Salgarollo: “Fiducia nelle ragazze, non siamo inferiori a nessuno. Vi racconto il mio primo incontro con Nicolato…”

Salgarollo: “Fiducia nelle ragazze, non siamo inferiori a nessuno. Vi racconto il mio primo incontro con Nicolato…”

È il motore del ChievoVerona Women, la persona che mette benzina sulle gambe delle ragazze gialloblù utile per sfrecciare sulle corsie o per non rinunciare neanche a uno scatto, per non mollare neanche un centimetro fino al 90′.
Guida le ragazze verso la fatica in ogni allenamento, quel sudore che però è essenziale per raggiungere qualsiasi successo, che può fare la differenza fra una vittoria e una sconfitta.
La sua voce dà ritmo e scandisce ogni corsa, ogni test fisico, ogni esercizio che inaugura tutte le sedute al Bottagisio, ma si sente (e forte) anche nel corso di tutte le gare di questo campionato, purtroppo senza pubblico.
Stiamo parlando di Enrico Salgarollo, preparatore atletico, da tanti anni al servizio del mondo gialloblù e membro essenziale dello staff tecnico agli ordini di mister Dalla Pozza. Ma per tutti, da queste parti, è più semplicemente “Il Prof”.

Di seguito la seconda parte dell’intervista rilasciata ai nostri canali ufficiali.

(Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista al nostro Preparatore Atletico!)

Questo è il tuo 13° anno al Chievo, dove ormai sei di casa. Come sei entrato a far parte di questo mondo e quali ruoli hai ricoperto in questo lungo percorso? Cosa vuol dire per te questa società e quali esperienze sono state fondamentali per la tua crescita professionale?

Questa è una domandona, è una lunga storia, mi viene da sorridere…Ho iniziato per caso in un estate, credo fosse appena finita la terza Liceo, al campo estivo di Villa Guerina a Montorio, storica location dei camp cittadini. Avevano bisogno di una mano nello staff a causa di un elevato numero di iscritti, così mio padre, ai tempi tra gli organizzatori dei Camp e della Scuola Calcio, mi fece alzare dalla sdraio e mi arruolò in batteria. Sostanzialmente facevo il “porta-cinesini” e davo una mano con l’animazione. Il primo giorno conobbi Mister Paolo Nicolato, allora Mister della Primavera e attuale Ct dell’Under 21 maschile Azzurra, il quale non esitò a mettermi al lavoro. Ricordo come fosse ieri che a fine giornata mi disse in dialetto: “Te torni anca doman era?! Iniziò tutto da li.

Dopo la maturità entrai a Scienze Motorie a Verona e nell’agosto del 2008 iniziai il mio primo anno “ufficiale” con Mister Luca Zaffanella e l’annata 1996. Nel corso degli anni successivi ho preso parte alle attività di Settore Giovanile, Scuola Calcio, Campi Estivi, Chievo Verona International e non ultimo ho visto nascere ChievoVerona for Specials, progetto interamente dedicato ai ragazzi con disabilità cognitive. Mi ritengo fortunato ad aver vissuto degli anni meravigliosi facendo parte di un Settore Giovanile ammirato in tutta Italia, formato da grandi lavoratori, competenti e dall’etica encomiabile; ringrazio tutti coloro che mi hanno insegnato qualcosa, allenatori,  preparatori, responsabili di progetto, giovani calciatori e chiunque abbia voluto il meglio per ChievoVerona. Molti di loro stanno proseguendo le loro strade in altre importanti realtà, raggiungendo eccellenti risultati, li ricordo tutti con piacere.
Negli ultimi tre-quattro anni mi sono dedicato quasi esclusivamente alla Scuola Calcio, spostando il focus sull’importanza educativa dello sport nel rispetto delle esigenze dei più piccoli, mantenendo comunque un’impostazione orientata alla programmazione ed alla ricerca della qualità dell’insegnamento, cosa che a mio avviso, dovrebbe sempre corrispondere al nome ChievoVerona.
Il Chievo per me è casa, e sono grato delle opportunità che mi sono state date permettendomi di lavorare ed imparare, completando ed arricchendo il mio percorso di studi universitari.

Come hai ricordato anche tu, nei tuoi trascorsi sportivi hai avuto modo di seguire da vicino anche il lavoro dell’attuale ct dell’U21 Nicolato, a cui sei legato anche da un rapporto di stima e amicizia. Cosa ha rappresentato per te e cosa ti ha lasciato quella esperienza?

Beh, avere la stima e l’amicizia di una persona come Mister Nicolato è un onore. Mi ha sempre colpito la sua semplicità e positività, ma al tempo stesso la capacità di guidare il gruppo da vero leader…Magnetico quando c’era da mettersi al lavoro. Cercavo spesso di vedere qualche suo allenamento, ancora quando il Bottagisio non era la magnifica struttura che conosciamo oggi, così come le partite a Caselle di Sommacampagna. Ricordo qualche episodio degli allenamenti, come ad esempio quando si provavano i calci piazzati, magari per allenare la linea difensiva. Mi è capitato di sentirlo dire: “Dai adesso le calcio io, che calcio meglio di tutti!”, scherzando (ride, ndr).

Mister Nicolato è sicuramente un modello da seguire. Rappresentare il punto di arrivo della filiera delle nazionali giovanili credo sia un risultato straordinario per una persona partita non certo dai riflettori della serie A. Il suo percorso parla da solo (vivide ancora le immagini dello storico scudetto Primavera del 2014) e credo che servano più persone come lui per il nostro movimento. L’Italia è un paese di grande tradizione calcistica ma il passato da ricordare non basta; abbiamo bisogno di colmare il gap con le nazioni più avanzate, evitando di forzare i tempi senza però perdere un giorno per programmare e lavorare. I primi risultati tangibili cominciano ad arrivare con le Under Azzurre e questo dev’essere motivo per continuare a credere nel lavoro con positività e lungimiranza. Spero un giorno di poter anche solo percepire la realtà che il Mister sta vivendo in questi anni. Sarebbe un sogno ed una sfida veramente emozionante.

Tornando al Chievo Women, la ripresa delle competizioni inaugurerà un probabile “tour de force” per recuperare le tante gare rinviate. Secondo te la rosa è pronta ad affrontare talvolta anche più di un impegno a settimana? Come cambierà il piano di allenamento? Il recupero fisico passa anche da quello delle energie mentali?

Sicuramente la probabilità di un “Tour de Force” sarà plausibile, ma ci sarà anche per la maggioranza delle altre squadre. Credo che una situazione difficile da inquadrare e imprevedibile come quella imposta dal COVID-19, abbia messo a dura prova non solo l’attendibilità dei programmi di lavoro ma anche la tenuta mentale delle numerose ragazze che conciliano una professione lavorativa al calcio giocato. Le sedute di allenamento si adatteranno gioco forza agli impegni di gara cercando di fornire stimoli sempre allenanti e quantificabili per facilitarne il monitoraggio.
Ho assoluta fiducia nelle ragazze, la squadra è forte in ogni reparto ed è completa in tutti e 22 gli elementi. La Società ha fatto un ottimo lavoro.
Abbiamo incontrato alcune delle squadre date per favorite alla vigilia e possiamo tranquillamente dire di non essere inferiori a nessuno da nessun punto di vista, anzi, analizzando i numeri e per quanto visto in campo, abbiamo raccolto poco per quanto prodotto.
Il campionato è molto equilibrato e, come sottolinei giustamente, le energie mentali sono importanti. Si lavora per far sì che le ragazze aumentino costantemente la percezione delle proprie competenze e, con essa, la voglia di incidere e di essere protagoniste in ogni appuntamento della stagione. Creare una mentalità forte e condivisa allontana la facile consolazione nell’alibi, rimedio ahimè tanto dannoso quanto diffuso.

Quali sono i tuoi prossimi progetti professionali? Ci sarà ancora il calcio femminile nel tuo futuro?

Al momento, oltre al lavoro con ChievoVerona Women, sto insegnando Scienze Motorie in una scuola di Verona (medie e superiori). È un lavoro che da sempre ho cercato, che amo e che mi dà ogni giorno grandissime soddisfazioni; vedere gli alunni crescere e cercare di studiare le strategie per essere significativi per il loro processo di crescita, mi riempie di responsabilità ed orgoglio.
Nel calcio dal punto di vista formativo e didattico ho investito tanto; sono consapevole che non si smette mai di imparare e, proprio per questo, voglio continuare a formarmi per conoscere e vivere sempre di più questo mondo. Non mi pongo nessun limite, lavorando sodo e continuando a sognare credo si possano raggiungere traguardi inizialmente impensabili.
Per ora la dimensione del calcio femminile mi piace; penso a mettermi a disposizione della Società che mi ha dato fiducia, dando il massimo della professionalità. Le sfide mi piacciono e credo che in un mondo in espansione come questo ce ne siano parecchie a cominciare dai settori giovanili, dalla cultura sportiva, dalla formazione di nuovi tecnici e dai centri per lo sviluppo territoriale. Credo che nel mio futuro ci sarà ancora tanto calcio. Femminile? Certo, perché no!?

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Parola al Prof! Due chiacchiere con Enrico Salgarollo, preparatore atletico gialloblù

Parola al Prof! Due chiacchiere con Enrico Salgarollo, preparatore atletico gialloblù

È il motore del ChievoVerona Women, la persona che mette benzina sulle gambe delle ragazze gialloblù utile per sfrecciare sulle corsie o per non rinunciare neanche a uno scatto, per non mollare neanche un centimetro fino al 90′.
Guida le ragazze verso la fatica in ogni allenamento, quel sudore che però è essenziale per raggiungere qualsiasi successo, che può fare la differenza fra una vittoria e una sconfitta.
La sua voce dà ritmo e scandisce ogni corsa, ogni test fisico, ogni esercizio che inaugura tutte le sedute al Bottagisio, ma si sente (e forte) anche nel corso di tutte le gare di questo campionato, purtroppo senza pubblico.
Stiamo parlando di Enrico Salgarollo, preparatore atletico, da tanti anni al servizio del mondo gialloblù e membro essenziale dello staff tecnico agli ordini di mister Dalla Pozza. Ma per tutti, da queste parti, è più semplicemente “Il Prof”.

 

Ciao Enrico. Tutti in squadra ti chiamano “Il Prof”. Ci spieghi perché?

È un modo per chiamare generalmente il preparatore fisico che si usa da sempre nel mondo dello sport e quindi anche nel mondo del calcio. Teoricamente dovrebbe differenziare dal Mister e dal vice Mister, sennò ci giriamo in 3-4 ogni volta che ci chiamano (ride, ndr). Dai, diciamo che “il Prof” nell’immaginario collettivo è quello che dovrebbe aver intrapreso un percorso di studi scientifici ed esperienze accademiche necessarie per svolgere al meglio il proprio compito.

La gara di qualche giorno fa con l’Empoli, a un mese di distanza dall’ultima partita disputata e con diverse giocatrici assenti, probabilmente non è stata l’occasione ideale per giudicare la condizione. Come sta la squadra fisicamente? Durante l’isolamento domiciliare le ragazze hanno continuato ad allenarsi in qualche modo?

Tutto sommato possiamo dire di sì! Chiaramente bisogna tenere in considerazione che il momento in cui ci siamo fermate è stato forse il peggiore possibile. Sono state organizzate schede di lavoro differenziate per le atlete costrette all’isolamento fiduciario e per quelle che invece sono risultate positive. Chiaramente l’esposizione prolungata a un contesto diverso da quello del campo non stimola a dovere, soprattutto dal punto di vista condizionale. Devo fare i complimenti alle ragazze per l’impegno e l’etica di lavoro che hanno dimostrato in queste settimane. 

Come è cambiata la metodologia di lavoro alla ripresa degli allenamenti di gruppo dopo tre settimane di stop forzato?

La metodologia non è cambiata, semplicemente abbiamo adattato le sedute cercando di riabituare la squadra allo sforzo per tutta la durata dell’allenamento. Settando il carico di lavoro e prestando particolare attenzione al monitoraggio e alle risposte delle giocatrici, sono convinto che torneremo in condizione quanto prima. Le ragazze che hanno dovuto sospendere di netto l’attività stanno lavorando duramente in questi giorni per colmare il gap con le compagne che hanno invece proseguito anche in isolamento.


Ci sono ovviamente diversità fisiologiche fra calciatrici e calciatori, ma a livello di approccio all’attività non noto nessuna differenza, anzi. Ho trovato ragazze molto motivate, molte fanno sacrifici e chilometri per venire agli allenamenti, hanno un forte desiderio di affermarsi come movimento e professione. E questa è la strada giusta per farlo.

Hai notato delle differenze di condizione atletica fra le ragazze che non hanno mai contratto il Covid e quelle che fino a qualche tempo fa erano positive?

Sì, come dicevo, le giocatrici che sono risultate positive, presentando sintomi per più giorni consecutivi, hanno ripreso con qualche difficoltà in più come era logico aspettarsi. In generale credo che nei prossimi dieci giorni avremo per lo più reintegrato tutto il gruppo.

Questa è la tua prima esperienza nel calcio femminile, dopo tanti anni con le squadre maschili. Come la valuti fin qui? Ci sono delle differenze nell’approccio, nella tipologia di lavoro o nella modalità di relazione con l’atleta? Cosa cambia nella tua attività di preparazione atletica?

Sì, è la prima esperienza nel calcio femminile per un’intera stagione. Ho già allenato gruppi di calciatrici all’estero grazie al progetto ChievoVerona International in USA, Canada e Australia. La considero in ogni caso un’esperienza nuova per me, che non mi vede comunque cambiare approccio al lavoro, anzi mi motiva a studiare di più per conoscere quanto prima questa nuova dimensione. Sinceramente non noto molte differenze a livello di approccio all’attività, anzi come mi aspettavo, ho trovato le ragazze molto motivate e riconosco in loro un forte desiderio di volersi affermare come movimento e intrinsecamente come professione. Molte fanno grandi sacrifici e chilometri per venire ad allenarsi; credo abbiano le idee chiare, sono molto professionali e questo è il primo passo per non precludersi nessuna possibilità futura.


Sono convinto che torneremo presto in condizione, la squadra nonostante tutto sta bene. Le ragazze hanno lavorato duramente sia durante l’isolamento forzato che alla ripresa degli allenamenti. Posso fare loro solo i complimenti per l’impegno e l’etica del lavoro che hanno dimostrato in questa situazione difficile.

La relazione con le atlete, ma la stessa cosa vale per i colleghi uomini, credo debba essere basata sul rispetto reciproco; ogni membro dello staff dovrebbe venire al campo consapevole che ha la responsabilità per qualche ora al giorno della salute e della performance delle proprie giocatrici. Se lo staff, il preparatore, gli allenatori, scelgono di prendersi questa responsabilità con coscienza e conoscenza, credo che il gruppo squadra non possa che essere collaborativo nel creare un clima ideale al lavoro. A livello di programmazione e metodologia il calcio femminile invita a tenere conto delle diversità fisiologiche tra calciatori e calciatrici, parametri e morfologia che chiaramente differiscono. Questi sono accorgimenti che però non presentano assolutamente un limite sul lato pratico.
Da amante degli sport in generale, mi sono sempre chiesto perché il calcio sia uno dei pochissimi sport di squadra ad abilità aperte a non presentare adattamenti come ad esempio le dimensioni del campo, delle porte, e magari la durata del tempo totale. Potrebbe essere interessante vedere quanto si alzerebbe l’intensità, spingendo quindi ad aumentare la qualità delle giocate e di conseguenza la spettacolarità. È solo un’idea…Per ora ci accontentiamo anche di tornare in campo senza “limitazioni”.

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Caliari vola all’estero. La bandiera gialloblù sventola per l’ultima volta

Caliari vola all’estero. La bandiera gialloblù sventola per l’ultima volta

Domani, contro il Pomigliano, saranno per Giulia Caliari 90 minuti speciali, gli ultimi di questa stagione con la maglia del Chievo Women.
Baluardo della difesa, la numero 3 è diventata nel corso degli anni un vero e proprio simbolo gialloblù, chioccia per le ragazze più giovani e punto di riferimento per tutto il gruppo.
Adesso, però, per la prima volta, le tante sfide sportive che la calciatrice ha affrontato sempre con la consueta passione e determinazione, lasciano il posto a quelle professionali.
Giulia, infatti, dopo aver brillantemente conseguito la Laurea Magistrale in Ingegneria dell’Energia Elettrica solo pochi giorni fa, abbraccerà un’esperienza di lavoro stimolante fuori dall’Italia.
Questo, purtroppo per i suoi tifosi, conciderà anche con la separazione dal ChievoVerona Women.
Per questa stagione sicuramente definitiva, per il futuro chi lo sa. Come dice la stessa giocatrice, potrebbe essere solo un arriverderci…

Ciao Giulia, fra qualche giorno volerai all’estero per una borsa di studio. Di cosa si tratta?

Si tratta dell’Erasmus traineeship, cioè l’Università ti paga una specie di borsa di studio per aiutarti ad entrare nel mondo del lavoro, facendoti fare un’esperienza lavorativa all’estero. Andrò sei mesi in un’azienda irlandese per un tirocinio riguardante cose in cui mi sono laureata.

Domenica giocherai l’ultima partita della stagione con questa maglia. Come ti fa sentire? Come stai vivendo questi ultimi giorni in gialloblù?

Ho iniziato la stagione con la consapevolezza che sarei andata via, ma senza sapere esattamente il momento esatto. Ho sempre cercato di dare il massimo e di impegnarmi come se dovessi stare qui tutto l’anno. E così cercherò di fare domenica, senza lasciarmi condizionare dal fatto che sia l’ultima ma cercando di giocare come se fosse una come tante altre. Ieri ho fatto l’ultimo allenamento, è stato strano perché insieme c’è tanta voglia di partire per questa nuova esperienza e la certezza che tutto questo mi mancherà da morire, le mie compagne in particolare.

Nell’ultimo turno hai fatto una grande prova con il Brescia. L’obiettivo è ripetere prestazione e risultato per salutare in bellezza?

Ovviamente l’obiettivo è ripetersi e chiudere in bellezza come si deve, almeno parto con il sorriso e la consapevolezza di aver dato del mio meglio.


Contro il Brescia siamo tornate ad essere noi. Alle mie compagne auguro di battere il Cittadella al ritorno, salvarsi e fare un buon campionato, perchè quando torno dall’Irlanda voglio festeggiare con loro

Sfiderete il Pomigliano capolista, proprio come lo era il Brescia una settimana fa. Quanto può incidere su questa partita l’ultimo successo e soprattutto la consapevolezza acquisita domenica scorsa, prima di affrontare un avversario forte?

L’ultimo successo è stato fondamentale per il nostro umore e abbiamo preso consapevolezza della nostra forza, siamo tornate ad essere noi in quella partita. Domenica dobbiamo ripeterci. Il Pomigliano arriverà credendo di aver già vinto, ma noi siamo consapevoli di potercela giocare. Il Brescia alla fine non si è dimostrata questa gran squadra, e spero succeda la stessa cosa con il Pomigliano.

Sei uno dei difensori più importanti in rosa, ma lasci una retroguardia che fra giocatrici esperte e giovani promesse fa ben sperare. Chi può essere la tua erede secondo te?

La mia erede in fascia come terzino sinistro Chiara Mele, oppure come centrale di difesa Alexandra Tunoaia con la quale ho fatto coppia nell’ultima partita in mezzo alla difesa. Sono entrambe giovani ed entrambe con un buon talento da far emergere.

Interrompi il rapporto con questo club per la prima volta dopo ben 17 anni trascorsi ininterrottamente in gialloblù. Ma è un addio o è solo un arrivederci?

La mia intenzione è quella di tornare dopo questa esperienza e quindi direi che è solo un arrivederci. Dipende molto da come mi troverò là e da che lavoro riesco a trovare successivamente. Non escludo che potrei mettere da parte la carriera sportiva per entrare nel mondo del lavoro, ma per il momento non ci voglio ancora pensare.


La mia erede come terzino sinistro è Chiara Mele, mentre come centrale difensivo Alexandra Tunoaia. Come vivo questi ultimi giorni? Entusiasmo per la partenza, ma anche la certezza che tutto questo mi mancherà tutto da morire

Vuoi salutare i tifosi gialloblù o qualcuno in particolare? Cosa auguri alla squadra in questa stagione?

Saluto tutta la società, staff, compagne e le persone che ci seguono. In particolare alle mie compagne auguro il meglio e di divertirsi sempre. Auguro di battere il Cittadella al ritorno e di farsi valere con qualsiasi squadra. Spero si salvino al più presto e che facciano un buon campionato perché a maggio, quando torno, voglio che ci sia una grande festa di fine anno (Covid permettendo…).

Più di diciassette anni trascorsi con questo club…

Più di nove anni con la Prima squadra…

Più delle 167 presenze con questa maglia, quasi 168…

Più del tuo esordio contro la Juve ad appena 16 anni…

Più del campionato vinto, più delle sette salvezze consecutive in B…

Più di tutti i contrasti, recuperi e discese sulla fascia sinistra…

Più della passione che mostri anche in allenamento, della grinta che metti su ogni pallone…

Più della tua inesauribile energia…

Più del modo in cui hai difeso la nostra porta e la nostra maglia…

Più di tutto…

C’è l’amore che hai dimostrato per questi colori. Ci sono le pagine che hai scritto (e speriamo continuerai a scrivere) per questo club.

Grazie Giulia!

Da parte di tutto il mondo gialloblù, buon viaggio e in bocca al lupo, “The wall”.

 

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Tunoaia: “Che emozione l’esordio! Ora voglio crescere con il Chievo. Domenica dimostreremo chi siamo”

Tunoaia: “Che emozione l’esordio! Ora voglio crescere con il Chievo. Domenica dimostreremo chi siamo”

Giovanissima ma tanto, tanto determinata. E con le idee già estremamente chiare.
É quello che traspare in ogni pensiero di Alexandra Tunoaia, difensore classe 2001 alla prima stagione con la maglia Chievo Women. In ogni sua parola sembra di scorgere la grinta che ha messo in ogni allenamento da quando è arrivata nel corso di quest’estate, proprio come nelle ultime due uscite stagionali contro il Ravenna, in cui la calciatrice in prestito dall’Hellas ha trovato il debutto.
Tanto gentile, solare e sempre sorridente fuori dal campo, quanto combattiva e aggressiva quando affronta le sue avversarie. Personalità e carattere, doti che, insieme a quelle tecniche, le sono valse la chiamata della Nazionale maggiore della Romania, con cui è già scesa in campo due volte.
Queste le risposte di Alexadra, fra obiettivi, sogni, emozioni e quel percorso sportivo che l’ha condotta fin qui al ChievoVerona Women F.M. e che le auguriamo possa continuare ad arrichire con tante soddisfazioni.

Ciao Alexandra, raccontaci dei tuoi primi due mesi vissuti nel club.
Com’è stato l’ambientamento nel mondo del ChievoVerona Women F.M. e all’interno del gruppo?

Mi sono trovata sin da subito molto bene, anche se questa realtà non mi è completamente estranea perchè avevo già giocato al ChievoValpo e conosco già lo spirito del Chievo.
Il gruppo è nuovo per me, ma mi sono inserita bene. Anche perchè quest’anno ci sono sia giocatrici molto giovani che elementi di esperienza che possono darti una mano, un mix che apprezzo molto e tutt’altro che scontato.
Con le compagne ho un ottimo rapporto e mi piace il fatto che in ogni allenamento ci sia tanta passione e tanta grinta, come piace a me.

 Domenica scorsa, in Coppa Italia, hai fatto il tuo debutto da titolare, a soli sette giorni dal tuo esordio assoluto. Potremmo dire che hai vissuto la settimana perfetta…

Sì, diciamo che si può definire così (ride, ndr). Però io spero che sia la prima settimana perfetta di tante.
Sono emozioni difficilmente descrivibili, ho sentito tanta voglia di dare ancora di più e di dimostrare che posso migliorare tutto quello che fa parte del mio gioco.
Una delle emozioni più belle di queste due partite l’ho ricevuta dalle mie compagne, dal modo in cui mi hanno sostenuto, ma anche dai miei genitori per cui il mio esordio è stato un orgoglio.

In coppa hai giocato da terzino sinistro, anche se nasci da difensore centrale.
Hai disputato comunque un’ottima partita, proprio come nello spezzone di gara precedente nella linea a tre.
Tu quale posizione preferisci?

Non è un ruolo nuovo per me quello di terzino, destra o sinistra a non cambia molto perchè riesco ad adattarmi bene. Ci avevo già giocato in Nazionale e un po’ anche a Brescia nelle giovanili. Anche domenica mi son trovata bene, anche perchè con elementi come Zanoletti e Salaorni di fianco è più facile. Mi piace questa posizione perchè mi permette di avere più possibilità di contribuire alla manovra offensiva. Poi è ovvio che quello del centrale è sempre stato il mio ruolo più naturale per le mie caratteristiche, perchè sono un difensore a cui piace esprimere personalità e che ama gestire la difesa e da terzino lo fai un po’ meno. Viceversa corro di più della squadra, quindi diciamo che ogni ruolo ha le sue potenzialità, però mi piacciono entrambi in modo diverso. 


Fra le emozioni più belle dell’esordio il sostegno costante delle mie compagne e quella ricevuta dai miei genitori, per cui è stato un orgoglio

Nel tuo reparto ci sono calciatrici di esperienza come Stefania Zanoletti, Francesca Salaorni, Giulia Caliari. La loro presenza e i loro consigli possono rappresentare una spinta in più nel tuo percorso di crescita da difensore? Cosa vorresti imparare da loro?

Il calcio è un gioco da cui si impara praticamente sempre, da loro credo che ho la possibiltà di imparare più di chiunque altro anche perchè abbiamo una buona intesa dentro e fuori dal campo.
Della Caliari, con cui ho sto legando molto, mi piace tanto il suo spirito di lotta, la grinta e la voglia di non mollare mai; di Zanoletti la sua sicurezza e l’abilità nello scegliere sempre la cosa giusta; di Salaorni la capacità di aiutare le compagne e imporre il suo fisico. Ma ci sono anche tante altre ragazze da cui posso imparare tanto.

 Quali sono i tuoi idoli calcistici al maschile e al femminile?

Per quanto riguarda il maschile il mio idolo è Frank Ribery, perchè mi ha sempre appassionato la sua storia e soprattutto il modo in cui gioca e si impone sul campo. Un altro, che invece prendo come esempio per il ruolo, è Sergio Ramos, un centrale di grande spessore. E poi ho un legame speciale con i capitani io…
Per il femminile, è da quando son piccola che seguo tantissimo Elena Linari. Quando giocava a Brescia ho avuto anche la fortuna di vederla da vicino, per me è sempre stata un punto di riferimento. Ma anche Alia Guagni, sia per le sue qualità da leader che per come riesce, da difensore, a essere spesso preziosa in fase offensiva.

Parlaci un po’ di te. Come ti sei avvicinata al calcio? Qual è stato il tuo percorso sportivo?

Già da piccola seguivo mio papà che di sera giocava con i suoi amici e subito mi sono appassionata a questo sport. Ho iniziato a giocare all’età di 6 anni in una squadra di quartiere maschile. Il primo anno ho cominciato come portiere, ma avevo paura della palla! Mentre in attacco la porta era un optional per me (ride, ndr).
Quindi mi hanno messo in difesa e mi è piaciuto, mi son trovata molto perchè ero brava a bloccare le azioni. Dopo l’esperienza in un’altra scuola calcio locale, a 11 anni ho superato i provini con il Brescia femminile e ho proseguito lì fino alla Primavera. Poi un anno da capitano della Primavera con il ChievoValpo, quando ho cominciato a ricevere le convocazioni delle giovanili della Romania. Mentre nella scorsa stagione ho giocato con la Primavera dell’Hellas Verona e sono stata chiamata dalla Nazionale maggiore.


Centrale o terzino va bene lo stesso, mi piacciono in modo diverso. Sono un difensore che ama esprimere personalità, ma anche contribuire alla manovra offensiva. Elena Linari il mio punto di riferimento, mi piace anche Alia Guagni per la sua leadership

 Dopo aver brillato con le formazioni giovanili, adesso stai vivendo la prima esperienza con una Prima Squadra. In quali aspetti secondo te devi migliorare per affermarti anche in Serie B?

Questo per me è un mondo nuovo e sono felicissima di aver fatto questo passo. Ci sono diverse cose su cui posso migliorare, come la velocità del gioco che è differente da quella della Primavera, ma anche la fisicità che è un elemento importante in un campionato come la B. Quello che ho notato è che non si deve sottovalutare nessuno, perchè le gare sono molto combattutte e tutti danno il massimo.

Cosa ti aspetti da questa stagione a livello personale e di squadra?

Il mio obiettivo personale è riuscure a diventare un elemento importante e di sicuro affidamento per il mio team. Quello di squadra penso che sia dare il nostro massimo e giocare sempre in modo coeso. Promozione in A? Perchè no, abbiamo un gruppo forte, dobbiamo essere ambiziosi. 

 Siete alla ricerca della prima vittoria stagionale. Cosa manca secondo te per centrarla?

In queste prime partite alcuni episodi sono stati sfavorevoli e purtroppo decisivi per il risultato finale. D’altra parte ci prendiamo le nostre reponsabilità, perchè ci manca del sano cinismo sotto porta e nient’altro. Secondo me ci siamo sia dal punto di vista della costruzione del gioco che da quello delle occasioni, quindi è mancata principalmente la precisione.


Il mio obiettivo stagionale è diventare per il Chievo un elemento di sicuro affidamento. Promozione? Siamo forti, dobbiamo essere ambiziosi. Sogno di riuscire a fare del calcio il mio lavoro, magari in Francia…E dimostrare a tutti che le ragazze possono essere divertimento ed eleganza insieme

La prossima gara con il Cesena potrebbe essere l’occasione giusta. Che partita ti aspetti? Nello spogliatoio si percepisce la voglia di riscatto dopo le prime sfortunate uscite?

Noi dobbiamo concentrarci principalmente su di noi perchè vogliamo provare a imporre il nostro gioco a prescindere dall’avversario. Mi aspetto sicuramente una gara molto combattuta, una partita in cui mostreremo chi siamo e quanta voglia abbiamo di rifarci. In spogliatoio non c’è malumore perchè sappiamo di aver giocato bene e di aver replicato i movimenti provati in allenamento, però c‘è tanta voglia di dimostrare che i risultati sul tabellino fin qui non ci rappresentano e di di ottenere la prima vittoria.

Fai parte anche della selezione della Romania. C’è anche quello di importi definitivamente in Nazionale fra i tuoi obiettivi in questa stagione?

Certo. Il mio desiderio è quello di crescere fino diventare uno dei punti chiave della mia Nazionale, perchè è una cosa che anche sentimentalmente mi premo molto. Nelle giovanili ho sempre dato cuore e anima per la squadra, è una selezione che dovrebbe essere valorizzata di più perchè lo merita.

Quali sono i tuoi sogni calcistici?

Lavorare con ciò che si ama è il sogno di tutti, quindi mi piacerebbe fare del calcio il mio lavoro. Sarebbe bello giocare in una realtà come Lione o in generale la Francia, in cui è così. Vorrei arrivare sempre più in alto perchè non ho intenzione di fermarmi. Vorrei anche riuscire scendere in campo nei grandi stadi per dimostrare a tutti che le ragazze nel calcio possono essere divertimento ed eleganza insieme.

 

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Carraro: “Il campo mi manca ma la salute viene prima di tutto”

Carraro: “Il campo mi manca ma la salute viene prima di tutto”

Il pallone è ancora fermo (si riprenderanno gli allenamenti il 18?) ma la voglia di scendere in campo, almeno per riassaporare il profumo dell’erba e sentire il sudore e l’aria scorrere sulla pelle, è tanta. In casa gialloblù a esprimere questo sentimento è Silvia Carraro, mastino delle clivensi che nonostante questo periodo lontano dai campi non ha smesso, come le compagne, di tenersi in forma grazie alle direttive del preparatore atletico e del mister. Con Silvia ci spingiamo un po’ oltre, provando a ipotizzare un possibile ritorno in campo o, malinconicamente, un arrivederci alla prossima stagione.

1. Come stai vivendo questo periodo lontano dai campi?

Per mantenere la condizione mi alleno quotidianamente seguendo il programma che il mister ed il preparatore ci hanno mandato, integrando a volte altri tipi di allenamenti. Personalmente è mancata molto la corsa, speriamo d’ora in avanti di poterla effettuare liberamente rispettando la propria e l’altrui sicurezza.

2. Ti manca l’atmosfera che si respira durante gli allenamenti e le partite?

Sicuramente l’ambiente campo manca così come l’aggregazione col gruppo, le abitudini ed i piccoli rituali che caratterizzano l’approccio alla partita, i momenti di gioia ed amarezza sempre e comunque condivisi. Nonostante siano passati parecchi anni dal primo passo su un campo, sono tutte sensazioni che pur ripetendosi apparentemente allo stesso modo lasciano sempre sensazioni nuove e differenti tra loro.

3. Dal 18 maggio sembra che possano riprendere gli allenamenti anche le squadre di calcio. Pensi sia giunta l’ora di riprendere?

Di getto ti direi che vorrei si riprendesse tra poco; bisogna però essere riflessivi ed obbiettivi, capire cosa comporterebbe riprendere dopo 2 mesi di attività molto differente da quella che comporta il calcio. Prima di questo però c’è l’aspetto sicurezza, per noi è impossibile assicurare periodi di isolamento in ritiro come hanno previsto per la A maschile; il rispetto per la salute dello sportivo, a volte trascurato, va considerato prima di ogni variabile.

4. Per quando riguarda il campionato non si sa ancora se riprenderà. Tra le varie ipotesi, si dice che la stagione possa essere annullata. Visto il cambio di passo che avevano intrapreso dopo un inizio difficile ti dispiacerebbe che andasse vanificato?

Purtroppo credo che questo campionato sarà destinato a terminare così, con molto rammarico; per come ci siamo riprese, per quello che stavamo dimostrando, per il gruppo che abbiamo ritrovato e per quel terzo posto che era ancora raggiungibile. Affidiamoci alle decisioni degli organi competenti e vedremo a breve cosa decideranno.

5. Secondo te, c’è il pericolo che lo sport non torni più quello di prima e che venga privato delle emozioni che porta con sé, come ad esempio abbracciarsi dopo un gol o una vittoria?

Mi sono chiesta diverse volte come d’ora in poi i rapporti verranno condizionati. Con le persone nei luoghi di lavoro, negli spazi comuni, nei ristoranti, nei parchi. Tutti momenti in cui la razionalità prevale rispetto all’istinto; magari vedremo meno strette di mano per strada o meno confidenze con il nostro barista di fiducia. Ma in campo, il campo è un mondo a sé: insieme si vive in una dimensione dove le emozioni, il “sentido spagnolo” hanno la prevalenza. I sacrifici, la fatica, i sorrisi e le delusioni si vivono, in un primo momento, a pieno stomaco. Spero fortemente che nessun distanziamento sociale imposto ci priverá mai di un abbraccio collettivo dopo un gol così come di una mano tesa quando fai fatica ad alzarti da terra.

Valerio Filippi: entusiamo ed esperienza al servizio di Salvi e Olivieri

Valerio Filippi: entusiamo ed esperienza al servizio di Salvi e Olivieri

Il campionato è fermo ma la voglia di calcio non tramonta mai. Per continuare ad assaporarla, diamo voce a chi dietro le quinte lavora per far rendere al meglio le gialloblù. La scorsa settimana abbiamo conosciuto il preparatore Eugenio Turri, mentre ora ci concentriamo sul preparatore dei portieri Valerio Filippi. Dopo due anni esperienziali in Australia, in estate ha accettato con grande entusiasmo l’incarico di allenare il duo Olivieri-Salvi che sin qui si stanno dimostrando due saracinesche.

Valerio, ci racconti il tuo percorso professionale?

Sono partito a giocare da ragazzino nella squadra del mio quartiere. Poi sono passato alla Virtus dove ho giocato fino al campionato Juniores Nazionale ma essendo piccolino poi ho deciso di smettere. Al quel punto il direttore sportivo Adriano Zuppini mi propose di allenare. Inizialmente ero molto scettico perchè nella mia testa pensavo ancora da giocatore però dopo aver rotto il ghiaccio mi appassionai sempre di più. Da assistente della Virtus in serie D sono riuscito a prendermi un gruppetto mio e poi grazie all’allenatore della Virtus che allenava anche nelle giovanili del Chievo riuscii ad andare anche nella società clivense. Tutto questo, unito alla laurea in Scienze Motorie mi ha appassionato e dato ulteriori stimoli per andare avanti.

Hai vissuto due anni in Australia come preparatore dei portieri nel Milan Academy e poi nel Brisbane. Cosa ti hanno insegnato queste due esperienze?

All’inizio non è stato facile perchè il contesto sociale era completamente diverso da quello europeo. Non sapevo parlare inglese e fare comunque quello che mi piace in questa nuova realtà non è stato semplice. Devo dire che mi ha dato tanto in termini di confronto perchè ho collaborato con realtà e persone che lavoravano in maniera completamente diversa dalla mia ma allo stesso tempo ho potuto conoscere e mettere a fuoco il loro metodo, basato sull’efficacia, e confrontarlo con quello italiano, che mette al centro la tecnica. Due realtà professionistiche che mi hanno permesso di allargare la mente e gli orizzonti, capendo ancor di più le peculiarità di questo ruolo.

In estate hai accettato la chiamata del Cfw. Per quanto hai potuto vedere in questi mesi, c’è differenza nell’allenare portieri maschi e portieri femmine?

Sono tornato dall’Australia perchè mi mancavano i patentini e dovevo averli se volevo tornare a fare il preparatore da loro. Nel frattempo però, Simone Bragantini, ex allenatore della Prima Squadra della Fortitudo con la quale avevo lavorato assieme alla Virtus, mi propose di venire nel settore giovanile della Fortitudo. In estate mi hanno proposto di prendere la Prima Squadra e sono partito. Una proposta molto stimolante e devo dire di essere molto contento della scelta fatta. Per quanto riguarda la differenza tra maschile e femminile devo dire che le differenze ci sono, e si notano sia dal punto di vista delle prestazioni e sia della gestione psicologica. Le ragazze sono più fragili ma come attitudine e forza di volontà sono di gran lunga superiori ai colleghi maschi. Il modo di rapportarsi deve essere diverso e sta nell’allenatore capire la strategia migliore.

In Prima Squadra curi la preparazione dei portieri Francesca Olivieri e Margherita Salvi. Ci presenti le loro caratteristiche?

Margherita ha una struttura fisica importante e tecnicamente è molto ben impostata. Francesca invece, è più piccolina ma molto rapida e con grande esplosività. Entrambe hanno una forza di volontà e un’attitudine al lavoro spaventosa. Hanno fatto più allenamenti della squadra e non si sono mai tirate indietro. Sicuramente sono un esempio per le altre ragazze che giocano in porta nelle squadre del settore giovanile.

Il ruolo del portiere lo conosci bene perchè anche tu hai giocato come estremo difensore. Che importanza ha questa figura durante le partite? Oltre alla tecnica e allo stare tra i pali cosa conta di più?

Aver un passato da portiere e sapere cosa vuol dire aver indossato un paio di guanti credo sia fondamentale e può fare la differenza. Capire cosa e come pensa un portiere e le difficoltà che può incontrare le conosci solo se hai fatto il portiere. Questo non vuol dire che chi non ha fatto il portiere sia meno bravo di ex portieri ma l’essere stato tra i pali può permetterti di rapportarti meglio con i portieri che alleni.

Come valuti la stagione gialloblù sin qui?

La stagione non è partita nel migliore dei modi. Non riuscivamo a dare continuità e purtroppo navigavamo in acque poco tranquille. Ora il percorso è migliorato visto che sono arrivati i risultati e più serenità e questo ci permette di affrontare il campionato con meno ansia e con più consapevolezza.

L’obiettivo dichiarato dalla società è la salvezza. Questo traguardo passa anche dalle parate di Olivieri e Salvi?

L’obiettivo primario è confermare la categoria. Tutto ciò che verrà poi sarà in più e certamente questi risultati passano dalle parate dei due portieri. Finora sono state determinanti, come ad esempio Salvi a Roma e Olivieri in casa contro il Cittadella, e lo saranno ancora fino alla fine.