoci sempre la faccia, sia nei momenti belli che in quelli brutti.

1) Enrico, la sfida del settore giovanile è molto importante sia per te che per il futuro del Chievo Women. Quali sono stati i motivi che ti hanno spinto ad accettare?

Devo dire che la scelta è maturata a cuor leggero, perché ritengo un privilegio poter far parte di una società come il ChievoVerona Women, che vuole contribuire a far crescere il movimento femminile. Personalmente credo che la crescita di un movimento abbia molto a che fare con la diffusione culturale delle idee e del nuovo che avanza. In questo senso, i migliori “veicoli” di questa diffusione sono proprio le bambine che si avvicinano al calcio.
Il settore giovanile nella sua complessità dovrebbe essere quella che chiamerei “struttura sociale” dove l’educazione allo sport, ai suoi valori trasversali e l’esperienza sportiva nelle sue specificità, dovrebbero essere al servizio delle nuove generazioni di calciatrici.  Una grande parte del mio “si” alla proposta della società è dovuta alle mie scelte di vita, visto che ogni mattina cerco di fare del mio meglio come insegnante di Scienze Motorie. Conosco bene l’importanza di agire per i giovani e con i giovani e posso assicurare che percepire la responsabilità dei loro anni più belli è motivo di grande orgoglio ed infinita motivazione.

2) Facciamo un salto nel passato. Nella scorsa stagione hai fatto parte della Prima Squadra. Come è stata per te l’ultima annata? Che sensazioni, emozioni, ricordi ti ha lasciato a livello personale?

Fare parte della Prima Squadra è stata un’esperienza molto importante per me. Una stagione difficile, con tanti ostacoli che credo siano parte del gioco. Un ambiente diverso, un campionato nuovo, in cui il risultato delle partite conta in maniera vitale oscurando spesso altri aspetti.
Mi ritengo fortunato ad aver vissuto e lavorato a fianco di ragazze determinate e di grande qualità, consapevoli della posta in palio ed attaccate alla maglia. Giocarsi la salvezza fino all’ultima giornata è stata una maratona in cui cuore e nervi saldi l’anno fatta da padrone, ma ritengo che il risultato raggiunto sia stato meritato per quanto espresso in campo.
Infine mi sono divertito, tanto, nel vero senso della parola…gli allenamenti ed il quotidiano, le trasferte per l’Italia a caccia di punti, le partite giocate sul filo del rasoio, la ricerca continua di superarsi, tante sono le emozioni che ci hanno portato alla festa finale, premio di una stagione infinita.

Chievo

3) Adesso invece è venuto il momento di ritornare ad occuparti del settore giovanile e, come ci hai raccontato qualche mese fa, hai già una certa esperienza in questo campo. Come nasce la tua passione per questo ambito? 

Parzialmente riprendo la domanda precedente… Credo che la passione sia nata parallelamente allo svolgimento del mio percorso accademico. Ho avuto la fortuna di apprendere da docenti assolutamente significativi per me, capendo ben presto quanto sia chi insegna colui che deve dimostrare a se stesso di essere all’altezza, evitando di riporre le aspettative esclusivamente sul discente, facendo il possibile per quest’ultimo.
La grande sfida diventa quindi il trasmettere il sapere cercando di rispettare le esigenze e le diversità di chiunque desideri apprendere. Questo (come dicevo sopra), lo ritrovo quotidianamente anche nella scuola ed è una meravigliosa responsabilità. La nostra società futura dipenderà molto da come cresceranno le odierne generazioni ed è bello e giusto che ognuno faccia ciò che è in suo potere per garantirne la crescita migliore possibile.

4) Come vorrai strutturare il tuo lavoro riguardo tutto il vivaio? Su cosa punterai in particolare? Quali saranno i punti chiave da toccare nel corso di tutta la stagione?

Questa è una domanda potenzialmente vastissima. Credo che uno dei punti fondamentali, da abbinare alla programmazione ed alla guida all’autonomia, sia la costruzione di percorsi di apprendimento diversificati che tengano conto delle caratteristiche delle nuove generazioni di bambini. Cercheremo di proporre delle attività stimolanti attraverso il gioco nelle annate di base, con richieste che siano realizzabili e ricostruibili da parte delle bambine collegandole in base agli elementi del gioco che meglio ricordano o che già hanno processato. Gli allenatori dovranno avere il metro di quanto sta accadendo analizzando gli aspetti didattici e “scientifici” delle risposte che le giovani calciatrici faranno emergere durante la pratica.
Questo approccio proseguirà poi con nelle varie annate, strutturando e complicando le proposte, garantendo il rimando al gioco ed alle sue infinite variabili. L’ideale è garantire un processo di crescita in tutti gli aspetti che parta dalle ragazze piccoline e che si completi al termine del percorso del settore giovanile. Affinché si verifichi questa maturazione è necessario il rispetto della dinamica “tempo”, ovvero l’utilizzo tutti i momenti che ho a disposizione nel miglior modo possibile, senza forzare o mettere l’accento su aspetti che potrebbero risultare  eccessivamente anticipati, fuorvianti o male interpretabili dalle giovani giocatrici.

Enrico Salgarollo durante il riscaldamento

5) Quali sono gli obiettivi a breve, medio e lungo termine che si pone il ChievoVerona Women? 

Credo che a breve termine l’obiettivo sia quello di garantire un’organizzazione solida a partire dalla quotidianità. Un calendario di impegni, ruoli ben definiti per garantire massima efficienza ed il coinvolgimento di figure tecniche e organizzative competenti che abbiano il desiderio di lavorare con passione, prima di tutto per il bene delle ragazze. In parallelo vanno coinvolte le famiglie delle giovani atlete, presentando il nostro sport non più come di di nicchia ma come un movimento in forte ascesa, validissimo sia per la salute ed il benessere psico-fisico delle loro figlie. 
Il medio termine sarà uno step necessariamente valutativo che ci darà numerosi spunti per proseguire, adattare e cambiare i nostri programmi. Ci aspettiamo nel giro di un paio d’anni, in base situazione sanitaria, di aumentare i numeri delle tesserate, garantendo un buon bacino a tutte le categorie, allestendo possibilmente squadre di singola annata.
L’obiettivo, tra i vari, principale per il lungo termine è quello di valorizzare il più possibile le giovani in termini di esperienze personali. Il fine sarà quello di prepararle per la Prima Squadra, anche perché avere un’alta percentuale di ragazze cresciute nel settore giovanile in organico è lo scopo della nostra società. Cercheremo di fornire loro tutti i mezzi per affrontare al meglio ciò che la loro vita sportiva avrà da offrire.

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

Facebook: Chievo Verona Women F.M. 
Instagram: chievoveronawomenfm
Twitter: @ChievoWomen
YouTube: Chievo Verona Women F.M.

 

Benvenuto a Simone Lelli. “Qui un ambiente professionale e familiare”

Benvenuto a Simone Lelli. “Qui un ambiente professionale e familiare”

Il ChievoVerona Women F.M. è felice di comunicare ufficialmente l’ingresso di Simone Lelli nella struttura societaria del club per la stagione sportiva 2021/22.
Quest’ultimo è stato nominato Responsabile Tecnico della Prima Squadra ed è già al lavoro per affiancare il DS Massimiliano Rossi nelle operazioni di mercato.
Un sodalizio che, come spiega lo stesso neo arrivato, ha le sue radici proprio nel rapporto professionale instaurato nella scorsa annata con il dirigente gialloblù: “La collaborazione deriva dalla relazione di fiducia che è nata fra me e Max a partire dall’approdo di Francesca Carleschi dall’Arezzo (società per cui fino a pochi mesi fa Lelli ha ricoperto il ruolo di DS, ndr) al Chievo, una ragazza che si è dimostrata molto valida e professionale. Siamo rimasti in contatto anche nei momenti di difficoltà della squadra, in cui ho cercato di dargli il mio punto di vista e qualche indicazione che spesso ha condiviso. Da lì ha deciso di volermi al suo fianco e di questo ne sono molto felice”.

Seppur dall’esterno, il nuovo dirigente gialloblù ha percepito con forza l’entusiasmo e l’atmosfera sana e coinvolgente che gravitava attorno e all’interno del mondo clivense nell’ultima stagione.
Uno dei motivi che hanno spinto lo stesso ad accettare con convinzione di far parte del progetto della società scaligera: “Mi ha colpito senz’altro questo ambiente molto professionale, ma allo stesso tempo familiare. Una dimensione che non si deve perdere, perchè il calore di una realtà sportiva è una condizione fondamentale. Una sensazione che ho ritrovato anche nell’approccio con le ragazze e che avevo già colto nello spirito di squadra che hanno dimostrato soprattutto in alcune fasi delicate della scorsa stagione. Non posso non menzionare la presidente Bianchini, una ragazza splendida. Mi ha colpito la sua passione e quella del DS, che è anche la mia. Abbiamo una visione comune sul calcio femminile e sulla strada da percorrere”.

A proposito di futuro e di progetti di sviluppo, l’incarico di Simone Lelli si estende anche a un ambito a cui da tempo il club gialloblù dedica molta cura e impegno, come il settore giovanile. Le sue competenze, infatti, prevederanno anche quelle relative al ruolo di Responsabile delle società affiliate: La famiglia Chievo crede molto nel suo vivaio per riuscire a sfornare dei talenti che possano arrivare in Prima Squadra, ma se hanno le qualità anche spiccare il volo verso realtà ancora più importanti ha spiegato il dirigente toscano.
Credo che la nostra missione sia quella di permettere alle ragazze di fare quello che a loro piace e per far questo è necessario avere un progetto serio, con tecnici preparati, con il giusto mix fra lavoro e divertimento. Il nostro compito è accompagnare bambine e ragazze verso una crescita serena e costante.
Siamo già al lavoro per ampliare le collaborazioni e trovare nel territorio nazionale delle realtà che possano sposare la nostra filosofia”.

Simone Lelli non si è voluto avvedutamente sbilanciare sugli obiettivi stagionali della squadra, nè su quelli che sta inseguendo proprio in queste ore sul mercato. Come traspare dalle sue parole, però, le ambizioni sono sicuramente importanti e l’intento è quello di portare al Bottagisio innesti in grado di esaltare le caratteristiche di gruppo di ragazze già ben strutturato: “La rosa è di ottimo livello, ma al di là di questo mi ha colpito il fatto che le ragazze siano molto unite ma soprattutto contente e desiderose di restare, questo è un sintomo importante. Sto valutando insieme a Max Rossi dove intervenire per rafforzare i reparti, senza però stravolgere gli equilibri di un gruppo.
Stiamo valutando diversi profili in grado di dare più qualità, senza però andare a intaccare le dinamiche dello spogliatoio che vanno rispettate. Obiettivi? Credo che con alcuni inserimenti mirati sia possibile alzare l’asticella, senza l’assillo di dover vincere a tutti i costi. Sicuramente ci aspettiamo di migliorare la posizione in classifica dell’anno scorso, perchè già la rosa della scorsa stagione aveva i requisiti per farlo. Puntiamo in alto senza ossessioni o limiti, ma con il solo obbligo di fare qualcosa in più. A fine stagione prenderemo tutto ciò che ci meriteremo”.

 

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

Facebook: Chievo Verona Women F.M. 
Instagram: chievoveronawomenfm
Twitter: @ChievoWomen
YouTube: Chievo Verona Women F.M.

 

Filippi (All. Portieri): “Lavoro con quattro ragazze straordinarie. Il calcio femminile mi ha sorpreso perchè…”

Filippi (All. Portieri): “Lavoro con quattro ragazze straordinarie. Il calcio femminile mi ha sorpreso perchè…”

Il ChievoVerona Women ha vissuto una stagione travagliata fra i pali, che ha visto l’alternanza di ben quattro numeri uno. A dicembre, infatti, il club si è trovato orfano del primo e del secondo portiere, entrambe fuori per infortunio, costringendo la società ad intervenire sul mercato e ad aggregare in fretta la 16enne Myryam Magalini dalla Primavera.

Per fortuna, però, in questa situazione difficile e imprevista, la squadra gialloblù ha potuto contare sulla professionalità e la competenza di Valerio Filippi, preparatore dei portieri.
Quest’ultimo, infatti, come il più classico ed esemplare prototipo moderno di “Re Mida”, ha la capacità innata di trasformare in oro tutto ciò che passa attraverso le sue mani e che viene prontamente valorizzato grazie al suo prezioso lavoro.

Anche a fronte di pochissimo tempo, ha dimostrato in più riprese che quando accoglie un’atleta nella sua pregiata officina di talento, riesce a tirare fuori il massimo del potenziale di ogni giocatrice.
Valerio è uno dei non pochi professionisti che lavorano al ChievoVerona Women che rimangono spesso dietro le quinte, ma che garantiscono un apporto fondamentale al club. Se la squadra clivense quest’anno ha sempre avuto un guardiano all’altezza della sua porta, infatti, il merito è indubbiamente anche suo.
Per scoprire qualcosa in più su di lui e sulla sua attività in gialloblù, nonchè sulle quattro ragazze con i guantoni, lo abbiamo contattato per una chiacchierata ai microfoni dei nostri canali ufficiali.

Ciao Valerio, da quanti anni sei al Chievo Women? Ci racconti il tuo primo incontro con la società?

Questa è la mia seconda stagione al ChievoVerona Women, anche se il primo contatto ufficiale con il club è avvenuto alla fine del 2018, quando sono rientrato dalla mia esperienza australiana che mi aveva visto impegnato sempre nel ruolo di preparatore dei portieri. L’allenatore dell’epoca, Simone Bragantini, oggi sulla panchina del Brescia Femminile, mi volle con lui per rafforzare il settore giovanile di quella che, prima della recente fusione con la società clivense, si chiamava ancora Fortitudo, che era sprovvista di una figura come la mia.

Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato fin qui? Com’è nata questa tua passione e questa predilezione per il ruolo del portiere?

Il mio percorso professionale è stato pieno di gavetta, è stato un lungo cammino di crescita e formazione. Ho fatto per dieci anni il secondo preparatore dei portieri alle spalle di Massimo Costa sia alla Virtus Verona in Serie D e anche nel settore giovanile maschile del Chievo. Con lui sono nato come allenatore dei portieri, mi ha dato le basi per fare questo lavoro. All’inizio quasi non sapevo neanche lanciare una palla con le mani, lo dico molto onestramente…(ride, ndr).
La mia fortuna è stata confrontarmi con un settore giovanile professionistico già a 20 anni.
La voglia di fare il preparatore dei portieri nasce dalla passione infinita verso questo ruolo. Ero un estremo difensore, ma anche per via dell’altezza, decisi di smettere molto presto. Avevo perso gli stimoli che ho ritrovato subito dopo grazie a un nuovo percorso che ad oggi è a tutti gli effetti il mio lavoro.

Come sappiamo hai avuto anche tu una carriera da estremo difensore. Pensi sia un vantaggio per un preparatore dei portieri avere alle spalle un trascorso fra i pali?

Penso che aver fatto il portiere sia un valore aggiunto, senza nulla togliere a chi ricopre questo ruolo professionale senza aver mai giocato da estremo difensore. Credo che però aver fatto il portiere ti possa far capire al meglio quello che può sentire un numero uno. Sapere cosa si prova a subire un gol, quando si fa un intervento decisivo all’ultimo istante o si para un rigore che permette di mantenere l’equilibrio o di raggiungere la vittoria. Sono tutte sensazioni, emozioni che solo chi ha fatto il portiere può provare. Mettersi un paio di guanti e il numero uno dietro la schiena non è semplice, per capirlo a pieno bisogna sperimentarlo.

Fino a questo momento non deve essere stata una stagione facile per te, viste le frequenti indisponibilità di Olivieri e Galloni. Come stanno le due giocatrici?

Purtroppo è stata una stagione molto sfortunata. Martina ha avuto un infortunio molto grave alla caviglia che l’ha tenuta fuori da novembre ed è tornata proprio martedì, dopo quattro mesi di inattività. Olivieri si è fatta male poco dopo per la rottura del naso e dello zigomo. Quest’ultima per fortuna l’abbiamo recuperata già dall’ultima partita, anche se è costretta a giocare con una maschera. Per Galloni siamo molto in anticipo sulla tabella di marcia, perchè l’aspettavamo ad aprile ed è già in campo, seppur con il freno a mano tirato e con tutta la cautela possibile. Non so dire se sarà disponibile alla fine del campionato, ma sicuramente l’obiettivo è quello di fare di tutto per aiutarla a recuperare al meglio come già successo con Olivieri.

Nonostante i frequenti avvicendamenti fra i pali, chi ha difeso la porta del Chievo ha sempre fatto bene. Penso alle due ragazze sopracitate, a Pilato, ma anche a Magalini, catapultata in pochi giorni dalla Primavera alla Prima Squadra. Come riesci, soprattutto in così poco tempo, a far rendere al meglio le calciatrici sotto la tua guida?

Innanzitutto grazie per il complimento. La cosa più complicata di questa stagione è stata quella di non avere mai una piena continuità, sia per infortuni che per limitazioni dovute al Covid-19. Con Olivieri abbiamo lavorato nel precampionato e dopo poche partire ha avuto i problemi a cui facevamo riferimento; Galloni è arrivata a preparazione iniziata e si è fatta male presto; Pilato è stata presa a metà campionato dopo diversi mesi senza giocare, Magalini si è dovuta aggregare in extremis alla Prima Squadra. Nonostante i frequenti imprevisti, però, il rendimento è stato comunque ottimale da parte di tutte. Martina è stata fondamentale per la vittoria di Brescia, Olivieri ha mantenuto sempre un buon livello. Magalini e Pilato hanno avuto da subito un buon impatto. Credo che prima di tutto il merito debba andare a loro quattro per il loro impegno e per la loro attitudine al lavoro, non si tirano mai indietro ed è un vero piacere allenarle. Da parte mia credo di essere una persona molto empatica, quindi riesco ad entrare subito in sintonia con loro. Forse anche per l’età, essendo un preparatore dei portieri giovane, è un fattore che permette loro di sentirsi a proprio agio. Sicuramente ho un rapporto sano e genuino con tutte e questo credo sia molto importante.

Ci spieghi un po’ le loro caratteristiche e in cosa differiscono fra loro? Quali sono i punti di forza delle quattro giocatrici che alleni?

Olivieri è quella che è con me da più tempo, quindi più facilmente valutabile. Lo dico molto onestamente, quando l’ho conosciuta aveva qualche difficoltà, ma si è messa subito a lavorare a testa bassa e oggi è un portiere abbastanza completo. Ha fatto grandi miglioramenti dal punto di vista tecnico e comincia a fare gesti tecnici sempre più puliti, la sua caratteristica migliore è sicuramente la reattività.
Magalini ha una forte presenza fra i pali, infatti lei si sente molto sicura nell’aspettare un tiro vicino alla linea di porta piuttosto che in un intervento in uscita. Pilato è più difficile da valutare perchè era ferma da tanto. Secondo me fra tutte è quella che ha uan capacità più spiccata dal punto di vista podalico, con i piedi ha un’ottima tecnica e in fase di fraseggio è disinvolta. Martina Galloni ha un potenziale enorme, peccato davvero per l’infortunio. Ha un’ottima visione di gioco ma soprattutto è molto forte nell’attacco palla e nella difesa dello spazio.

Anche a causa di qualche imprevisto di troppo, non c’è stata una gerarchia chiara in porta. Secondo te la concorrenza è uno stimolo anche fra i pali o per il portiere vale un discorso a parte?

Non c’è mai stata una gerarchia chiara, è vero. Ha cominciato Olivieri come titolare, poi è stato dato spazio a Galloni. Con entrambe indisponibili è stata chiamata in causa prima Magalini, poi Pilato. Devo dire che Olivieri è tornata dall’infortunio con tanta fame, con molta voglia di giocare. Quindi con mister Ardito abbiamo deciso di metterla in campo. A Ravenna, nonostante il risultato negativo, è stata protagonista di una partita positiva, anche sul primo gol ha fatto una parata importante. Credo che la concorrenza sia un fattore importantissimo per un portiere. Nessuna è certa di avere il posto, quindi in allenamento vengono tutte molto cariche e con tanto desiderio di giocare. Mai come quest’anno c’è stata questa alternanza, anche a causa di tutte le situazioni a cui abbiamo accennato. E ancor di più, mai come in questa stagione, gioca solo chi si impegna e dà di più in allenamento.

Nell’impostazione degli allenamenti c’è una differenza tra allenare un numero uno nel calcio maschile o femminile?

Sicuramente le differenze sono di tipo anatomico, la donna ha bisogno di un lavoro a livello preventivo ancora maggiore e ovviamente esprime meno forza. La cosa che più differisce è che purtroppo il calcio maschile ha molta più cultura, nel senso che i bambini sin da piccoli hanno da subito un preparatore dei portieri che li segue. Nelle giovanili femminili solo adesso si sta facendo largo la figura del preparatore, ma le ragazze che trovi oggi in Prima Squadra sono cresciute per la maggior parte senza l’allenatore dei portieri. Nulla però va lasciato al caso e c’è ancora tanto lavoro da fare per colmare questo gap. C’è però di buono che queste ragazze cercano di mettere il quadruplo dell’impegno per recuperare questi aspetti tecnici rispetto ai ragazzi. Speriamo che il calcio femminile possa colmare questo dislivello e possa crescere sempre di più.

Quanto conta e quanto incide l’aspetto psicologico rispetto al talento o a quello tecnico per un portiere?

Sicuramente è un fattore determinante. Molti dicono deve essere “matto”, secondo me invece un portiere deve avere tanta personalità. Non è semplice dopo un errore, un gol banale o evitabile, non abbattersi e  rimanere in gara, ma quest’ultima è già una prerogativa importante. Un estremo difensore deve essere bravo a non farsi condizionare dagli eventi avversi e rimanere concentrato. Quindi sì, a volte l’aspetto psicologico diventa ancora più determinante rispetto a quello tecnico.

Sappiamo che hai un rapporto molto stretto con il portiere di Serie A, attualmente al Genoa, Alberto Paleari, con cui collabori anche professionalmente. Ci racconti un po’ come si sono incrociate le vostre strade?

Con Alberto ho un rapporto speciale. Ci siamo conosciuti nel 2013 quando difendeva la porta della Virtus Verona e io ero un giovane vice-allenatore dei portieri alle prime armi. La nostra amicizia nasce lì ed è rimasta nel tempo. Dopo quell’anno Alberto intraprese quel percorso importante che oggi l’ha portato in Serie A.
Dopo essere tornato in Italia dall’Australia ho conseguito i patentini da preparatore a Bassano del Grappa, quindi praticamente stavo spesso da lui. Da lì abbiamo deciso di aprire la nostra scuola portieri che si chiama “Wanna Be a Pro” che è partita a gennaio 2019 con un canale YouTube dedicato. Abbiamo fondato la nostra ASD oltre ad aver scritto un libro, “I segreti del portiere professionista”. Sicuramente è tanto stimolante poter lavorare e avere un confronto quotidiano con un portiere di Serie A, è un valore aggiunto per me che di riflesso arriva anche ai portieri che alleno nel ChievoVerona Women.

Tornando al Chievo Women, se dovessi scegliere tre parate di questa stagione, quali sono state quelle che fin qui ti sono rimaste impresse per bellezza o difficoltà?

Difficile fare una classifica, sicuramente Galloni è sul podio. Perchè a Brescia ha fatto una prestazione importante, con quattro interventi davvero formidabili, soprattutto l’ultimo. Ha fatto un attacco palla bellissimo, con un tempo di uscita perfetto. Poi ricordo una bellissima parata nel primo tempo di Myriam a Tavagnacco che è alla fine è risultata decisiva. Olivieri a Ravenna ha fatto un intervento che secondo me ad oggi è il più importante di tutti, purtroppo però siamo stati sfortunati con l’autogol di un nostro difensore sulla ribattuta. Giada è stata impegnata meno finora.

Quali sono secondo il tuo punto di vista gli obiettivi a cui può ambire la squadra?

Per quello che è il potenziale della squadra mi piacerebbe poter dire che possiamo puntare ai primi due posti. Purtroppo a causa di una serie di eventi siamo costretti a ridimensionare i nostri obiettivi, quindi ad oggi, senza voler strafare troppo, bisogna pensare soprattutto alla salvezza. La nostra posizione di classifica ci impone di guardare in faccia la realtà e rimboccarci le maniche. Dobbiamo lavorare a testa bassa e vincere, perchè non ci è concesso sbagliare. Dopo un’eventuale ipoteca sulla salvezza, possiamo pensare di toglierci qualche soddisfazione in più. Ma per il momento la salvezza prima di tutto.

Quali sono invece le tue prospettive professionali? Vedi ancora il calcio femminile nel tuo futuro?

Devo essere sincero, il calcio femminile mi ha sorpreso. Sono entrato in questo mondo molto scettico e titubante.
Tornavo dall’Australia e non avevo un lavoro, quindi accettai la proposta di quello che oggi è il ChievoVerona Women. In realtà si è rivelata un’esperienza bellissima, mi ha dato delle emozioni fortissime. L’anno scorso, in quella che è stata la mia prima vera stagione, Margherita Salvi e Olivieri mi hanno fatto innamorare del calcio femminile. Due ragazze sempre sul pezzo, è stato un onore lavorare con loro, due persone e giocatrici che non si sono tirate indietro. Quest’anno è successo comunque la stessa cosa.
Allo stesso tempo non posso negare che il richiamo del maschile è molto forte. Lavorare con un portiere come Paleari, che abbiamo visto esprimere a grande livello con Fiorentina, Parma, ma anche in coppa con la Juventus, ti fa venire un po’ voglia di maschile.

Ad oggi però non penso assolutamente a quello che sarà domani, perchè sono impegnato con il Chievo Women e ho grande voglia di fare bene e portare a termine nel modo migliore questa stagione con questa desiderata salvezza. A tutto quello che riguarderà il futuro, ci penseremo dopo.
Comunque vada, quello che mi interessa è lasciare un buon ricordo o continuare a tracciare la strada che sto e stiamo percorrendo tutti insieme.

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

Facebook: Chievo Verona Women F.M. 
Instagram: chievoveronawomenfm
Twitter: @ChievoWomen
YouTube: Chievo Verona Women F.M.

Il Chievo Women investe sul futuro. Parola a Gianluca Sgreva, Responsabile del Settore Giovanile

Il Chievo Women investe sul futuro. Parola a Gianluca Sgreva, Responsabile del Settore Giovanile

È un serbatoio da cui attingere per sfornare talenti pronti al salto in prima squadra. È un percorso che serve a formare il carattere delle ragazze più giovani. È un mezzo per creare amicizia, per fare gruppo e per fare innamorare le più giovani al calcio. È questa la descrizione del settore giovanile con, ovviamente, tutti i suoi pregi e difetti. Il Chievo Women, da questo punto di vista, è una delle società all’avanguardia, visto che già da moltissimi anni punta con forza su di esso, ritenendolo un qualcosa di fondamentale sia per il presente che per il futuro. Già i primi frutti sono stati colti nel corso degli anni, con tante giovanissime lanciate nel calcio che conta. Ma non ci si ferma qui, perché il bello deve ancora venire.

Uno dei dirigenti che nel corso degli anni ha contribuito a far crescere questo progetto è Gianluca Sgreva, che occupa il ruolo di “Responsabile del settore giovanile“. Un compito importante, pieno di responsabilità, accettato dallo stesso con grande voglia e umiltà, con la consapevolezza della valenza che le giovanili hanno nell’ottica di una crescita esponenziale del movimento.

Ciao Gianluca, intanto ti chiedo da quanti anni sei al Chievo Women e quale è il tuo ruolo nella società?

Salve, è già da tre anni che sono all’interno della società, occupando il ruolo di “Responsabile del settore giovanile”.

Come nasce la tua passione per il settore giovanile?

Nasce sopratutto dalle emozioni e soddisfazioni che mi fa provare, visto che vedere le ragazze, le bambine approciarsi a questo sport è una gioia immensa. Sapere di farne parte, vederle crescere e riuscire ad insegnare qualcosa, ovviamente calcisticamente parlando, mi riempie di orgoglio ed è una gradissima soddisfazione.

A livello societario come è stato impostato il lavoro? Quante e quali sono tutte le squadre giovanili?

Il lavoro che ci siamo prefissati consiste nel formare delle calciatrici pronte per entrare in Prima Squadra. Le squadre giovanili sono sei: Primavera, Under 17, Under 15, Esordienti, Pulcine e Primi Calci.

Questa annata particolare è stata condizionata dal COVID-19, che ha sconvolto la vita di tutti. Come è cambiato il lavoro, soprattutto in relazione ai diversi protocolli che nel corso della stagione si sono succeduti?

Purtroppo, il COVID – 19 ha condizionato e sta condizionando molto. Ci siamo dovuti adattare a tutte le varie regole imposte dai vari organi, in quanto come settore giovanile dobbiamo confrontarci con realtà diverse, come la FIGC, la LND (Lega Nazionale Dilettanti) ed il SGS (Settore Giovanile Scolastico).
Abbiamo cercato di dare una continuità alle ragazze e alle famiglie e, grazie anche all’importante ausilio degli allenamenti online, si è cercato di sviluppare il lavoro con degli esercizi che rispettano i vari protocolli.

Tanti allenamenti sono stati svolti in modalità online, sopratutto per le giocatrici che vivono in Lombardia. Quali sono state tutte le difficoltà che avete riscontrato? Come cambiato l’approccio, soprattutto a livello umano con le ragazze?

La nostra difficoltà principale è stata quella di capire come far svolgere l’allenamento online e per questo devo fare i complimenti a tutto lo staff tecnico per l’impegno che ha profuso in maniera costante e continuativa.
A livello umano è invece mancata la complicità che si crea negli spogliatoi e negli allenamenti, visto che si “perdono” le sfide che si creano in campo e vengono meno tutte quelle situazioni normali che ci sono in ogni gruppo che lavora assieme.

Il 28 febbraio riparte finalmente il campionato Primavera. Quali sono le tue sensazioni?

La prima è ovviamente di GIOIA….. Finalmente si ritorna a giocare, con la speranza che questo possa essere solo l’inizio in vista di una ripresa generale. Abbiamo tutti tanto bisogno di tornare alla normalità, cercando di pensare solo al calcio e all’organizzazione delle partite e delle trasferte.

Abbiamo visto che, fino ad ora, le giovanili hanno sfornato i primi talenti che fanno stabilmente parte della prima squadra, ovvero Myriam Magalini e Camilla Ronca. È un segno che la direzione intrapresa è quella giusta?

La direzione deve essere questa e loro sono solamente le ultime di tante altre ragazze che compongono la nostra Prima Squadra.

Quali sono secondo te gli altri prospetti che a breve potrebbero farsi notare?

Da responsabile del settore giovanile il mio compito è cercare di portare tutte le giocatrici ad avere possibilità di entrare in Prima Squadra, Fare dei nomi in questo momento non è giusto, anche perché dovrei fare l’elenco di tutte le nostre ragazze e anche di quelle che fanno parte delle società affiliate con noi. Però posso dire che ci sono prospetti interessanti da valutare nel momento giusto e non dobbiamo forzare la mano, ma dobbiamo dare loro il tempo che serve per essere pronte.

Quali sono adesso, anche considerando questa difficile annata, le prospettive per il futuro?

Fare previsioni ora risulta difficile, anche perché tutto dipende dalla situazione sanitaria che si verrà a creare. Purtroppo, abbiamo già visto lo scorso anno che questo difficile momento porta le ragazze a staccarsi dallo sport. La mia speranza è di poter tornare prima della fine stagione a poter organizzare o partecipare ad eventi che possano riportare la passione per il calcio giocato.
Approfitto anche di questo spazio per ringraziare le persone che collaborano con me affinché il nostro settore giovanile possa migliorare sempre di più. Si tratta di Loris Lubiato, nel ruolo responsabile dirigenti e Luca Araldi nel compito di responsabile organizzativo. Inoltre, un sincero grazie va anche a Luca Gatti, presidente dell’Accademia Bergamo (società affiliata a noi) per la sua grande professionalità e la sua disponibilità nel collaborare con il Chievo Women.

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

Facebook: Chievo Verona Women F.M. 
Instagram: chievoveronawomenfm
Twitter: @ChievoWomen
YouTube: Chievo Verona Women F.M.

 

Carraro annuncia lo stop: “Fatico a realizzarlo, ma sono costetta a fermarmi”- (VIDEO)

Carraro annuncia lo stop: “Fatico a realizzarlo, ma sono costetta a fermarmi”- (VIDEO)

Una perdita importante per la squadra clivense, che dovrà rinunciare a una delle giocatrici più importanti della storia recente del club.
Silvia Carraro, infatti, ha deciso di interrompere il rapporto sportivo con il ChievoVerona Women e di non proseguire con il calcio giocato almeno fino alla fine di questa stagione.
La calciatrice, faro della mediana gialloblù, ha scelto di fermarsi dopo più di diciassette anni vissuti sempre da protagonista.

Una carriera cominciata il 22 marzo 2003, quando a 15 anni non ancora compiuti bagnò il debutto col Foroni Verona in Coppa Italia con un gol, e che le ha regalato anche la gioia di uno Scudetto e una Supercoppa italiana, sempre con la maglia della compagine veronese.
Dopo un lungo viaggio che ha portato la numero 8 ad esprimere la sua passione e il suo talento sui campi lombardi, toscani e trentini, nel 2017 era tornata nel veronese per vestire la maglia della società con sede a Mozzecane.
Un’esperienza bellissima, inaugurata dalla splendida cavalcata che ha permesso alle ragazze gialloblù di guadagnarsi la cadetteria e che dopo tre anni e mezzo Silvia è costretta a interrompere, come spiega lei stessa, non senza rammarico ed emozione, nella video-intervista rilasciata ai nostri canali ufficiali:

 

L’ultimo dei 10 gol gialloblù da Silvia Carraro, realizzato in occasione della gara di Coppa Italia contro il Ravenna:

 

IN BOCCA AL LUPO SILVIA, CI MANCHERAI!

 

Ufficio Stampa – ChievoVerona Women F.M.

Facebook: Chievo Verona Women F.M. 
Instagram: chievoveronawomenfm
Twitter: @ChievoWomen
YouTube: Chievo Verona Women F.M.