Il pallone è ancora fermo (si riprenderanno gli allenamenti il 18?) ma la voglia di scendere in campo, almeno per riassaporare il profumo dell’erba e sentire il sudore e l’aria scorrere sulla pelle, è tanta. In casa gialloblù a esprimere questo sentimento è Silvia Carraro, mastino delle clivensi che nonostante questo periodo lontano dai campi non ha smesso, come le compagne, di tenersi in forma grazie alle direttive del preparatore atletico e del mister. Con Silvia ci spingiamo un po’ oltre, provando a ipotizzare un possibile ritorno in campo o, malinconicamente, un arrivederci alla prossima stagione.

1. Come stai vivendo questo periodo lontano dai campi?

Per mantenere la condizione mi alleno quotidianamente seguendo il programma che il mister ed il preparatore ci hanno mandato, integrando a volte altri tipi di allenamenti. Personalmente è mancata molto la corsa, speriamo d’ora in avanti di poterla effettuare liberamente rispettando la propria e l’altrui sicurezza.

2. Ti manca l’atmosfera che si respira durante gli allenamenti e le partite?

Sicuramente l’ambiente campo manca così come l’aggregazione col gruppo, le abitudini ed i piccoli rituali che caratterizzano l’approccio alla partita, i momenti di gioia ed amarezza sempre e comunque condivisi. Nonostante siano passati parecchi anni dal primo passo su un campo, sono tutte sensazioni che pur ripetendosi apparentemente allo stesso modo lasciano sempre sensazioni nuove e differenti tra loro.

3. Dal 18 maggio sembra che possano riprendere gli allenamenti anche le squadre di calcio. Pensi sia giunta l’ora di riprendere?

Di getto ti direi che vorrei si riprendesse tra poco; bisogna però essere riflessivi ed obbiettivi, capire cosa comporterebbe riprendere dopo 2 mesi di attività molto differente da quella che comporta il calcio. Prima di questo però c’è l’aspetto sicurezza, per noi è impossibile assicurare periodi di isolamento in ritiro come hanno previsto per la A maschile; il rispetto per la salute dello sportivo, a volte trascurato, va considerato prima di ogni variabile.

4. Per quando riguarda il campionato non si sa ancora se riprenderà. Tra le varie ipotesi, si dice che la stagione possa essere annullata. Visto il cambio di passo che avevano intrapreso dopo un inizio difficile ti dispiacerebbe che andasse vanificato?

Purtroppo credo che questo campionato sarà destinato a terminare così, con molto rammarico; per come ci siamo riprese, per quello che stavamo dimostrando, per il gruppo che abbiamo ritrovato e per quel terzo posto che era ancora raggiungibile. Affidiamoci alle decisioni degli organi competenti e vedremo a breve cosa decideranno.

5. Secondo te, c’è il pericolo che lo sport non torni più quello di prima e che venga privato delle emozioni che porta con sé, come ad esempio abbracciarsi dopo un gol o una vittoria?

Mi sono chiesta diverse volte come d’ora in poi i rapporti verranno condizionati. Con le persone nei luoghi di lavoro, negli spazi comuni, nei ristoranti, nei parchi. Tutti momenti in cui la razionalità prevale rispetto all’istinto; magari vedremo meno strette di mano per strada o meno confidenze con il nostro barista di fiducia. Ma in campo, il campo è un mondo a sé: insieme si vive in una dimensione dove le emozioni, il “sentido spagnolo” hanno la prevalenza. I sacrifici, la fatica, i sorrisi e le delusioni si vivono, in un primo momento, a pieno stomaco. Spero fortemente che nessun distanziamento sociale imposto ci priverá mai di un abbraccio collettivo dopo un gol così come di una mano tesa quando fai fatica ad alzarti da terra.