In vent’anni, per i colori gialloblù, ha fatto tutto. Dall’allenatore di prima squadra, e giovanili, al segretario, dal direttore sportivo al magazziniere, dal dirigente al giardiniere. «Sono sempre stato l’anima del club e quindi sempre a disposizione, dovunque ci fosse bisogno». Mentre da questa stagione, per la prima volta, «anche se solo in senso figurativo», siede dietro la scrivania del presidente. «È un’emozione e un piacere ricoprire un ruolo così importante, in particolare proprio in occasione del ventennale della società». La Fortitudo è una sua creatura. Giuseppe Boni l’aveva fondata nel 1997, «per pura e autentica passione». E ritrovarsi, oggi, ad essere il massimo dirigente lo riempie d’orgoglio: «La nuova esperienza sta andando bene ma non è facile: ci sono tanti aspetti da imparare e so di dover migliorare ancora».

«HO MANTENUTO LA PAROLA».  Nel tempo, Boni l’aveva ripetuto in più occasioni: «Ho troppe cose a cui star dietro, ma quando andrò in pensione, e se la dirigenza sarà d’accordo, diventerò presidente». Detto, fatto. «Ho smesso di lavorare l’1 agosto (2016, ndr) e, di comune accordo con il resto della società, ho deciso di accettare l’incarico, succedendo, in ordine, a Italo Martinelli, Alessio Pecchini e ad Alberto Facincani – conferma Boni -. Ho mantenuto la parola, esattamente nello stile Fortitudo: se diciamo o promettiamo qualcosa, ci impegniamo a rispettare gli impegni. Da noi contano di più i fatti che le parole, e questo è un valore che contraddistingue la Fortitudo».

PIÙ RESPONSABILITÀ.  Essere presidente ti cambia prospettive e visione d’insieme. «Ora sento maggiore responsabilità rispetto al passato, sotto tutti i punti di vista, specialmente a livello economico: ho l’obbligo di prevenire, di stare attento a tutto, e se qualcosa non funziona devo intervenire, e magari impormi, per il bene del club». Ma com’è Giuseppe Boni presidente? «Di base, sono una persona tranquilla – spiega -. Quando alleno le bambine della nostra categoria pulcine e, in generale, da tecnico, sono un motivatore e un trascinatore, mentre qui occorre avere più equilibrio e risultare meno focoso ed effervescente».

FORTITUDO GIOVANISSIMA.  L’età media della prima squadra è di 19,9 anni. La Fortitudo è infatti una delle formazioni più giovani non solo del girone C, bensì dell’intera serie B. «Valorizzare le nuove generazioni fa parte del dna gialloblù – precisa il presidente -. Nelle ultime stagioni, però, anche in concomitanza dell’arrivo del direttore sportivo Luciano Mecenero, abbiamo scelto di puntare con forza e investire tante energie sulla linea verde, per permettere alle nostre giovani di crescere, dando loro fiducia, e per ridurre chiaramente i costi». Non a caso, nel campionato 2016/17 il tecnico Fabiana Comin ha fatto debuttare nel torneo cadetto ben sei atlete: Alice Martani (classe 1996), Valeria Dal Molin (1999), Elisa Fasoli (1998), Mia Zorzi (1998), Letizia Malvezzi (2001) ed Alessandra Zangari (1998). «Chi più chi meno, si stanno comportando bene: mi auguro che tutte al più presto si esprimano al massimo delle loro potenzialità e che diano sempre il massimo possibile perchè non c’è cosa peggiore che vedere le ragazze delle proprie squadre svogliate o demotivate durante le partite – osserva Boni -. Vantaggi e svantaggi della giovane età? In alcune circostanze l’inesperienza e l’ingenuità ci penalizzano, ma un gruppo così può, anzi, deve migliorare nel tempo e compiere passi costanti in avanti».

GIALLOBLÙ DOC.  Il vivaio, insomma, «è un vero marchio di fabbrica» della Fortitudo. Basti pensare che la rosa a disposizione di Comin conta tra le propria fila sei ragazze che giocano a Mozzecane fin dai primi calci e che da anni militano nella formazione di punta dopo aver militato in tutte le categorie giovanili gialloblù: Zoe Caneo, Francesca Salaorni, Rachele Peretti, Giulia Caliari, Alessia Pecchini e Vanessa Venturini. Inoltre, se prendiamo in considerazione pure Chiara De Vincenzi e Letizia Malvezzi, cresciute nella Primavera di casa, le calciatrici provenienti dal vivaio sono otto. «Questa è la soddisfazione più bella: vedere in prima squadra atlete formate e tirate su da noi non ha prezzo – confessa Boni -. Finalmente, stiamo tornando ad avere una Primavera e una categoria esordienti qualitativamente interessanti, le quali ricordano un po’ le compagini giovanili di sei-sette anni fa che formarono poi la rosa che conquistò la promozione in serie A (nel 2011/12, ndr). Ecco, l’aspirazione di rivedere, un domani, la massima serie non è morta né abbandonata».

MOZZECANE IN CRESCITA.  Alla 17ª partita di campionato (disputata), la Fortitudo occupa l’ottavo posto in graduatoria, a pari merito con l’Azalee. E, dopo quattro giornate del girone di ritorno, Salaorni e compagne hanno tre punti in più dell’andata. «Il gruppo è unito e in crescita – sottolinea il presidente -. Tra l’altro, grazie ad alcuni ritocchi tattici apportati di recente dall’allenatore, la squadra sembra più quadrata e solida. La classifica? Abbiamo le potenzialità per terminare il campionato in una posizione superiore: raggiungere il quinto o sesto posto sarebbe un buon traguardo. L’importante, però, è scendere in campo sempre con motivazione, grinta, determinazione, lucidità e voglia di giocare a calcio. La gara più bella e quella più brutta? Il successo sull’Unterland Damen (0-3, ndr) mi ha entusiasmato e lo considero, finora, il nostro migliore match, mentre la sfida di novembre contro l’Orobica è stata molto deludente e ci ha condannati meritatamente alla sconfitta (3-0, ndr)».

OTTO PAREGGI.  Nessuno in serie B pareggia quanto la Fortitudo. Le gialloblù soffrono di «pareggite» dall’inizio del torneo e il segno «x» in schedina, totalizzato otto volte, rappresenta una costante del cammino del Mozzecane. «In un certo senso, questo dato è positivo perché significa che non perdiamo spesso e che il girone C è abbastanza equilibrato – afferma Boni -. Tuttavia, nell’era dei tre punti il pareggio si avvicina di più a un k.o. che a una vittoria: la giovane età incide parecchio sull’andamento delle prestazioni, ed è vero che in alcune partite siamo state brave a rimontare lo svantaggio, ma in futuro dobbiamo cercare di ottenere meno pari e più successi. Magari osando maggiormente davanti».

COOPERATIVA DEL GOL.  Lo score offensivo gialloblù parla di trenta reti realizzate con dodici marcatrici diverse (sei attaccanti, quattro centrocampiste e due difensori). La Fortitudo è difatti una cooperativa del gol: Rachele Peretti guida la speciale graduatoria con sette sigilli, poi troviamo Alice Martani (6), Chiara De Vincenzi (4), Francesca Salaorni, Zoe Caneo, Nana Welbeck e Veronica Brutti (quest’ultima da novembre alla Pro San Bonifacio) a quota 2, e Francesca Rasetti, Mia Zorzi, Valeria Dal Molin, Alessandra Zangari e Beatrice Piovani a 1. Una curiosità: nella passata stagione, dopo 17 giornate, il Mozzecane aveva siglato 29 reti con 9 calciatrici differenti, però il numero di gol era meno spalmato rispetto ad oggi (15 marcature di Rossella Cavallini, 5 di Piovani, 2 di Caneo e Rasetti, e 1 di Welbeck, Francesca Signori, De Vincenzi, Salaorni e Sarah Cutarelli. «Preferisco la situazione attuale: meno punti di riferimento si danno all’avversario e meglio è – commenta Boni -. In ogni caso, bisognerebbe segnare con più continuità: in zona offensiva occorre avere l’istinto del goleador, sentire la porta, puntare l’avversario e andare al tiro con maggiore convinzione e determinazione».

SALAORNI CAPITANO.  Salaorni capitano gli strappa un elogio sincero. «Complimenti a Francesca: è un esempio e deve rappresentare un modello da seguire, sia per le atlete più mature che per le più giovani – fa notare il presidente -. Sono felice che Salaorni abbia la fascia da capitano al braccio e che alleni pure le nostre esordienti a 9: in carriera ha avuto tanta sfortuna a causa di vari infortuni, ma mi piace lo spirito e l’impegno con cui si comporta e l’attaccamento che dimostra verso la maglia. Francesca avrebbe meritato più soddisfazioni, integrità fisica permettendo, però negli ultimi due anni sta giocando con continuità e bene».

COMIN, TECNICO CARISMATICO.  La Fortitudo di Boni è guidata da Fabiana Comin. Ex portiere di Fiammamonza, Foroni, Milan, Bardolino e della Nazionale italiana, un nome di rilievo per il calcio femminile italiano. «Un buon allenatore, carismatico, che sa il fatto suo e dal carattere forte». In panchina, invece, il tecnico gialloblù conta un’avventura in serie A al Venezia (2010/11), cinque stagioni da viceallenatore dell’Agsm Verona, sempre in A (dal 2011/12 all’estate scorsa), e contemporaneamente l’esperienza da mister della Primavera scaligera dal 2014 al 2016. «Questa è la prima volta che Comin fa il capo allenatore in serie B e apprezzo il modo in cui ha in pugno la squadra e che il gruppo la ascolti: mi auguro che, grazie al suo lavoro, le ragazze continuino a crescere da qui alla fine del campionato. Il dialogo tra tecnico e società è importante».

SIGNORI LA GUERRIERA.  Un ritorno atteso un anno intero, con speranza ed emozione. Aver visto di nuovo in campo Francesca Signori, a fine gennaio, dopo la rottura del legamento crociato del ginocchio e 364 giorni di calvario, gli ha fatto venire la pelle d’oca. «Sono contento che Francesca sia rientrata, per di più disputando ottime prestazioni – ammette Boni -. Francesca è un altro modello, un esempio di voglia di giocare, esuberanza, intraprendenza, vivacità ed entusiasmo, capace di trasmettere la propria grinta alle compagne. Quando una formazione è composta da calciatrici con quello spirito, è possibile arrivare veramente lontano».

DARE TUTTO, SEMPRE.  Il presidente lancia un messaggio alla Fortitudo. La riflessione nasce dal desiderio di ammirare ogni settimana i colori gialloblù al top della forma. «Abbiamo una rosa davvero giovane, pertanto è fondamentale che le ragazze scendano sempre in campo con la fame giusta e grandi motivazioni – evidenzia Boni -. Il tempo passa in fretta e occorre dare il massimo adesso, in questo momento, per non avere rimpianti in futuro: anche se sono soddisfatto, sono infatti convinto che il 90% delle nostre atlete possa fare molto di più, perché le potenzialità e le capacità ci sono». E aggiunge: «Dopo vent’anni, e per la prima volta, sento che tira un’aria nuova nel panorama del calcio femminile italiano e per le ragazze che amano veramente tale gioco si possono davvero aprire prospettive diverse: per esempio, avere finalmente l’opportunità di vivere di calcio come una professione. Pertanto, ogni nostra giovane tesserata dovrebbe avere una motivazione molto più forte per crescere e migliorare».

Matteo Sambugaro

Foto: Graziano Zanetti Photography

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