Filippi (All. Portieri): “Lavoro con quattro ragazze straordinarie. Il calcio femminile mi ha sorpreso perchè…”

Filippi (All. Portieri): “Lavoro con quattro ragazze straordinarie. Il calcio femminile mi ha sorpreso perchè…”

Il ChievoVerona Women ha vissuto una stagione travagliata fra i pali, che ha visto l’alternanza di ben quattro numeri uno. A dicembre, infatti, il club si è trovato orfano del primo e del secondo portiere, entrambe fuori per infortunio, costringendo la società ad intervenire sul mercato e ad aggregare in fretta la 16enne Myryam Magalini dalla Primavera.

Per fortuna, però, in questa situazione difficile e imprevista, la squadra gialloblù ha potuto contare sulla professionalità e la competenza di Valerio Filippi, preparatore dei portieri.
Quest’ultimo, infatti, come il più classico ed esemplare prototipo moderno di “Re Mida”, ha la capacità innata di trasformare in oro tutto ciò che passa attraverso le sue mani e che viene prontamente valorizzato grazie al suo prezioso lavoro.

Anche a fronte di pochissimo tempo, ha dimostrato in più riprese che quando accoglie un’atleta nella sua pregiata officina di talento, riesce a tirare fuori il massimo del potenziale di ogni giocatrice.
Valerio è uno dei non pochi professionisti che lavorano al ChievoVerona Women che rimangono spesso dietro le quinte, ma che garantiscono un apporto fondamentale al club. Se la squadra clivense quest’anno ha sempre avuto un guardiano all’altezza della sua porta, infatti, il merito è indubbiamente anche suo.
Per scoprire qualcosa in più su di lui e sulla sua attività in gialloblù, nonchè sulle quattro ragazze con i guantoni, lo abbiamo contattato per una chiacchierata ai microfoni dei nostri canali ufficiali.

Ciao Valerio, da quanti anni sei al Chievo Women? Ci racconti il tuo primo incontro con la società?

Questa è la mia seconda stagione al ChievoVerona Women, anche se il primo contatto ufficiale con il club è avvenuto alla fine del 2018, quando sono rientrato dalla mia esperienza australiana che mi aveva visto impegnato sempre nel ruolo di preparatore dei portieri. L’allenatore dell’epoca, Simone Bragantini, oggi sulla panchina del Brescia Femminile, mi volle con lui per rafforzare il settore giovanile di quella che, prima della recente fusione con la società clivense, si chiamava ancora Fortitudo, che era sprovvista di una figura come la mia.

Qual è stato il percorso professionale che ti ha portato fin qui? Com’è nata questa tua passione e questa predilezione per il ruolo del portiere?

Il mio percorso professionale è stato pieno di gavetta, è stato un lungo cammino di crescita e formazione. Ho fatto per dieci anni il secondo preparatore dei portieri alle spalle di Massimo Costa sia alla Virtus Verona in Serie D e anche nel settore giovanile maschile del Chievo. Con lui sono nato come allenatore dei portieri, mi ha dato le basi per fare questo lavoro. All’inizio quasi non sapevo neanche lanciare una palla con le mani, lo dico molto onestramente…(ride, ndr).
La mia fortuna è stata confrontarmi con un settore giovanile professionistico già a 20 anni.
La voglia di fare il preparatore dei portieri nasce dalla passione infinita verso questo ruolo. Ero un estremo difensore, ma anche per via dell’altezza, decisi di smettere molto presto. Avevo perso gli stimoli che ho ritrovato subito dopo grazie a un nuovo percorso che ad oggi è a tutti gli effetti il mio lavoro.

Come sappiamo hai avuto anche tu una carriera da estremo difensore. Pensi sia un vantaggio per un preparatore dei portieri avere alle spalle un trascorso fra i pali?

Penso che aver fatto il portiere sia un valore aggiunto, senza nulla togliere a chi ricopre questo ruolo professionale senza aver mai giocato da estremo difensore. Credo che però aver fatto il portiere ti possa far capire al meglio quello che può sentire un numero uno. Sapere cosa si prova a subire un gol, quando si fa un intervento decisivo all’ultimo istante o si para un rigore che permette di mantenere l’equilibrio o di raggiungere la vittoria. Sono tutte sensazioni, emozioni che solo chi ha fatto il portiere può provare. Mettersi un paio di guanti e il numero uno dietro la schiena non è semplice, per capirlo a pieno bisogna sperimentarlo.

Fino a questo momento non deve essere stata una stagione facile per te, viste le frequenti indisponibilità di Olivieri e Galloni. Come stanno le due giocatrici?

Purtroppo è stata una stagione molto sfortunata. Martina ha avuto un infortunio molto grave alla caviglia che l’ha tenuta fuori da novembre ed è tornata proprio martedì, dopo quattro mesi di inattività. Olivieri si è fatta male poco dopo per la rottura del naso e dello zigomo. Quest’ultima per fortuna l’abbiamo recuperata già dall’ultima partita, anche se è costretta a giocare con una maschera. Per Galloni siamo molto in anticipo sulla tabella di marcia, perchè l’aspettavamo ad aprile ed è già in campo, seppur con il freno a mano tirato e con tutta la cautela possibile. Non so dire se sarà disponibile alla fine del campionato, ma sicuramente l’obiettivo è quello di fare di tutto per aiutarla a recuperare al meglio come già successo con Olivieri.

Nonostante i frequenti avvicendamenti fra i pali, chi ha difeso la porta del Chievo ha sempre fatto bene. Penso alle due ragazze sopracitate, a Pilato, ma anche a Magalini, catapultata in pochi giorni dalla Primavera alla Prima Squadra. Come riesci, soprattutto in così poco tempo, a far rendere al meglio le calciatrici sotto la tua guida?

Innanzitutto grazie per il complimento. La cosa più complicata di questa stagione è stata quella di non avere mai una piena continuità, sia per infortuni che per limitazioni dovute al Covid-19. Con Olivieri abbiamo lavorato nel precampionato e dopo poche partire ha avuto i problemi a cui facevamo riferimento; Galloni è arrivata a preparazione iniziata e si è fatta male presto; Pilato è stata presa a metà campionato dopo diversi mesi senza giocare, Magalini si è dovuta aggregare in extremis alla Prima Squadra. Nonostante i frequenti imprevisti, però, il rendimento è stato comunque ottimale da parte di tutte. Martina è stata fondamentale per la vittoria di Brescia, Olivieri ha mantenuto sempre un buon livello. Magalini e Pilato hanno avuto da subito un buon impatto. Credo che prima di tutto il merito debba andare a loro quattro per il loro impegno e per la loro attitudine al lavoro, non si tirano mai indietro ed è un vero piacere allenarle. Da parte mia credo di essere una persona molto empatica, quindi riesco ad entrare subito in sintonia con loro. Forse anche per l’età, essendo un preparatore dei portieri giovane, è un fattore che permette loro di sentirsi a proprio agio. Sicuramente ho un rapporto sano e genuino con tutte e questo credo sia molto importante.

Ci spieghi un po’ le loro caratteristiche e in cosa differiscono fra loro? Quali sono i punti di forza delle quattro giocatrici che alleni?

Olivieri è quella che è con me da più tempo, quindi più facilmente valutabile. Lo dico molto onestamente, quando l’ho conosciuta aveva qualche difficoltà, ma si è messa subito a lavorare a testa bassa e oggi è un portiere abbastanza completo. Ha fatto grandi miglioramenti dal punto di vista tecnico e comincia a fare gesti tecnici sempre più puliti, la sua caratteristica migliore è sicuramente la reattività.
Magalini ha una forte presenza fra i pali, infatti lei si sente molto sicura nell’aspettare un tiro vicino alla linea di porta piuttosto che in un intervento in uscita. Pilato è più difficile da valutare perchè era ferma da tanto. Secondo me fra tutte è quella che ha uan capacità più spiccata dal punto di vista podalico, con i piedi ha un’ottima tecnica e in fase di fraseggio è disinvolta. Martina Galloni ha un potenziale enorme, peccato davvero per l’infortunio. Ha un’ottima visione di gioco ma soprattutto è molto forte nell’attacco palla e nella difesa dello spazio.

Anche a causa di qualche imprevisto di troppo, non c’è stata una gerarchia chiara in porta. Secondo te la concorrenza è uno stimolo anche fra i pali o per il portiere vale un discorso a parte?

Non c’è mai stata una gerarchia chiara, è vero. Ha cominciato Olivieri come titolare, poi è stato dato spazio a Galloni. Con entrambe indisponibili è stata chiamata in causa prima Magalini, poi Pilato. Devo dire che Olivieri è tornata dall’infortunio con tanta fame, con molta voglia di giocare. Quindi con mister Ardito abbiamo deciso di metterla in campo. A Ravenna, nonostante il risultato negativo, è stata protagonista di una partita positiva, anche sul primo gol ha fatto una parata importante. Credo che la concorrenza sia un fattore importantissimo per un portiere. Nessuna è certa di avere il posto, quindi in allenamento vengono tutte molto cariche e con tanto desiderio di giocare. Mai come quest’anno c’è stata questa alternanza, anche a causa di tutte le situazioni a cui abbiamo accennato. E ancor di più, mai come in questa stagione, gioca solo chi si impegna e dà di più in allenamento.

Nell’impostazione degli allenamenti c’è una differenza tra allenare un numero uno nel calcio maschile o femminile?

Sicuramente le differenze sono di tipo anatomico, la donna ha bisogno di un lavoro a livello preventivo ancora maggiore e ovviamente esprime meno forza. La cosa che più differisce è che purtroppo il calcio maschile ha molta più cultura, nel senso che i bambini sin da piccoli hanno da subito un preparatore dei portieri che li segue. Nelle giovanili femminili solo adesso si sta facendo largo la figura del preparatore, ma le ragazze che trovi oggi in Prima Squadra sono cresciute per la maggior parte senza l’allenatore dei portieri. Nulla però va lasciato al caso e c’è ancora tanto lavoro da fare per colmare questo gap. C’è però di buono che queste ragazze cercano di mettere il quadruplo dell’impegno per recuperare questi aspetti tecnici rispetto ai ragazzi. Speriamo che il calcio femminile possa colmare questo dislivello e possa crescere sempre di più.

Quanto conta e quanto incide l’aspetto psicologico rispetto al talento o a quello tecnico per un portiere?

Sicuramente è un fattore determinante. Molti dicono deve essere “matto”, secondo me invece un portiere deve avere tanta personalità. Non è semplice dopo un errore, un gol banale o evitabile, non abbattersi e  rimanere in gara, ma quest’ultima è già una prerogativa importante. Un estremo difensore deve essere bravo a non farsi condizionare dagli eventi avversi e rimanere concentrato. Quindi sì, a volte l’aspetto psicologico diventa ancora più determinante rispetto a quello tecnico.

Sappiamo che hai un rapporto molto stretto con il portiere di Serie A, attualmente al Genoa, Alberto Paleari, con cui collabori anche professionalmente. Ci racconti un po’ come si sono incrociate le vostre strade?

Con Alberto ho un rapporto speciale. Ci siamo conosciuti nel 2013 quando difendeva la porta della Virtus Verona e io ero un giovane vice-allenatore dei portieri alle prime armi. La nostra amicizia nasce lì ed è rimasta nel tempo. Dopo quell’anno Alberto intraprese quel percorso importante che oggi l’ha portato in Serie A.
Dopo essere tornato in Italia dall’Australia ho conseguito i patentini da preparatore a Bassano del Grappa, quindi praticamente stavo spesso da lui. Da lì abbiamo deciso di aprire la nostra scuola portieri che si chiama “Wanna Be a Pro” che è partita a gennaio 2019 con un canale YouTube dedicato. Abbiamo fondato la nostra ASD oltre ad aver scritto un libro, “I segreti del portiere professionista”. Sicuramente è tanto stimolante poter lavorare e avere un confronto quotidiano con un portiere di Serie A, è un valore aggiunto per me che di riflesso arriva anche ai portieri che alleno nel ChievoVerona Women.

Tornando al Chievo Women, se dovessi scegliere tre parate di questa stagione, quali sono state quelle che fin qui ti sono rimaste impresse per bellezza o difficoltà?

Difficile fare una classifica, sicuramente Galloni è sul podio. Perchè a Brescia ha fatto una prestazione importante, con quattro interventi davvero formidabili, soprattutto l’ultimo. Ha fatto un attacco palla bellissimo, con un tempo di uscita perfetto. Poi ricordo una bellissima parata nel primo tempo di Myriam a Tavagnacco che è alla fine è risultata decisiva. Olivieri a Ravenna ha fatto un intervento che secondo me ad oggi è il più importante di tutti, purtroppo però siamo stati sfortunati con l’autogol di un nostro difensore sulla ribattuta. Giada è stata impegnata meno finora.

Quali sono secondo il tuo punto di vista gli obiettivi a cui può ambire la squadra?

Per quello che è il potenziale della squadra mi piacerebbe poter dire che possiamo puntare ai primi due posti. Purtroppo a causa di una serie di eventi siamo costretti a ridimensionare i nostri obiettivi, quindi ad oggi, senza voler strafare troppo, bisogna pensare soprattutto alla salvezza. La nostra posizione di classifica ci impone di guardare in faccia la realtà e rimboccarci le maniche. Dobbiamo lavorare a testa bassa e vincere, perchè non ci è concesso sbagliare. Dopo un’eventuale ipoteca sulla salvezza, possiamo pensare di toglierci qualche soddisfazione in più. Ma per il momento la salvezza prima di tutto.

Quali sono invece le tue prospettive professionali? Vedi ancora il calcio femminile nel tuo futuro?

Devo essere sincero, il calcio femminile mi ha sorpreso. Sono entrato in questo mondo molto scettico e titubante.
Tornavo dall’Australia e non avevo un lavoro, quindi accettai la proposta di quello che oggi è il ChievoVerona Women. In realtà si è rivelata un’esperienza bellissima, mi ha dato delle emozioni fortissime. L’anno scorso, in quella che è stata la mia prima vera stagione, Margherita Salvi e Olivieri mi hanno fatto innamorare del calcio femminile. Due ragazze sempre sul pezzo, è stato un onore lavorare con loro, due persone e giocatrici che non si sono tirate indietro. Quest’anno è successo comunque la stessa cosa.
Allo stesso tempo non posso negare che il richiamo del maschile è molto forte. Lavorare con un portiere come Paleari, che abbiamo visto esprimere a grande livello con Fiorentina, Parma, ma anche in coppa con la Juventus, ti fa venire un po’ voglia di maschile.

Ad oggi però non penso assolutamente a quello che sarà domani, perchè sono impegnato con il Chievo Women e ho grande voglia di fare bene e portare a termine nel modo migliore questa stagione con questa desiderata salvezza. A tutto quello che riguarderà il futuro, ci penseremo dopo.
Comunque vada, quello che mi interessa è lasciare un buon ricordo o continuare a tracciare la strada che sto e stiamo percorrendo tutti insieme.

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Il Chievo Women investe sul futuro. Parola a Gianluca Sgreva, Responsabile del Settore Giovanile

Il Chievo Women investe sul futuro. Parola a Gianluca Sgreva, Responsabile del Settore Giovanile

È un serbatoio da cui attingere per sfornare talenti pronti al salto in prima squadra. È un percorso che serve a formare il carattere delle ragazze più giovani. È un mezzo per creare amicizia, per fare gruppo e per fare innamorare le più giovani al calcio. È questa la descrizione del settore giovanile con, ovviamente, tutti i suoi pregi e difetti. Il Chievo Women, da questo punto di vista, è una delle società all’avanguardia, visto che già da moltissimi anni punta con forza su di esso, ritenendolo un qualcosa di fondamentale sia per il presente che per il futuro. Già i primi frutti sono stati colti nel corso degli anni, con tante giovanissime lanciate nel calcio che conta. Ma non ci si ferma qui, perché il bello deve ancora venire.

Uno dei dirigenti che nel corso degli anni ha contribuito a far crescere questo progetto è Gianluca Sgreva, che occupa il ruolo di “Responsabile del settore giovanile“. Un compito importante, pieno di responsabilità, accettato dallo stesso con grande voglia e umiltà, con la consapevolezza della valenza che le giovanili hanno nell’ottica di una crescita esponenziale del movimento.

Ciao Gianluca, intanto ti chiedo da quanti anni sei al Chievo Women e quale è il tuo ruolo nella società?

Salve, è già da tre anni che sono all’interno della società, occupando il ruolo di “Responsabile del settore giovanile”.

Come nasce la tua passione per il settore giovanile?

Nasce sopratutto dalle emozioni e soddisfazioni che mi fa provare, visto che vedere le ragazze, le bambine approciarsi a questo sport è una gioia immensa. Sapere di farne parte, vederle crescere e riuscire ad insegnare qualcosa, ovviamente calcisticamente parlando, mi riempie di orgoglio ed è una gradissima soddisfazione.

A livello societario come è stato impostato il lavoro? Quante e quali sono tutte le squadre giovanili?

Il lavoro che ci siamo prefissati consiste nel formare delle calciatrici pronte per entrare in Prima Squadra. Le squadre giovanili sono sei: Primavera, Under 17, Under 15, Esordienti, Pulcine e Primi Calci.

Questa annata particolare è stata condizionata dal COVID-19, che ha sconvolto la vita di tutti. Come è cambiato il lavoro, soprattutto in relazione ai diversi protocolli che nel corso della stagione si sono succeduti?

Purtroppo, il COVID – 19 ha condizionato e sta condizionando molto. Ci siamo dovuti adattare a tutte le varie regole imposte dai vari organi, in quanto come settore giovanile dobbiamo confrontarci con realtà diverse, come la FIGC, la LND (Lega Nazionale Dilettanti) ed il SGS (Settore Giovanile Scolastico).
Abbiamo cercato di dare una continuità alle ragazze e alle famiglie e, grazie anche all’importante ausilio degli allenamenti online, si è cercato di sviluppare il lavoro con degli esercizi che rispettano i vari protocolli.

Tanti allenamenti sono stati svolti in modalità online, sopratutto per le giocatrici che vivono in Lombardia. Quali sono state tutte le difficoltà che avete riscontrato? Come cambiato l’approccio, soprattutto a livello umano con le ragazze?

La nostra difficoltà principale è stata quella di capire come far svolgere l’allenamento online e per questo devo fare i complimenti a tutto lo staff tecnico per l’impegno che ha profuso in maniera costante e continuativa.
A livello umano è invece mancata la complicità che si crea negli spogliatoi e negli allenamenti, visto che si “perdono” le sfide che si creano in campo e vengono meno tutte quelle situazioni normali che ci sono in ogni gruppo che lavora assieme.

Il 28 febbraio riparte finalmente il campionato Primavera. Quali sono le tue sensazioni?

La prima è ovviamente di GIOIA….. Finalmente si ritorna a giocare, con la speranza che questo possa essere solo l’inizio in vista di una ripresa generale. Abbiamo tutti tanto bisogno di tornare alla normalità, cercando di pensare solo al calcio e all’organizzazione delle partite e delle trasferte.

Abbiamo visto che, fino ad ora, le giovanili hanno sfornato i primi talenti che fanno stabilmente parte della prima squadra, ovvero Myriam Magalini e Camilla Ronca. È un segno che la direzione intrapresa è quella giusta?

La direzione deve essere questa e loro sono solamente le ultime di tante altre ragazze che compongono la nostra Prima Squadra.

Quali sono secondo te gli altri prospetti che a breve potrebbero farsi notare?

Da responsabile del settore giovanile il mio compito è cercare di portare tutte le giocatrici ad avere possibilità di entrare in Prima Squadra, Fare dei nomi in questo momento non è giusto, anche perché dovrei fare l’elenco di tutte le nostre ragazze e anche di quelle che fanno parte delle società affiliate con noi. Però posso dire che ci sono prospetti interessanti da valutare nel momento giusto e non dobbiamo forzare la mano, ma dobbiamo dare loro il tempo che serve per essere pronte.

Quali sono adesso, anche considerando questa difficile annata, le prospettive per il futuro?

Fare previsioni ora risulta difficile, anche perché tutto dipende dalla situazione sanitaria che si verrà a creare. Purtroppo, abbiamo già visto lo scorso anno che questo difficile momento porta le ragazze a staccarsi dallo sport. La mia speranza è di poter tornare prima della fine stagione a poter organizzare o partecipare ad eventi che possano riportare la passione per il calcio giocato.
Approfitto anche di questo spazio per ringraziare le persone che collaborano con me affinché il nostro settore giovanile possa migliorare sempre di più. Si tratta di Loris Lubiato, nel ruolo responsabile dirigenti e Luca Araldi nel compito di responsabile organizzativo. Inoltre, un sincero grazie va anche a Luca Gatti, presidente dell’Accademia Bergamo (società affiliata a noi) per la sua grande professionalità e la sua disponibilità nel collaborare con il Chievo Women.

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Carraro annuncia lo stop: “Fatico a realizzarlo, ma sono costetta a fermarmi”- (VIDEO)

Carraro annuncia lo stop: “Fatico a realizzarlo, ma sono costetta a fermarmi”- (VIDEO)

Una perdita importante per la squadra clivense, che dovrà rinunciare a una delle giocatrici più importanti della storia recente del club.
Silvia Carraro, infatti, ha deciso di interrompere il rapporto sportivo con il ChievoVerona Women e di non proseguire con il calcio giocato almeno fino alla fine di questa stagione.
La calciatrice, faro della mediana gialloblù, ha scelto di fermarsi dopo più di diciassette anni vissuti sempre da protagonista.

Una carriera cominciata il 22 marzo 2003, quando a 15 anni non ancora compiuti bagnò il debutto col Foroni Verona in Coppa Italia con un gol, e che le ha regalato anche la gioia di uno Scudetto e una Supercoppa italiana, sempre con la maglia della compagine veronese.
Dopo un lungo viaggio che ha portato la numero 8 ad esprimere la sua passione e il suo talento sui campi lombardi, toscani e trentini, nel 2017 era tornata nel veronese per vestire la maglia della società con sede a Mozzecane.
Un’esperienza bellissima, inaugurata dalla splendida cavalcata che ha permesso alle ragazze gialloblù di guadagnarsi la cadetteria e che dopo tre anni e mezzo Silvia è costretta a interrompere, come spiega lei stessa, non senza rammarico ed emozione, nella video-intervista rilasciata ai nostri canali ufficiali:

 

L’ultimo dei 10 gol gialloblù da Silvia Carraro, realizzato in occasione della gara di Coppa Italia contro il Ravenna:

 

IN BOCCA AL LUPO SILVIA, CI MANCHERAI!

 

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Salgarollo: “Fiducia nelle ragazze, non siamo inferiori a nessuno. Vi racconto il mio primo incontro con Nicolato…”

Salgarollo: “Fiducia nelle ragazze, non siamo inferiori a nessuno. Vi racconto il mio primo incontro con Nicolato…”

È il motore del ChievoVerona Women, la persona che mette benzina sulle gambe delle ragazze gialloblù utile per sfrecciare sulle corsie o per non rinunciare neanche a uno scatto, per non mollare neanche un centimetro fino al 90′.
Guida le ragazze verso la fatica in ogni allenamento, quel sudore che però è essenziale per raggiungere qualsiasi successo, che può fare la differenza fra una vittoria e una sconfitta.
La sua voce dà ritmo e scandisce ogni corsa, ogni test fisico, ogni esercizio che inaugura tutte le sedute al Bottagisio, ma si sente (e forte) anche nel corso di tutte le gare di questo campionato, purtroppo senza pubblico.
Stiamo parlando di Enrico Salgarollo, preparatore atletico, da tanti anni al servizio del mondo gialloblù e membro essenziale dello staff tecnico agli ordini di mister Dalla Pozza. Ma per tutti, da queste parti, è più semplicemente “Il Prof”.

Di seguito la seconda parte dell’intervista rilasciata ai nostri canali ufficiali.

(Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista al nostro Preparatore Atletico!)

Questo è il tuo 13° anno al Chievo, dove ormai sei di casa. Come sei entrato a far parte di questo mondo e quali ruoli hai ricoperto in questo lungo percorso? Cosa vuol dire per te questa società e quali esperienze sono state fondamentali per la tua crescita professionale?

Questa è una domandona, è una lunga storia, mi viene da sorridere…Ho iniziato per caso in un estate, credo fosse appena finita la terza Liceo, al campo estivo di Villa Guerina a Montorio, storica location dei camp cittadini. Avevano bisogno di una mano nello staff a causa di un elevato numero di iscritti, così mio padre, ai tempi tra gli organizzatori dei Camp e della Scuola Calcio, mi fece alzare dalla sdraio e mi arruolò in batteria. Sostanzialmente facevo il “porta-cinesini” e davo una mano con l’animazione. Il primo giorno conobbi Mister Paolo Nicolato, allora Mister della Primavera e attuale Ct dell’Under 21 maschile Azzurra, il quale non esitò a mettermi al lavoro. Ricordo come fosse ieri che a fine giornata mi disse in dialetto: “Te torni anca doman era?! Iniziò tutto da li.

Dopo la maturità entrai a Scienze Motorie a Verona e nell’agosto del 2008 iniziai il mio primo anno “ufficiale” con Mister Luca Zaffanella e l’annata 1996. Nel corso degli anni successivi ho preso parte alle attività di Settore Giovanile, Scuola Calcio, Campi Estivi, Chievo Verona International e non ultimo ho visto nascere ChievoVerona for Specials, progetto interamente dedicato ai ragazzi con disabilità cognitive. Mi ritengo fortunato ad aver vissuto degli anni meravigliosi facendo parte di un Settore Giovanile ammirato in tutta Italia, formato da grandi lavoratori, competenti e dall’etica encomiabile; ringrazio tutti coloro che mi hanno insegnato qualcosa, allenatori,  preparatori, responsabili di progetto, giovani calciatori e chiunque abbia voluto il meglio per ChievoVerona. Molti di loro stanno proseguendo le loro strade in altre importanti realtà, raggiungendo eccellenti risultati, li ricordo tutti con piacere.
Negli ultimi tre-quattro anni mi sono dedicato quasi esclusivamente alla Scuola Calcio, spostando il focus sull’importanza educativa dello sport nel rispetto delle esigenze dei più piccoli, mantenendo comunque un’impostazione orientata alla programmazione ed alla ricerca della qualità dell’insegnamento, cosa che a mio avviso, dovrebbe sempre corrispondere al nome ChievoVerona.
Il Chievo per me è casa, e sono grato delle opportunità che mi sono state date permettendomi di lavorare ed imparare, completando ed arricchendo il mio percorso di studi universitari.

Come hai ricordato anche tu, nei tuoi trascorsi sportivi hai avuto modo di seguire da vicino anche il lavoro dell’attuale ct dell’U21 Nicolato, a cui sei legato anche da un rapporto di stima e amicizia. Cosa ha rappresentato per te e cosa ti ha lasciato quella esperienza?

Beh, avere la stima e l’amicizia di una persona come Mister Nicolato è un onore. Mi ha sempre colpito la sua semplicità e positività, ma al tempo stesso la capacità di guidare il gruppo da vero leader…Magnetico quando c’era da mettersi al lavoro. Cercavo spesso di vedere qualche suo allenamento, ancora quando il Bottagisio non era la magnifica struttura che conosciamo oggi, così come le partite a Caselle di Sommacampagna. Ricordo qualche episodio degli allenamenti, come ad esempio quando si provavano i calci piazzati, magari per allenare la linea difensiva. Mi è capitato di sentirlo dire: “Dai adesso le calcio io, che calcio meglio di tutti!”, scherzando (ride, ndr).

Mister Nicolato è sicuramente un modello da seguire. Rappresentare il punto di arrivo della filiera delle nazionali giovanili credo sia un risultato straordinario per una persona partita non certo dai riflettori della serie A. Il suo percorso parla da solo (vivide ancora le immagini dello storico scudetto Primavera del 2014) e credo che servano più persone come lui per il nostro movimento. L’Italia è un paese di grande tradizione calcistica ma il passato da ricordare non basta; abbiamo bisogno di colmare il gap con le nazioni più avanzate, evitando di forzare i tempi senza però perdere un giorno per programmare e lavorare. I primi risultati tangibili cominciano ad arrivare con le Under Azzurre e questo dev’essere motivo per continuare a credere nel lavoro con positività e lungimiranza. Spero un giorno di poter anche solo percepire la realtà che il Mister sta vivendo in questi anni. Sarebbe un sogno ed una sfida veramente emozionante.

Tornando al Chievo Women, la ripresa delle competizioni inaugurerà un probabile “tour de force” per recuperare le tante gare rinviate. Secondo te la rosa è pronta ad affrontare talvolta anche più di un impegno a settimana? Come cambierà il piano di allenamento? Il recupero fisico passa anche da quello delle energie mentali?

Sicuramente la probabilità di un “Tour de Force” sarà plausibile, ma ci sarà anche per la maggioranza delle altre squadre. Credo che una situazione difficile da inquadrare e imprevedibile come quella imposta dal COVID-19, abbia messo a dura prova non solo l’attendibilità dei programmi di lavoro ma anche la tenuta mentale delle numerose ragazze che conciliano una professione lavorativa al calcio giocato. Le sedute di allenamento si adatteranno gioco forza agli impegni di gara cercando di fornire stimoli sempre allenanti e quantificabili per facilitarne il monitoraggio.
Ho assoluta fiducia nelle ragazze, la squadra è forte in ogni reparto ed è completa in tutti e 22 gli elementi. La Società ha fatto un ottimo lavoro.
Abbiamo incontrato alcune delle squadre date per favorite alla vigilia e possiamo tranquillamente dire di non essere inferiori a nessuno da nessun punto di vista, anzi, analizzando i numeri e per quanto visto in campo, abbiamo raccolto poco per quanto prodotto.
Il campionato è molto equilibrato e, come sottolinei giustamente, le energie mentali sono importanti. Si lavora per far sì che le ragazze aumentino costantemente la percezione delle proprie competenze e, con essa, la voglia di incidere e di essere protagoniste in ogni appuntamento della stagione. Creare una mentalità forte e condivisa allontana la facile consolazione nell’alibi, rimedio ahimè tanto dannoso quanto diffuso.

Quali sono i tuoi prossimi progetti professionali? Ci sarà ancora il calcio femminile nel tuo futuro?

Al momento, oltre al lavoro con ChievoVerona Women, sto insegnando Scienze Motorie in una scuola di Verona (medie e superiori). È un lavoro che da sempre ho cercato, che amo e che mi dà ogni giorno grandissime soddisfazioni; vedere gli alunni crescere e cercare di studiare le strategie per essere significativi per il loro processo di crescita, mi riempie di responsabilità ed orgoglio.
Nel calcio dal punto di vista formativo e didattico ho investito tanto; sono consapevole che non si smette mai di imparare e, proprio per questo, voglio continuare a formarmi per conoscere e vivere sempre di più questo mondo. Non mi pongo nessun limite, lavorando sodo e continuando a sognare credo si possano raggiungere traguardi inizialmente impensabili.
Per ora la dimensione del calcio femminile mi piace; penso a mettermi a disposizione della Società che mi ha dato fiducia, dando il massimo della professionalità. Le sfide mi piacciono e credo che in un mondo in espansione come questo ce ne siano parecchie a cominciare dai settori giovanili, dalla cultura sportiva, dalla formazione di nuovi tecnici e dai centri per lo sviluppo territoriale. Credo che nel mio futuro ci sarà ancora tanto calcio. Femminile? Certo, perché no!?

Clicca qui per leggere la prima parte dell’intervista al nostro Preparatore Atletico!

 

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Parola al Prof! Due chiacchiere con Enrico Salgarollo, preparatore atletico gialloblù

Parola al Prof! Due chiacchiere con Enrico Salgarollo, preparatore atletico gialloblù

È il motore del ChievoVerona Women, la persona che mette benzina sulle gambe delle ragazze gialloblù utile per sfrecciare sulle corsie o per non rinunciare neanche a uno scatto, per non mollare neanche un centimetro fino al 90′.
Guida le ragazze verso la fatica in ogni allenamento, quel sudore che però è essenziale per raggiungere qualsiasi successo, che può fare la differenza fra una vittoria e una sconfitta.
La sua voce dà ritmo e scandisce ogni corsa, ogni test fisico, ogni esercizio che inaugura tutte le sedute al Bottagisio, ma si sente (e forte) anche nel corso di tutte le gare di questo campionato, purtroppo senza pubblico.
Stiamo parlando di Enrico Salgarollo, preparatore atletico, da tanti anni al servizio del mondo gialloblù e membro essenziale dello staff tecnico agli ordini di mister Dalla Pozza. Ma per tutti, da queste parti, è più semplicemente “Il Prof”.

 

Ciao Enrico. Tutti in squadra ti chiamano “Il Prof”. Ci spieghi perché?

È un modo per chiamare generalmente il preparatore fisico che si usa da sempre nel mondo dello sport e quindi anche nel mondo del calcio. Teoricamente dovrebbe differenziare dal Mister e dal vice Mister, sennò ci giriamo in 3-4 ogni volta che ci chiamano (ride, ndr). Dai, diciamo che “il Prof” nell’immaginario collettivo è quello che dovrebbe aver intrapreso un percorso di studi scientifici ed esperienze accademiche necessarie per svolgere al meglio il proprio compito.

La gara di qualche giorno fa con l’Empoli, a un mese di distanza dall’ultima partita disputata e con diverse giocatrici assenti, probabilmente non è stata l’occasione ideale per giudicare la condizione. Come sta la squadra fisicamente? Durante l’isolamento domiciliare le ragazze hanno continuato ad allenarsi in qualche modo?

Tutto sommato possiamo dire di sì! Chiaramente bisogna tenere in considerazione che il momento in cui ci siamo fermate è stato forse il peggiore possibile. Sono state organizzate schede di lavoro differenziate per le atlete costrette all’isolamento fiduciario e per quelle che invece sono risultate positive. Chiaramente l’esposizione prolungata a un contesto diverso da quello del campo non stimola a dovere, soprattutto dal punto di vista condizionale. Devo fare i complimenti alle ragazze per l’impegno e l’etica di lavoro che hanno dimostrato in queste settimane. 

Come è cambiata la metodologia di lavoro alla ripresa degli allenamenti di gruppo dopo tre settimane di stop forzato?

La metodologia non è cambiata, semplicemente abbiamo adattato le sedute cercando di riabituare la squadra allo sforzo per tutta la durata dell’allenamento. Settando il carico di lavoro e prestando particolare attenzione al monitoraggio e alle risposte delle giocatrici, sono convinto che torneremo in condizione quanto prima. Le ragazze che hanno dovuto sospendere di netto l’attività stanno lavorando duramente in questi giorni per colmare il gap con le compagne che hanno invece proseguito anche in isolamento.


Ci sono ovviamente diversità fisiologiche fra calciatrici e calciatori, ma a livello di approccio all’attività non noto nessuna differenza, anzi. Ho trovato ragazze molto motivate, molte fanno sacrifici e chilometri per venire agli allenamenti, hanno un forte desiderio di affermarsi come movimento e professione. E questa è la strada giusta per farlo.

Hai notato delle differenze di condizione atletica fra le ragazze che non hanno mai contratto il Covid e quelle che fino a qualche tempo fa erano positive?

Sì, come dicevo, le giocatrici che sono risultate positive, presentando sintomi per più giorni consecutivi, hanno ripreso con qualche difficoltà in più come era logico aspettarsi. In generale credo che nei prossimi dieci giorni avremo per lo più reintegrato tutto il gruppo.

Questa è la tua prima esperienza nel calcio femminile, dopo tanti anni con le squadre maschili. Come la valuti fin qui? Ci sono delle differenze nell’approccio, nella tipologia di lavoro o nella modalità di relazione con l’atleta? Cosa cambia nella tua attività di preparazione atletica?

Sì, è la prima esperienza nel calcio femminile per un’intera stagione. Ho già allenato gruppi di calciatrici all’estero grazie al progetto ChievoVerona International in USA, Canada e Australia. La considero in ogni caso un’esperienza nuova per me, che non mi vede comunque cambiare approccio al lavoro, anzi mi motiva a studiare di più per conoscere quanto prima questa nuova dimensione. Sinceramente non noto molte differenze a livello di approccio all’attività, anzi come mi aspettavo, ho trovato le ragazze molto motivate e riconosco in loro un forte desiderio di volersi affermare come movimento e intrinsecamente come professione. Molte fanno grandi sacrifici e chilometri per venire ad allenarsi; credo abbiano le idee chiare, sono molto professionali e questo è il primo passo per non precludersi nessuna possibilità futura.


Sono convinto che torneremo presto in condizione, la squadra nonostante tutto sta bene. Le ragazze hanno lavorato duramente sia durante l’isolamento forzato che alla ripresa degli allenamenti. Posso fare loro solo i complimenti per l’impegno e l’etica del lavoro che hanno dimostrato in questa situazione difficile.

La relazione con le atlete, ma la stessa cosa vale per i colleghi uomini, credo debba essere basata sul rispetto reciproco; ogni membro dello staff dovrebbe venire al campo consapevole che ha la responsabilità per qualche ora al giorno della salute e della performance delle proprie giocatrici. Se lo staff, il preparatore, gli allenatori, scelgono di prendersi questa responsabilità con coscienza e conoscenza, credo che il gruppo squadra non possa che essere collaborativo nel creare un clima ideale al lavoro. A livello di programmazione e metodologia il calcio femminile invita a tenere conto delle diversità fisiologiche tra calciatori e calciatrici, parametri e morfologia che chiaramente differiscono. Questi sono accorgimenti che però non presentano assolutamente un limite sul lato pratico.
Da amante degli sport in generale, mi sono sempre chiesto perché il calcio sia uno dei pochissimi sport di squadra ad abilità aperte a non presentare adattamenti come ad esempio le dimensioni del campo, delle porte, e magari la durata del tempo totale. Potrebbe essere interessante vedere quanto si alzerebbe l’intensità, spingendo quindi ad aumentare la qualità delle giocate e di conseguenza la spettacolarità. È solo un’idea…Per ora ci accontentiamo anche di tornare in campo senza “limitazioni”.

Clicca qui per leggere la seconda parte dell’intervista al nostro Preparatore Atletico!

 

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Caliari vola all’estero. La bandiera gialloblù sventola per l’ultima volta

Caliari vola all’estero. La bandiera gialloblù sventola per l’ultima volta

Domani, contro il Pomigliano, saranno per Giulia Caliari 90 minuti speciali, gli ultimi di questa stagione con la maglia del Chievo Women.
Baluardo della difesa, la numero 3 è diventata nel corso degli anni un vero e proprio simbolo gialloblù, chioccia per le ragazze più giovani e punto di riferimento per tutto il gruppo.
Adesso, però, per la prima volta, le tante sfide sportive che la calciatrice ha affrontato sempre con la consueta passione e determinazione, lasciano il posto a quelle professionali.
Giulia, infatti, dopo aver brillantemente conseguito la Laurea Magistrale in Ingegneria dell’Energia Elettrica solo pochi giorni fa, abbraccerà un’esperienza di lavoro stimolante fuori dall’Italia.
Questo, purtroppo per i suoi tifosi, conciderà anche con la separazione dal ChievoVerona Women.
Per questa stagione sicuramente definitiva, per il futuro chi lo sa. Come dice la stessa giocatrice, potrebbe essere solo un arriverderci…

Ciao Giulia, fra qualche giorno volerai all’estero per una borsa di studio. Di cosa si tratta?

Si tratta dell’Erasmus traineeship, cioè l’Università ti paga una specie di borsa di studio per aiutarti ad entrare nel mondo del lavoro, facendoti fare un’esperienza lavorativa all’estero. Andrò sei mesi in un’azienda irlandese per un tirocinio riguardante cose in cui mi sono laureata.

Domenica giocherai l’ultima partita della stagione con questa maglia. Come ti fa sentire? Come stai vivendo questi ultimi giorni in gialloblù?

Ho iniziato la stagione con la consapevolezza che sarei andata via, ma senza sapere esattamente il momento esatto. Ho sempre cercato di dare il massimo e di impegnarmi come se dovessi stare qui tutto l’anno. E così cercherò di fare domenica, senza lasciarmi condizionare dal fatto che sia l’ultima ma cercando di giocare come se fosse una come tante altre. Ieri ho fatto l’ultimo allenamento, è stato strano perché insieme c’è tanta voglia di partire per questa nuova esperienza e la certezza che tutto questo mi mancherà da morire, le mie compagne in particolare.

Nell’ultimo turno hai fatto una grande prova con il Brescia. L’obiettivo è ripetere prestazione e risultato per salutare in bellezza?

Ovviamente l’obiettivo è ripetersi e chiudere in bellezza come si deve, almeno parto con il sorriso e la consapevolezza di aver dato del mio meglio.


Contro il Brescia siamo tornate ad essere noi. Alle mie compagne auguro di battere il Cittadella al ritorno, salvarsi e fare un buon campionato, perchè quando torno dall’Irlanda voglio festeggiare con loro

Sfiderete il Pomigliano capolista, proprio come lo era il Brescia una settimana fa. Quanto può incidere su questa partita l’ultimo successo e soprattutto la consapevolezza acquisita domenica scorsa, prima di affrontare un avversario forte?

L’ultimo successo è stato fondamentale per il nostro umore e abbiamo preso consapevolezza della nostra forza, siamo tornate ad essere noi in quella partita. Domenica dobbiamo ripeterci. Il Pomigliano arriverà credendo di aver già vinto, ma noi siamo consapevoli di potercela giocare. Il Brescia alla fine non si è dimostrata questa gran squadra, e spero succeda la stessa cosa con il Pomigliano.

Sei uno dei difensori più importanti in rosa, ma lasci una retroguardia che fra giocatrici esperte e giovani promesse fa ben sperare. Chi può essere la tua erede secondo te?

La mia erede in fascia come terzino sinistro Chiara Mele, oppure come centrale di difesa Alexandra Tunoaia con la quale ho fatto coppia nell’ultima partita in mezzo alla difesa. Sono entrambe giovani ed entrambe con un buon talento da far emergere.

Interrompi il rapporto con questo club per la prima volta dopo ben 17 anni trascorsi ininterrottamente in gialloblù. Ma è un addio o è solo un arrivederci?

La mia intenzione è quella di tornare dopo questa esperienza e quindi direi che è solo un arrivederci. Dipende molto da come mi troverò là e da che lavoro riesco a trovare successivamente. Non escludo che potrei mettere da parte la carriera sportiva per entrare nel mondo del lavoro, ma per il momento non ci voglio ancora pensare.


La mia erede come terzino sinistro è Chiara Mele, mentre come centrale difensivo Alexandra Tunoaia. Come vivo questi ultimi giorni? Entusiasmo per la partenza, ma anche la certezza che tutto questo mi mancherà tutto da morire

Vuoi salutare i tifosi gialloblù o qualcuno in particolare? Cosa auguri alla squadra in questa stagione?

Saluto tutta la società, staff, compagne e le persone che ci seguono. In particolare alle mie compagne auguro il meglio e di divertirsi sempre. Auguro di battere il Cittadella al ritorno e di farsi valere con qualsiasi squadra. Spero si salvino al più presto e che facciano un buon campionato perché a maggio, quando torno, voglio che ci sia una grande festa di fine anno (Covid permettendo…).

Più di diciassette anni trascorsi con questo club…

Più di nove anni con la Prima squadra…

Più delle 167 presenze con questa maglia, quasi 168…

Più del tuo esordio contro la Juve ad appena 16 anni…

Più del campionato vinto, più delle sette salvezze consecutive in B…

Più di tutti i contrasti, recuperi e discese sulla fascia sinistra…

Più della passione che mostri anche in allenamento, della grinta che metti su ogni pallone…

Più della tua inesauribile energia…

Più del modo in cui hai difeso la nostra porta e la nostra maglia…

Più di tutto…

C’è l’amore che hai dimostrato per questi colori. Ci sono le pagine che hai scritto (e speriamo continuerai a scrivere) per questo club.

Grazie Giulia!

Da parte di tutto il mondo gialloblù, buon viaggio e in bocca al lupo, “The wall”.

 

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